Venezuela: voto a rischio violenze per il colosso petrolifero sudamericano

L'opposizione venezuelana si prepara a conquistare il parlamento battendo il governo socialista, in un voto, domenica prossima 6 dicembre, ad alto rischio violenze nel Paese grande produttore di petrolio, colpito anche dalla crisi dei prezzi del greggio oltre che quella interna. Per le prima volta nei 16 anni della "rivoluzione bolivariana" del defunto presidente Hugo Chavez e del suo successore Nicolas Maduro (nella foto sotto, i due insieme quando già Chavez era malato), i sondaggi danno all'opposizione la maggioranza dell'Assemblea nazionale. Un risultato in questo senso la rafforzerebbe, nonostante molti dei suoi leader siano in carcere, e le consentirebbe di preparare la sfida a Maduro, che fatica a reggere i colpi della crisi economica.
"Ci saranno un nuovo scenario politico e un nuovo equilibrio di poteri" spiega Luis Vicente Leon, presidente della società di sondaggi venezuelana Datanalisis. "Se l'opposizione vince ed è intelligente, tratterà per il cambiamento. Ma se prenderanno il controllo i radicali d'opposizione che vogliono solo liberarsi del presidente, perderanno un'occasione d'oro" per le riforme, aggiunge. La coalizione d'opposizione Mud promette di salvare il Paese dalla gestione economica dei "chavistas", mentre Maduro giura che manterrà il controllo "in qualsiasi modo" e definisce gli oppositori con la vecchia retorica dei "fantocci dell'imperialismo yankee".

"Dicono di volere il cambiamento, è un falso cambiamento. Sono inutili. Abbiamo costruito un milione di case, loro neanche una" ha detto Maduro chiudendo la campagna elettorale davanti a migliaia di sostenitori a Caracas. "Sono pronto a fare molto di più per radicalizzare la rivoluzione della nostra economia e della produzione" ha scandito, indossando la sua classica tuta nei colori della bandiera venezuelana, rosso, giallo e blu. C'è chi teme una replica delle violenze dello scorso anno, quando nelle proteste contro Maduro furono uccise 43 persone. Uno dei leader dell'opposizione, l'ex candidato presidenziale Henrique Capriles (nella foto d'apertura è a sinistra insieme all'altro leader dell'opposizione Leopoldo Lopez, ora in carcere come "prigioniero politico"), ha chiesto una transizione pacifica e avvertito i radicali dell'opposizione di non alimentare disordini. "Il Venezuela è una bomba pronta a esplodere" ha detto all'agenzia di stampa Afp. Insieme ad altre figure d'opposizione Capriles accusa il governo di essere dietro le violenze registrate in campagna elettorale. Un leader d'opposizione è stato ucciso da ignoti tiratori durante un comizio. Maduro ha negato con veemenza responsabilità nell'agguato attribuendolo a una regolamento di conti criminale. Il paese latinoamericano, con i suoi 30 milioni di abitanti, sta attraversando una profonda crisi economica legata soprattutto al crollo dei prezzi del petrolio. Le famiglie faticano a reperire generi di prima necessità, come farina o pannolini. Il Venezuela ha il secondo tasso di omicidi al mondo dopo l'Honduras, ma anche le più grandi riserve di greggio al mondo. Gli economisti però dicono che quest'anno l'economia si contrarrà del 10%, mentre il governo stima l'inflazione all'85% e gli esperti parlano piuttosto di un 200%. Maduro ha avvertito che l'opposizione si prepara ad abolire i benefici previdenziali e promesso che con i suoi uomini continuerà il lavoro di Chavez. L'opposizione non ha fatto proposte economiche concrete, ma ha promesso che tenterà di far approvare un'amnistia per i prigionieri politici e modifiche costituzionali per destituire Maduro, se avrà una maggioranza sufficiente. Ma gli analisti osservano che Maduro resta presidente e le variazioni delle circoscrizioni elettorali limiteranno la portata dell'avanzata dell'opposizione. "Si prevede una paralisi politica" ha scritto Diego Moya-Ocampos, analista della società di ricerca finanziaria Ihs Insight, in un report. "L'opposizione non ha avrà una maggioranza sufficiente per approvare le necessarie riforme economiche e il governo non ha il capitale politico per condurre un aggiustamento economico dell'ampiezza necessaria". Secondo l'analista "la possibilità che Maduro giunga alla fine del suo mandato nel 2019 dipende dalla capacità del governo di evitare violenze e saccheggi su larga scala, mantenendo allo stesso tempo l'appoggio dell'esercito".

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