Crescono i ritorni volontari incentivati: 2200 migranti dal 2009

È la perdita di lavoro senza possibilità di una ulteriore occupazione, la ragione principale per cui 2204 migranti dal 2009 a oggi hanno fatto ritorno verso il proprio paese di origine attraverso la rete Rirva (Rete italiana per il ritorno volontario assistito). È quanto emerso durante i lavori del convegno tenutosi oggi a Roma alla Camera dei deputati sul "Ritorno volontario assistito". Dai dati presentati, emerge una continua crescita dell'opportunità incentivata grazie ai fondi Ue e Ministero dell'Interno. “I ritorni volontari assistiti sono cresciuti di anno in anno – ha spiegato Carla Olivieri, responsabile della Rirva - passando dai 228 nella prima annualità (giugno 2009-2010) ai circa 1900 previsti a giugno 2014. Sono stati 928 l’anno scorso e ne sono previsti oltre 2000 a giugno 2015”. Dai dati emerge anche che oltre il 70% dei ritorni ha riguardato uomini, mentre la metà di loro ha ricevuto un supporto alla reintegrazione sociale e lavorativa. I “ritornanti” provengono da ben 81 paesi diversi, ma più della metà provengono da Tunisia, Ecuador, Perù e Marocco. Le regioni italiane di partenza, invece, sono il Lazio, con 456 partenze in totale, la Lombardia (425), l’Emilia Romagna (189) il Piemonte (152), la Campania (148) e il Veneto (143). I dati presentati oggi mostrano, inoltre, anche una netta inversione di tendenza per quanto riguarda la gestione del Fondo europeo ritorno. Se nel 2008 i rimpatri forzati assorbivano la maggior parte delle risorse (circa 7,9 milioni contro 1,3 milioni per i rimpatri volontari), nel 2012 l’utilizzo dei fondi è andato bilanciandosi e lo scarto tra le due strade del ritorno è diminuito, portando i fondi per i ritorni forzati a 6,7 milioni, contro i 5,7 per i ritorni volontari assistiti. A oggi la rete Rirva conta oltre 340 organizzazioni aderenti di cui il 40% enti pubblici e il restante 60 del privato tra associazioni e cooperative. Una rete che può contare di oltre 200 punti informativi e un sistema di comunicazione che è in grado di raggiungere oltre 60mila persone tra migranti, operatori, media e cittadini. La sfida è, però, ancora aperta e tra le richieste avanzate dalle organizzazioni aderenti alla rete ci sono quella di sviluppare la rete, prevedendo standard minimi per tutti i progetti di ritorno, adeguando il numero di posti disponibili, garantendo trasparenza sull’esito dei ritorni e attivare un tavolo nazionale ritorno per definire le forme di cooperazione interistituzionale sul rimpatrio. Sul futuro del progetto è intervenuto anche il prefetto Riccardo Compagnucci, vicecapo vicario del Dipartimento per le Libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno. “A giugno chiude il progetto ma noi non lo vogliamo chiudere – ha affermato Compagnucci - La volontà del Ministero è di andare avanti e al 98% vi dico che andremo avanti, anche se mantengo il 2% di dubbio perché tra spending-review e riposizionamento delle risorse finanziarie c’è sempre un dubbio”.

 


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