Venezuela, Papa inascoltato: Maduro accusa Mud di tentato golpe

Appena lasciato Papa Francesco in Vaticano, al quale ha promesso di tentare il dialogo al suo ritorno, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha subito accusato l'opposizione al suo governo chavista (che si definisce "socialismo del 21mo secolo") di preparare un colpo di stato dopo che il Parlamento, nel quale l'opposizione è larga maggioranza, ha votato a favore dell'avvio di un processo di destituzione. Iniziativa che segue sia il tentativo ostacolato da Maduro di poter indire il "Referendum revocatorio", sia l'iniziativa del presidente venezuelano di bypassare l'Assemblea nazionale a partire dal bilancio
All'indomani dell'appello al dialogo lanciato dal Vaticano, la crisi politica continua a essere virulenta nel paese sudamericano, in piena crisi economica, politica e sociale.
Parlando a Caracas di fronte a migliaia di sostenitori, Maduro ha annunciato che riunirà oggi "alle 11 (17 in Italia) un consiglio di difesa nazionale, affinché tutti i poteri pubblici possano valutare il putsch parlamentare dell'Assemblea nazionale".
L'opposizione, dal canto suo, ha fatto appello per grandi manifestazioni che chiedano le dimissioni del presidente, eletto in maniera contestata nel 2013, il cui mandato si chiude nel 2019.
I deputati hanno deciso "l'apertura di una procedura contro Maduro" per esaminare la sua "responsabilità penale, politica e il fatto che abbia mancato i suoi doveri", secondo la risoluzione. Inoltre, il parlamento - che Maduro non riconosce più e che il Tribunale supremo di giustizia ha dichiarato nulle tutte le sue iniziative legislative perché conta nei suoi ranghi tre deputati sospettati di frode - ha convocato per martedì prossimo il capo di stato affinché "si sottopnga al voto del popolo".
Il valore di questo voto non è chiaro, visto che il Tribunale supremo (altro organo come il Consiglio nazionale elettorale, condizionato dal Governo) ha bloccato di fatto il parlamento non più chavista mettendo fine a 17 anni di egemonia chavista. Secondo i giuristi il processo di destituzione non esiste nella normativa venezuelana, ma esiste invece quello di messa in stato d'accusa per aver mancato ai propri doveri.
Maduro lunedì sera aveva fatto una visita a sorpresa a Roma per incontrare il Papa e a Lisbona (Portogallo) per vedere il futuro segretario generale dell'Onu Antonio Guterres (nella foto a destra), che è stato premier socialista del suo Paese e presidente dell'Internazionale socialista. Organismo di cui il Psuv di Maduro non fa parte mentre ne fanno parte due partiti di opposizione in Venezuela: Voluntad Popular del leader detenuto Leopoldo Lopez e Accion Democrata del presidente del parlamento Henry Ramos Allup (nella foto d'apertura a inizio legislatura con Maduro).

Tutti i tentativi di mediazione, sia quello della Chiesa sia quello di altri leader socialisti come l'ex premier spagnolo José Zapatero, sono falliti, perché quello fra chavisti e oppositori è un dialogo fra sordi in un Paese sfinito, in default, entrato nella miseria nonostante la sua enorme produzione di petrolio. Le elezioni presidenziali del 2019 sono lontane e il Referendum per destituire Maduro non si farà nel 2016 e, quindi, sarà inefficace se si dovesse celebrare nel 2017, perché il Presidente sarebbe solo sostituito dal suo vice e, quindi, il potere rimarrebbe in mano al Psuv. Nel frattempo la crisi e la mancanza di cibo e medicine poterà il Paese a un punto di non ritorno e a quel punto il golpe lo potrebbero fare i militari.  

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