Maradona ringrazia Kirchner con rose. Perché è passato da destra a sinistra

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La leggenda del calcio argentino Diego Armando Maradona - reduce da un intervento in Venezuela per riposizionare il by-pass gastrico che lo ha fatto dimagrire - ha mandato quattro dozzine di rose bianche (segno di candore e purezza) alla presidente uscente dell'Argentina Cristina Fernandez de Kirchner in segno di ringraziamento per i suoi otto anni di presidenza. "Grazie di tutto", recitava il bigliettino firmato da Maradona e postato dalla Kirchner insieme a una foto dell'enorme bouquet sul suo account Twitter. "Qui ci sono le bellissime rose che ho ricevuto ieri. Grazie per tutto il tuo affetto", ha scritto la "Presidenta", che formalmente rimarrà in carica fino al 10 dicembre prossimo, quando cederà il testimone al nuovo capo di Stato, al liberale 'italo-argentino Mauricio Macri, che ha vinto le presidenziali dello scorso 22 novembre, battendo il candidato peronista di sinistra Daniel Scioli, pure lui di origini italiane, delfino della Kirchner, che non s'è potuta ricandidare per la terza volta consecutiva.

Nonostante la sua fortuna economica, "El Pibe del oro" - indimenticata stella anche del Napoli vincitore degli unici due suoi scudetti negli anni 80-90, ma anche del Boca Juniors, club argentino che per un periodo è stato guidato proprio da Macri - è diventato di estrema sinistra dopo un'iniziale amicizia e vicinanza politica all'ex presidente argentino di destra Carlos Menem (i due nella foto a destra). Quest'ultimo è ricordato nel mondo intero per aver portato l'Argentina a un default economico senza precedenti oltre che per essere stato condannato per traffico d'armi. Menem è stato poi sconfitto nel 2003 da Nestor Kirchner, marito di Cristina, scomparso nel 2010. Coppia (nella foto d'apertura, con Maradonacon la quale Maradona è diventato poi amico e sostenitore politico, dopo un percorso ideologico che lo ha portato a riconoscere le cose buone della Rivoluzione cubana di Fidel Castro di Cuba. Maradona deve tutto a Castro che gli ha letteralmente salvato la vita e disintossicato dalla cocaina in un centro altamente specializzato di Cuba ma soprattutto facendolo stare lontano dalle tentazioni nell'unico Paese del mondo dove non c'è spaccio di droghe pesanti.

Forse è stata anche questa esperienza di vita nell'Isola caraibica comunista (s'è fatto tatuare nel braccio pure l'icona del rivoluzionario argentino-cubano Ernesto "Che" Guevara - nella foto a destra - e nella gamba quella di Fidel). Siccome Castro è stato amico e solidale con la "Rivoluzione bolivariana" del defunto presidente venezuelano Hugo Chavez (nella foto in basso con "El Pibe" e Castro), Maradona è diventato amico e "compagno" pure del leader del chavismo che, però ha collezionato nel suo Paese solo una disfatta economica lunga 16 anni pari a quella argentina di Menem. Ma alla base della conversione ideologica di Maradona c'è anche l'odio, pubblicamente manifestato, verso gli Stati Uniti: il calciatore più bravo della storia non ha mai perdonato la sua squalifica per doping ai Mondiali di calcio Usa 1994. 

 

 

 

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