Australia: 'Nostro piano su migranti non è come quello di Salvini'

L`ambasciatore d`Australia a Roma, Greg French, spiega al quotidiano "Il Foglio" che "vi sono delle similarità, tuttavia anche molte differenze, nelle sfide che Australia, Europa e Italia affrontano nell`ambito dell`immigrazione" e quindi il cosiddetto "No way" sui migranti non somiglia alla politica del ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini. Anzi, l'Australia valuta di attivare sulla propria grande isola poco popolata una specie di "Modello Riace".
"Oltre a essere fondata sull`orgogliosa eredità degli indigeni australiani, custodi della cultura più antica e tuttora esistente sulla terra, l`Australia è una nazione che si fonda sulla migrazione" , ha detto l'ambasciatore (nella foto è ricevuto dal nostro presidente Sergio Mattarella, che saluta la moglie Bianca French), sottolineando che anche per molta parte si tratta di migrazione italiana che "ha avuto un ruolo molto importante e positivo. Oggi un milione di australiani (su 25, ndr) è di origine italiana e svolge un ruolo di primo piano in ogni aspetto della vita nazionale. Sono convinto che l`Australia sarebbe molto più povera, in tutti i sensi, senza lo straordinario contributo di innumerevoli italo-australiani, noti e sconosciuti. Abbiamo una lunga storia di accoglienza di rifugiati e sfollati a causa di conflitti, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale l`Australia ha accolto più di 880mila rifugiati e altre persone in stato di necessità".

Il modello australiano che ben vede Salvini (che ieri sera ha debuttato in tv come docente nella nuova trasmissione "Alla lavagna!" su Rai3, nella foto) è in realtà inapplicabile in Italia perché Canberra ha stretto accordi economici con alcune isole, anche indipendenti, come Nauru e Papua Nuova Guinea, dove deporta i migranti che riescono ad arrivare nella principale isola nazione del continente oceanico. Accordi in Europa impossibili giacché Malta si rifiuta (sbagliando) di fare da hot-spot per l'Unione europea. La piccola isola-Stato mediterranea potrebbe ricavare molti soldi dall'Ue per questo compito (piuttosto che farli vendendosi le cittadinanze a extracomunitari ricchi). Inoltre, la prospettiva di finire a Malta farebbe da deterrente per molti migranti che da un'isola - in attesa dell'eventuale riconoscimento dello status di profugo - non potrebbero scappare verso nessun'altra nazione, come, invece, capita a chi raggiunge l'Italia, la Spagna o la Grecia.

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