Venezuela, Maduro: no referendum nel 2016. Italiani in prima linea

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha scartato ogni possibilità che possa essere tenuto entro quest'anno un referendum per revocarlo dal mandato. Se l'opposizione al suo governo - ormai maggioranza in Parlamento e nel Paese - "dovesse riuscire a soddisfare tutte le condizioni richieste, il referendum avrà luogo l'anno prossimo", ha detto Maduro, escludendo in questo modo l'eventualità di nuove elezioni. Un referendum organizzato dopo il 10 gennaio 2017, infatti, comporterebbe, in caso di vittoria, solo la sostituzione di Maduro da parte dell'attuale vicepresidente, fino alla fine del mandato nel 2019. Il capo di stato venezuelano, estremamente impopolare in un Paese in cui la crisi economica ha portato alla fame un larga fetta di popolazione, affronta da diversi mesi un'opposizione parlamentare sempre più agguerrita, che cerca di ottenere le dimissioni anticipate dell'erede del defunto Hugo Chavez.
Tra il 20 e il 24 giugno coloro che hanno firmato in favore del referendum sono chiamati a confermarlo di persona con un'impronta digitale in uno dei 24 seggi regionali del Consiglio nazionale elettorale, situato talvolta molto lontano dai loro domicili. 

L'italo-venezuelano Giuseppe Di Fabio, consigliere comunale di Maneiro (isola di Margarita), che due anni fa fu arrestato e poi liberato grazie anche all'intervento del governo italiano, ha denunciato su Facebook che la sua firma al "referendum revocatorio" non risulta e quindi non potrà convalidarla. "Il Cne dice che la mia firma è invalida, non registrata - denuncia il leader margariteño del partito Voluntad Popular, aderente all'Internazionale socialista ma avverso al Psuv chavista al potere da 17 anni - Nè gli imbrogli nè gli ostacoli c'impediranno di cacciare Maduro e compari. Hanno eliminato la mia firma ma non il mio desiderio di cambiare il Venezuela. Andrò in giro a trovare tutti coloro che hanno firmato per convalidarle". Di Fabio è di origini abruzzesi come un'altra battagliera militante del partito che vede il suo leader nazionale Leopoldo Lopez (sulle magliette) in carcere: si tratta della pescarese Astrid Silvestri (nella foto d'apertura), che vive a Puerto La Cruz, dove è coordinatrice del partito. Donna italiana e coraggiosa come la moglie di Lopez, Lilian Tintori (modenese, nella foto sopra è con Di Fabio e, a destra David Corzo).

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