Mare Jonio sbarca i migranti a Lampedusa e viene sequestrata. Salvini evita bis Diciotti

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Come previsto, la nave "Mare Jonio" della ong italiana Mediterranea saving humans è entrata ieri nel porto di Lampedusa scortata dalla Guardia di Finanza, che ha poi sequestrato l'imbarcazione e fatto sbarcare i 48 migranti africani (nella foto d'apertura). A disporre il sequestro è stata la Procura di Agrigento, la stessa che ha indagato il ministro dell'Interno Matteo Salvini, per sequestro di persona e abuso d'ufficio nel caso nave Diciotti, la cui autorizzazione a procedere contro il vicepremier leghista è in discussione in queste ore al Senato. Per questo motivo, pur continuando a dichiarare che con lui "i porti sono chiusi", Salvini ha dato anche il suo ok all'attracco e allo sbarco dei migranti nell'isola siciliana, per evitare un'altro avviso di garanzia per lo stesso motivo Diciotti.

Il pm siciliano ha aperto un fascicolo per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ed è stato convocato in caserma il comandante della nave Pietro Marrone, colui che all'alt intimato al largo dalla Gdf rispose: “Noi non fermiamo nessun motore. Abbiamo persone da mettere in sicurezza”

Marrone s'è recato in caserma accompagnato dall'armatore Giuseppe Caccia (ex assessore del Comune di Venezia della Giunta Costa) e dal deputato di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto. Entrambi amici del capo missione della Mediterranea Luca Casarini, ex leader dei No-Global e segretario siciliano di Si (nella foto a fianco è a destra di Salvini, mentre nella foto qui sotto a sinistra è a bordo della nave con Caccia).

Salvini ha commentato: "Ora c'è un governo che difende i confini. Chi sbaglia paga". Il segretario nazionale di Si e deputato Leu Nicola Fratoianni ha detto che "il ministro dell'Interno è in pieno delirio comunicativo. Pensa che il mondo giri intorno a lui. Al punto di immaginare che 49 persone siano salite su un gommone rischiando la propria vita dopo aver consultato il calendario del Senato italiano, giusto per fargli un dispettuccio", con riferimento alla coincidenza del caso "Mare Jonio" con la discussione al Senato del caso Diciotti. "Non contento - prosegue il leader di Si - Salvini chiede di arrestare persone che si prodigano per salvare le vite di persone in carne e ossa che le sue politiche vorrebbero condannare all'inferno dei lager libici. Siamo di fronte a un buffone pericoloso".

In effetti Salvini ha poco da gioire: nonostante le promesse pre e post elettorali e che hanno dato alla Lega grande consenso elettorale proprio sull'impegno di respingimento ed espulsione dei migranti, il traffico di clandestini dall'Africa continua a proseguire, pur se attenuato rispetto alle sole navi ong straniere che ormai dirottano soprattutto verso la più accogliente Spagna per via dei presunti "porti chiusi" italiani. Il problema dei migranti va risolto in Africa; una volta in mare valgono le norme internazionali e del Diritto del mare. E questo, che gli scafisti e le ong sanno da sempre, ora lo ha capito anche Salvini.  

Il deputato di Forza Italia (ex leghista) Roberto Caon (nella foto qui sotto a destra in versione "Sì Tav") ha dichiarato che quella fra Salvini e Casarini è una pantomima fra vecchi "compagni": "Consapevole dei dati economici a dir poco disastrosi, delle promesse tradite sul taglio delle tasse, l’autonomia differenziata, le grandi opere e i risarcimenti per i risparmiatori truffati dalle banche, scrutava ansiosamente l’orizzonte Salvini, nella speranza di avvistare una nave carica di migranti che potesse ancora una volta distrarre l’opinione pubblica dai fallimenti del suo governo. 

"Ed esaudire i suoi desideri - prosegue il deputato veneto - è arrivato l’amico di un tempo, quel Casarini sparito da qualche anno dalle cronache nazionali, dove aveva cominciato a comparire dalla fine degli anni 80 come giovane leader dei centri sociali. Lo stesso periodo in cui l’attuale ministro dell’Interno frequentava assiduamente il Leoncavallo di Milano, dove iniziò a interessarsi di politica, prima di passare tra le fila della Lega per fondare la sua corrente, dal significativo nome di 'Comunisti Padani'. 'Ero rivoluzionario, ma poi sono guarito', ha confessato di recente lo stesso Salvini. A quanto pare non ha però smesso di scambiarsi favori coi vecchi amici. La pantomima in corso al largo di Lampedusa fa comodo a entrambi: a Casarini per tornare a ricevere quelle attenzioni con cui i media lo coccolavano anni fa, e per le quali evidentemente prova nostalgia; a Salvini per deviare lo sguardo dagli italiani dal cataclismatico operato del governo giallo-verde. Il tutto sulla pelle dell’ennesimo gruppo di disperati, usati come incolpevoli pedine di un disgustoso gioco politico".

 

 

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