Obama a Cuba "Embargo finirà". Raul affiancato dal figlio Alejandro "El Tuerto"

All'incontro avuto ieri a L'Avana col presidente americano Barack Obama era presente anche il figlio di Raul Castro, Alejandro Castro Espin (primo a destra nella foto), a rafforzare la sua posizione come candidato favorito a succedere al padre nel 2018, data del suo annunciato ritiro. Potente colonnello del Ministero dell'Interno, 50 anni, Alejandro è l'unico figlio maschio di Raul. E' conosciuto come "El Tuerto" (il guercio): la leggenda dice che Alejandro ha perso un occhio durante la guerra in Angola, anche se lui ha raccontato di aver perso la vista in un incidente avvenuto durante un addestramento. La sua figura è emersa negli ultimi anni a seguito del padre, che spesso sostituisce, anche all'estero. Secondo quanto riporta oggi il quotidiano spagnolo "El Mundo", Alejandro è stato anche un elemento chiave nei negoziati con la Russia di Vladimir PutinUn militare di "potere straordinario" che già fa parte di un "gruppo selezionato di eredi", ha detto Pedro Roig, ricercatore dell'Istituto di Studi cubani e cubano-americani in un rapporto intitolato "La fragile successione".

Molto proficuo l'incontro fra i due presidenti nella storica visita di Obama a Cuba che ha promesso a Castro e in conferenza stampa che "L'embargo finirà. Quando finirà, non posso dirlo con sicurezza. Il percorso andrà avanti oltre la mia amministrazione. La ragione è logica. Quello che abbiamo fatto per 50 anni non è servito agli interessi degli Stati Uniti e nemmeno a quelli dei cubani. Se continui a fare una cosa per 50 anni e non funziona, ha senso provare qualcosa di nuovo" ha spiegato.
Castro è apparso infastidito di fronte alla "novità" di ricevere le domande dei giornalisti, naturalmente più interessati a porle al leader cubano che a quello Usa. Una conferenza in cui Obama, il primo presidente statunitense in visita a Cuba in 88 anni, è apparso molto più amichevole di Castro, che invece non ha rinunciato alla retorica antiamericana: è "inconcepibile" uno Stato che "non assicura a tutti il diritto alla salute, all'istruzione, al cibo, allo sviluppo". Castro ha sottolineato i "risultati concreti" ottenuti "nei 15 mesi passati dalla decisione di riallacciare le relazioni diplomatiche, per esempio "il riavvio di un servizio postale diretto e l'accordo per far ripartire i voli commerciali" tra i due Paesi. Per un vero passo avanti, però, serve la rimozione dell'embargo. 
"Si potrà fare ancora molto se l'embargo sarà eliminato del tutto. Noi riconosciamo l'impegno di Obama contro l'embargo e i suoi appelli al Congresso - ha detto Castro - affinché lo rimuova". L'embargo resta "l'ostacolo più grosso" al nostro sviluppo e la sua rimozione è fondamentale per la normalizzazione dei nostri rapporti, insieme "alla restituzione di Guantanamo, un territorio illegalmente occupato" dagli Stati Uniti. "Ci sono profonde differenze tra i nostri paesi che non spariranno - ha proseguito Castro - visto che abbiamo idee diverse su molti argomenti, come la democrazia, i sistemi politici, i diritti umani, le relazioni internazionali, la pace e la stabilità nel mondo". Castro ha aggiunto di augurarsi "un nuovo tipo di relazione, mai esistita prima d'ora. Distruggere un ponte è facile e rapido, ricostruirlo solidamente è molto più lungo e difficile. Il governo rivoluzionario vuole andare avanti con la normalizzazione delle nostre relazioni, nella convinzione che si possa coesistere e cooperare in modo civile".ù

Poi, ha preso la parola Obama, più sensibile a esaltare l'importanza dell'incontro che a ribattere alle affermazioni di Castro. "Questo è un nuovo giorno" nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba, ha detto, affermando che era "inimmaginabile" poter ascoltare un presidente statunitense parlare da Cuba. "Il nostro impegno crescente con Cuba è guidato da un obiettivo: far avanzare gli interessi del nostro continente" e le vite della gente dei nostri paesi. "Abbiamo avuto una conversazione molto franca" sui diritti umani, ha detto Obama, che ha elogiato Cuba per "i suoi enormi risultati" nella sanità e nell'istruzione, aggiungendo poi di aver apprezzato le critiche di Castro al sistema statunitense. Obama ha ringraziato il padrone di casa per il suo "spirito di apertura", ma ha specificato che i rapporti tra i due governi "non si trasformeranno da un giorno all'altro". Poi, ha detto che "possiamo dare vita a un futuro più luminoso per la gente cubana e americana". Anche Obama ha parlato dell'embargo. "Continuo a chiedere al Congresso di eliminare l'embargo, ma incoraggio il presidente Castro" ad allentare le restrizioni sugli affari a Cuba. Ci sono due modi per accelerare questo processo che porterà alla fine dell'embargo e Obama lo ha spiegato anche a Castro: "Il primo è approfittare intanto dei cambiamenti già fatti, che servono a certificare questo cambiamento. La seconda area è quella dei diritti umani", su cui gli Stati Uniti si aspettano dei passi avanti: "Le persone sono ancora preoccupate di quello che succede a Cuba". Obama ha poi detto di "voler aiutare" Cuba ad andare online: "Nel 21mo secolo i paesi non possono avere successo senza che i loro cittadini abbiano accesso a internet", necessario anche per dar voce alla dissidenza. A proposito di dissidenza, Castro ha sfidato un giornalista che gli domandava come mai non avesse ancora rilasciato i prigionieri politici cubani, visto il nuovo corso. "Dammi una lista e li rilascerò. Se ci sono questi prigionieri politici", facendo intendere che non esistono, "saranno liberati prima che finisca questa serata". Castro è stato più diplomatico rispondendo alla domanda su chi preferirebbe alla Casa Bianca tra Hillary Clinton e Donald Trump: "Beh, non posso votare negli Stati Uniti".

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