Venezuela, Papa riceve a sorpresa Maduro. Dialogo auspicato ma impossibile

Ieri sera Papa Francesco ha ricevuto, in forma privata Nicolas Maduro, presidente del Venezuela. Una visita a sorpresa, privata ma anche "segreta" per evitare che anche a Roma si organizzassero manifestazioni di protesta che Maduro ormai teme in ogni sua uscita. La foto d'apertura si riferisce alla prima visita del presidente venezuelano in Vaticano nel 2013.

"L'incontro - si legge nella nota vaticana - è avvenuto nel quadro della preoccupante situazione di crisi politica, sociale ed economica che il Paese sta attraversando e che si ripercuote pesantemente sulla vita quotidiana dell'intera popolazione. In questo modo, il Papa, che ha a cuore il bene di tutti i venezuelani, ha desiderato continuare a offrire il suo contributo a favore dell'istituzionalità del Paese e di ogni passo che contribuisca a risolvere le questioni aperte e creare maggiore fiducia tra le parti". Il pontefice sudamericano "ha invitato poi a intraprendere con coraggio la via del dialogo sincero e costruttivo, per alleviare le sofferenze della gente, dei poveri in primo luogo, e promuovere un clima di rinnovata coesione sociale, che permetta di guardare con speranza al futuro della Nazione" sudamericana, in forte crisi economica, politica e sociale.

Nel giugno del 2015 Maduro annullò all'ultimo un'attesa udienza da Jorge Mario Bergoglio perché, disse, colpito da improvvisa otite. La malattia fu guardata, nel palazzo apostolico, con rispettosa perplessità e a molti, a Roma come a Caracas, sembrò una scusa addotta da un leader già in difficoltà per evitare un confronto, che sarebbe stato senz'altro gentile ma senza sconti, con il carismatico Papa latino-americano. Poco meno di un'anno dopo quella otite diplomatica sembra un ricordo remoto.

Molte cose sono passate nel frattempo. La crisi venezuelana si è aggravata, come ha sottolineato il Vaticano. Al punto che Maduro, nelle scorse settimane, è stato contestato in piazza da una folla inferocita. Nel frattempo la Santa Sede, sempre più, è emersa come un "honest broker" capace di giocare, non da sola, un ruolo di mediazione. Sicuramente per l'alone che circonda Francesco, il primo pontefice latino-americano della storia, capace di sbloccare lo stallo di mezzo secolo tra Cuba e Stati Uniti, molto attento ad altre zone globale di crisi (la Colombia, sempre nella sua America latina, l'Ucraina, la Siria). Ma il coinvolgimento vaticano non riguarda solo Bergoglio. Il segretario di Stato, l'abile cardinale Pietro Parolin, è stato nunzio apostolico in Venezuela e ha non casualmente voluto che a succederlo fosse uno dei più stimati diplomatici vaticani, l'attuale nunzio Aldo Giordano (nella foto a destra col presidente venezuelano a Caracas). Da ultimo, la scorsa settimana, i gesuiti - l'ordine dal quale proviene Bergoglio - hanno eletto superiore un venezuelano, padre Arturo Sosa, grande esperto di storia e politica del suo Paese, tanto che il defunto presidente Hugo Chavez lo teneva in gran considerazione.

Voci di una mediazione vaticana nella crisi venezuelana si sono rincorse nel corso dei mesi, in crescendo. La Santa Sede non s'è mai tirata dietro, ma un vero e proprio tavolo a cui far sedere Governo e opposizioni non è stato mai convocato. Il Papa, nel frattempo, ha scritto per ben due volte a Maduro, da ultimo a settembre scorso, per chiedergli di fare uno sforzo per superare lo scontro politico. Dopo l'udienza non preannunciata che il Papa ha concesso a Maduro, si è riacceso il dibattito nel Paese sudamericano sulla possibilità di un incontro tra Governo e opposizione. Il nunzio apostolico in Argentina, Emil Paul Tscherrig, inviato in questi giorni a Caracas, aveva reso noto, ieri sera, che Governo e opposizioni stavano lavorando ad una riunione di "dialogo nazionale" da tenere il 30 ottobre nell'isola Margarita a nord del Paese.

Un'apertura subito smentita dal leader dell'opposizione Henrique Capirles, sconfitto per un pugno di voti alle ultime presidenziali contro Maduro, a cui non ha riconosciuto la vittoria. "Quale dialogo? In Venezuela nessun dialogo è iniziato". Anche il deputato Luis Florido del partito Voluntad Popular, fondato da Leopoldo Lopez, attualmente in carcere (nella foto è a sinistra con Capriles, prima dell'arresto nel 2014), ha contestato l'idea che un dialogo nazionale sia iniziato. La crisi economica è forte in Venezuela e si accompagna ad una alta tensione politica, tanto più dopo che, nei giorni scorsi, il Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha sospeso la raccolta delle firme per il referendum sulla destituzione di Maduro previsto dalla Costituzione. Referendum per il quale s'erano già raccolte molto più firme di quelle necessarie ma il Cne, che dovrebbe essere super partes, rema contro, a favore del chavismo.

Peraltro, proprio ieri a Caracas è avvenuto un altro fatto senza precedenti: l'invasione del Parlamento - in mano per due terzi all'opposizione al governo chavista - da parte dei sostenitori di Maduro. L'Unione interparlamentare (Uip), organizzazione internazionale con sede a Ginevra (Svizzera), s'è rammaricata del grave episodio: "Non è il ruolo dei cittadini invadere il parlamento - ha dichiarato il camerunese Martin Chungong, segretario generale dell'Uip - La situazione del Venezuela è molto polarizzata, col governo da una parte e il parlamento dall'altra", anche se pure Chungong ha indicato "la necessità di un dialogo tra le due parti".

Un dialogo, quello di nuovo auspicato dal Vaticano, in realtà impossibile: la distanza fra il chavismo, ormai alla frutta ma fortemente legato alle poltrone del potere, e l'opposizione che è resa sterile nella sua azione politica e istituzionale persino nel parlamento conquistato, è incolmabile. In un paese democratico e serio un presidente si sarebbe dimesso già da tempo, anche per evitare di fare una brutta fine, come è accaduto a tanti dittatori e aspiranti tali.

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