Tribunale Milano, email ha efficacia probatoria anche senza firma elettronica

L’Italia è stato uno dei primi paesi al mondo ad equiparare, agli effetti giuridici, i documenti informatici muniti di firma digitale ai documenti formati su supporto cartaceo allo scopo di dare valore giuridico ai documenti destinati a circolare nell’ambito della Rete unitaria della pubblica amministrazione (Rupa). Ora il Tribunale di Milano con la sentenza 11402/2016, ha stabilito che alle e-mail può essere dato sempre pieno valore probatorio, senza che a nulla rilevi il fatto che esse siano prive di sottoscrizione qualificata. Infatti, ha ricordato che il regolamento Eidas dell'Unione europea (910 del 2014, all'articolo 46) precisa a chiare lettere che il solo motivo della semplice firma elettronica di un documento non è circostanza sufficiente a privare lo stesso dei suoi effetti giuridici e della sua ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali. L’aggettivo "informatico" qualifica il "documento" come scritto su un supporto diverso dalla carta: il documento informatico è infatti un documento scritto su un supporto informatico. Come il documento scritto su carta (o su un qualsiasi altro supporto) il documento informatico svolge nell’ordinamento giuridico la funzione di conservare nel tempo un atto o un fatto (dato) giuridicamente rilevanti. Nel caso di specie, proprio la carenza di sottoscrizione era stata addotta come argomento di opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per ottenere il pagamento di alcune fatture per compensi derivanti da un contratto di collaborazione in materia di grafica e informatica. Più nel dettaglio i giudici hanno argomentato tale posizione ricordando, innanzitutto, quanto prescritto dall'articolo 21 del Codice dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 82/2005, secondo il quale se al documento informatico è apposta una firma elettronica, esso soddisfa il requisito della forma scritta e può essere liberamente valutato in giudizio sul piano probatorio alla luce delle sue caratteristiche oggettive di qualità, di sicurezza, d'integrità e immodificabilità. Inoltre, per il Tribunale non può non considerarsi che nel regolamento Eidas è contenuto anche un principio di non discriminazione tra firma elettronica e firma materiale e che alla prima "non possono essere negati gli effetti giuridici e l'ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate" (articolo 25). A tutto ciò si aggiunge che, ai sensi delle previsioni dell'articolo 3 del predetto regolamento, se l'e-mail è inviata da un indirizzo che può essere riferito ad una certa società, quest'ultimo deve essere considerato come una firma elettronica. E se è vero che chiunque può modificare i caratteri che compongono un'e-mail, è anche vero che nel caso di specie non era stato né ipotizzato né tanto meno provato che ciò fosse avvenuto. In conclusione si evidenzia inoltre, che la firma digitale,come strumento alternativo alla sottoscrizione autografa, è uno strumento già vecchio, ideato alla fine degli anni 70 e destinato a essere soppiantato, a breve, dalla firma grafometrica; l’unica in grado di associare all’unicità del segno grafico apposto di pugno dall’autore del documento la sicurezza dei sistemi di cifratura a doppia chiave e, contemporaneamente, la compatibilità del sistema con un sistema di archiviazione basato esclusivamente su documenti informatici. (Giovanni D'Agata - Sportelo dei Diritti)

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