Venezuela, Cne esclude referendum contro Maduro nel 2016 e alza asticella

Il Psuv chavista governerà fino al 2019. Il Cne, l'autorità elettorale del Venezuela, ha, infatti, escluso che il "referendum revocatorio" per interrompere il mandato del presidente Nicolas Maduro si possa celebrare quest'anno. Un duro colpo agli sforzi dell'opposizione per destituirlo, nonostante la massiccia raccolta delle firme, di gran lunga superiore a quelle necessarie. Per innescare nuove elezioni, il referendum previsto dalla Costituzione deve essere indetto entro il 10 gennaio 2017. Dopo questa data, con la quasi certa vittoria delle opposizioni, in caso di destituzione sarebbe il vicepresidente di Maduro a completare il mandato, che scade nel 2019 e che rimarrebbe così in mano dei chavisti.
"L'evento si potrebbe svolgere a metà del primo quadrimestre del 2017", ha annunciato il Cne, accusato di essere filo-chavista (nell'eloquente foto, Maduro abbraccia la presidente del Cne Tibisay Lucena) così come tutti gli organi dello Stato che dovrebbero essere imparziale (magistratura compresa). Infatti, visto l'alto numero di firme raccolte, considerata la grave crisi economica e sociale del Paese e pure il risultato delle elezioni parlamentari di dicembre scorso, quando le opposizioni vinsero con due terzi dei voti, un paese democratico avrebbe celebrato di corsa una consultazione popolare per destituire un presidente dimostratosi incapace di risolvere gli enormi problemi di un Venezuela. Un Paese dove - nonostante sia uno dei più grandi produttori di petrolio al mondo - non si trovano più né cibo nei supermercati né medicine nelle farmacie e le fabbriche chiudono non per crisi ma per mancanza di materie prime reperibili solo all'estero e quindi da pagare in dollari che non si trovano quasi più. L'inflazione è al 700% e il bolivares, la moneta nazionale, è ormai quasi carta straccia.

La Cne ha inoltre imposto ai promotori del referendum un’ulteriore raccolta di firme: quattro milioni in tre giorni, dal 26 al 28 ottobre. Ovvero un elettore su cinque. Ma non basta. Perché l’iter sia valido, la soglia del 20% delle firme dovrà essere raggiunta in ogni Stato del Venezuela.

 

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