Filippine, Duterte chiede proroga per uccidere tutti i narcos della droga

Non è stato possibile "ammazzare tutti" i narcotrafficanti, quindi è necessaria una proroga. Il presidente "giustiziere" filippino Rodrigo Duterte ha chiesto oggi un allungamento di sei mesi della sua guerra alla droga, che ha provocato già migliaia di morti molte di quali in esecuzioni sommarie da parte delle forze dell'ordine, prendendo atto di non essere ancora riuscito a raggiungere gli obiettivi che si era prefissato.
"Non avevo capito quanto grave e seria fosse la minaccia in questa repubblica, prima di diventare presidente", ha affermato Duterte, i cui metodi spicci sono stati condannati dalla Comunità internazionale e dalle organizzazioni non governative, parlando ieri sera nella sua città di Davao, che ha governato con lo stesso piglio per molti anni da sindaco. Per questo motivo, ha spiegato il leader filippino - che nei giorni scorsi ha attaccato il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon ("un matto") e il presidente Usa Barack Obama (che ha definito un "figlio di puttana" così come Papa Francesco, salvo poi scusarsi con entrambi) - "una piccola estensione di forse altri sei mesi" sarà necessaria per terminare la missione. "Anche se volevo, non ho potuto ucciderli tutti, perché l'ultimo rapporto è ancora spesso", ha continuato, facendo riferimento al rapporto di polizia che contiene la lista delle persone - tra le quali anche alte autorità - coinvolte nel traffico di droga.

La polizia sostiene di aver ucciso 1105 persone sospettate di traffico di droga. Altri 2035 morti sono stati provocati da aggressori non identificati. Le forze dell'ordine sono ancora lontane dall'obiettivo che si era posto Duterte, di 100mila persone da uccidere nella campagna. Giorni dopo l'elezione, Duterte ha anche offerto delle taglie per chi consegni cadaveri dei trafficanti di droga. 

Intanto, la comunità italo-filippina su Facebook ha protestato contro quanto riportato da molti media internazionali (compreso il nostro giornale) circa l'audizione a una commissione del Senato filippino di Edgar Matobato, ex componente delle squadre della morte di Davao. L'audizione, secondo quanto riporta il giornali filippino "Gma News", è stata persino contestata dal presidente del Senato Aquilino "Koko" Pimentel (nella foto è a sinistra con Duterte), che ha parlato di "tempo sprecato" quello della sua Commissione a sentire Matobato, visto che sono lo stesso Duterte (compagno di partito di Pimentel) e la stessa polizia a rivelare il numero dei morti per mano dello Stato con "giustizia sommaria" per sconfiggere il narcotraffico nel Paese. Matobato aveva, infatti, confessato di aver ucciso tante persone su ordine di Duterte sindaco, il quale aveva pure fatto in passato ammissioni di personale "giustizia-fai-da-te" ma per legittima difesa. 

Duterte - che lotta pure contro il terrorismo islamico nelle Filippine - ha annunciato la liberazione di un cittadino norvegese, tenuto in ostaggio per un anno da militanti islamici, che hanno invece decapitato due canadesi catturati contestualmente a Kjartan Sekkingstad.

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