Internet, disconnettersi un'ora al dì prima che diventi una patologia

Almeno un'ora al giorno disconnessi da computer e smartphone per guardarsi intorno e interagire con chi ci circonda. Ma prima ancora per non correre il rischio di cadere vittima di una nuova, subdola quanto sempre più diffusa patologia: la nomofobia, cioè la dipendenza che porta a veri e propri stati di panico dovuti al non avere una connessione con la rete. Il consiglio viene dagli esperti ma anche dal mondo della cultura che, grazie a un film che sarà da oggi nei cinema italiani dal titolo: "Sconnessi" (nel video sotto, il trailer e nella foto d'apertura, una scena eloquente del film) affronta, anche se con i toni dell'ironia, questo non semplice tema. A presentare ieri al Ministero della Salute la proposta di una prima "Giornata mondiale della s-connessione", sono stati il presidente di Consulcesi e ceo della Falcon Production Massimo Tortorella, lo psichiatra del Centro pediatrico interdipartimentale di psicopatologia da web David Martinelli e il regista di "Sconnessi" Christian Marazziti.

"Siamo tra i primi a credere nella tecnologia e nelle sue straordinarie potenzialità - ha sottolineato Tortorella che ha co-prodotto il film - ma riteniamo che si debba intervenire per regolamentare l'abuso di internet e smartphone. E' ormai scientificamente dimostrato che questo ha conseguenze sulla nostra salute, siamo di fronte a vere patologie su cui i medici sono chiamati a formarsi e aggiornarsi. Intanto dobbiamo dare un segnale, per primi noi genitori, insieme a medici e insegnanti: prendiamo una cassetta di sicurezza e riponiamoci all'interno i nostri smartphone e tablet". Da qui la proposta: "disconnettiamoci almeno per un'ora al giorno, noi proponiamo dalle 20,30 alle 21,30 e riconnettiamoci con la realtà è fra di noi, guardandoci negli occhi e non sui display".

Ieri è stata anche la giornata nella quale, in una sede ufficiale come il Ministero della Salute, è stata lanciata la proposta di istituire Giornata della S-connessione, promuovendo un'apposita campagna social attraverso l'hashtag #SconnessiDay e una pagina Facebook.

"Quello che occorre fare - ha invece detto Martinelli - è capire subito ciò che è patologico e cosa no. Dal mio osservatorio medico ho notato che sempre più spesso i nostri giovani non fanno più l'esperienza della solitudine. Direi che questa è la prima generazione che non la vive e, quindi, non riesce ad avere una piena coscienza di sè con forti ripercussioni sulla formazione della propria personalità".

Intanto, anche i dati resi noti testimoniano di un profondo disagio se è vero che secondo una ricerca della Global Tmt research center l'83% degli intervistati (di 31 paesi appartenenti ai sei continenti) legge email di lavoro anche durante la notte, l'80% si addormenta col cellulare in mano, il 57% controlla il telefonino entro 22 minuti dal risveglio e il 59% controlla il telefonino oltre 200 volte al giorno. Una triste realtà emersa anche dalla recente indagine effettuata dalla onlus "Domenico Allegrino" di Pescara guidata da Antonella Allegrino.

La fotografia pubblicata qui a sinistra è emblematica del fenomeno: studenti in visita al Rijksmuseum di Amsterdam (Olanda) che sembrano preferire navigare o chattare con gli smartphone invece che ammirare una delle opere d'arte più belle e importanti al mondo: la "Ronda di notte" (dipinto nel 1642) del pittore olandese Rembrandt (Rembrandt Harmenszoon van Rijn, il nome completo).

 

 

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