Affitti case, Airbnb dice no a discriminazioni e cambia regole per iscrizione

Airbnb, leader mondiale negli affitti di case e camere online, dice no alle discriminazioni. Travolto dalle polemiche, il gruppo chiede ai suoi utenti di sottoscrivere un "impegno comunitario" in base al quale dal primo novembre useranno il servizio "a prescindere da razza, religione, nazionalità, handicap, sesso, identità di genere, orientamento sessuale o età".
In un blog pubblicato sul suo sito, che rimanda a un rapporto di 32 pagine, il gruppo di San Francisco (Stati Uniti) descrive le principali novità. Tra di esse c'è l'aumento della disponibilità del cosiddetto "Instant book", in base al quale chi offre la propria casa la rende disponibile immediatamente senza necessità di una sua preventiva approvazione.
Dal primo ottobre poi, precisa Brian Chesky, l'ad e co-fondatore di Airbnb (nella foto a destra), verrà lanciato il servizio "Open doors": all'inquilino che si sente discriminato nel cercare di fare una prenotazione, nel vedersela cancellata senza ragione o nelle interazioni con il proprietario di casa verrà offerta una sistemazione simile. E se non ce n'è una a disposizione su Airbnb, Chesky dice che Airbnb "ne troverà una alternativa altrove". Ciò vale in modo retroattivo anche per gli ospiti che si sono già sentiti discriminati: in quel caso Airbnb offrirà loro assistenza nel prenotare il loro prossimo viaggio. Airbnb inoltre proverà a ridurre l'importanza della foto associata a un utente, usata appunto per dedurne per esempio la razza.

Chesky riconosce che il gruppo "è stato lento" nell'affrontare la questione e che i passi annunciati "sono solo l'inizio, non la fine, dei nostri sforzi per combattere le discriminazioni". Ma Chesky chiede alla sua comunità di aiutare l'azienda in questa sfida. Per farlo, Airbnb offrirà training. "A chi lo completerà, verrà riconosciuto", ha aggiunto l'ad precisando che ad occuparsene sono Robert Livingston della Harvard Kennedy school of government e Peter Glick della Lawrence University. La scelta non è casuale: nel dicembre 2015, il celebre ateneo di Cambridge, nel Massachusetts (Usa), aveva pubblicato uno studio che dimostrava come per gli afroamericani fosse difficile trovare casa su Airbnb.

Fondato nell'agosto 2008, Airbnb ha messo in contatto oltre 60 milioni di persone in cerca di un posto in affitto per brevi periodi di tempo in più di 34mila città in 191 Paesi. La valutazione del gruppo è di 25 miliardi di dollari.

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=