Fine ostilità fra Stati Uniti e Cuba: la "felicità" dei cubani emigrati

Spaccata in due quella che vive negli Stati Uniti, è tutta favorevole alla fine dell’embargo, oltre che commossa, la nutrita comunità cubana che vive fuori da Cuba, alla notizia in contemporanea di Barak Obama da Washington e Raul Castro da L’Avana del ripristino delle relazioni diplomatiche fra i due paesi, in attesa (o meglio, nella speranza) della fine dell’embargo vero e proprio che dura dal 1962. Una misura economica e politica ormai oblsoleta, che non ha più ragione di esistere, perché non è servito a far cadere il regime dei Castro che, anzi, s'è alimentato col "bloqueo" Usa, colpevole di ogni problema sull’Isola che dista 90 miglia dalla Florida, pure di quelli che niente hanno a che fare con l’embargo. “Somos todos americanos”, “siamo tutti americani” ha detto Obama in tv commentando lo storico annuncio. Americano è anche papa Francesco che ha lavorato molto per convincere i due capi di stati a parlarsi e ha ottenuto un bel regalo di compleanno. Non ci riuscì papa Giovanni Paolo II, che pure fece nel 1999 la storica visita a Cuba; c’è riuscito l’italo-argentino Bergoglio che a Cuba ancora ci va. In realtà l’annuncio del democratico Obama è fatto alla vigilia dell’ingresso nei due parlamenti americani della nuova maggioranza repubblicana, perché ormai Obama, che è alla fine del suo secondo e ultimo mandato, non ha più remore verso questa decisione a cui pensava sin dall’inizio del suo mandato. Le prime misure della caduta di quest’ultimo “muro” sono state le liberazioni di ieri mattina (prima degli annunci tv) dei rispettivi agenti segreti prigionieri: lo statunitense Alan Gros liberato in carcere a L’Avana dal 2009 e i tre dei cinque cubani ancora detenuti in Usa: Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero e Ramon Labañino, che, invece, di galera in Usa ne hanno fatta per 15 anni. Come dicevamo non sarà facile per Obama convincere il nuovo parlamento repubblicano (da sempre contrarissimi alla fine dell’embargo verso Cuba) ma è anche vero che la pressione Usa contro Cuba s'era già allentata molto da alcuni anni, anche perché, oltre a colpire nel profondo solo le famiglie cubane divise da questo muro caraibico, non veniva rispettata nemmeno dall’Unione europea oltre che dai paesi che più di tutti hanno sostituito l’ex Unione sovietica con generosi aiuti: Cina e soprattutto l’alleato Venezuela.


“Un momento storico per il nostro Paese – scrive da Pescara Gisselle Castillo Valdes, presidente della neonata associazione di cubani in Italia “Cuba Va” (nella foto a destra con la connazionale e amica Yunaiki Maza, avvolte dalla bandiera cubana) – Dopo oltre 50 anni di odio, rancori, ingiustizie, mancanza d’intesa da entrame le parti. Alla fine Stati Uniti e Cuba sono arrivati a un accordo, sono riusciti a parlarsi senza insultarsi, senza accusarsi l’uno contro l’altro. Le notizia sono cominciate ad arrivarci da ieri mattina con la liberazioni dei rispettivi prigionieri. E’ difficile spiegare l’emozione - prosegue la giovane cubana nata e cresciuta in pieno “periodo especial”, ovvero i terribili anni 90, quando l’ex presidente Fidel Castro decretò il periodo di sacrifici economici durissimi in conseguenza alla fine degli aiuto sovietici e prima che arrivassero, solo col nuovo millennio, quelli venezuelani e cinesi. Un periodo incredibile per chi l’ha vissuto in cui a Cuba mancava quasi tutto, dal cibo, ai trasporti fino alla corrente elettrica - E’ difficile spiegare il dolore nel petto, che può solo capire, vivere e spiegare un cubano che è cresciuto con questa lotta che ha più di 50 anni. Per il momento non significa che potremo vendere i nostri prodotti negli Usa o che le telecomunicazioni non soffriranno più restrizioni. Significa che le famiglie cubane in Cuba e negli Stati Uniti che si separarono tanti anni fa si potranno rivedere, un po’ quando si fa la pace in famiglia dopo aver litigato. Significa un po’ di tranquillità dopo tanti anni di turbolenza, singnifica serenità, felicità. Ecco, sì, felicità: oggi tutti noi cubani ci sentiamo felici”.

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