Scuola diritto-dovere ma presidi chiedono permesso soggiorno a genitori

Formalmente non serve a nulla ma i presidi, a loro discrezione, potranno chiedere ai genitori immigrati il permesso di soggiorno se vogliono iscrivere i propri figli a scuola. L'istruzione, infatti, è un diritto-dovere previsto dalla legge e le scuole non sono tenute nemmeno a denunciare alle autorità l'irregolarità dei genitori. È il singolare "gioco burocratico" previsto dalla nuove linee guida del Ministero dell'Istruzione, emanate il 19 febbraio 2014 dall'ex ministro Maria Chiara Carrozza, per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri. "In mancanza dei documenti, la scuola iscrive comunque il minore straniero, poiché la posizione di irregolarità non influisce sull’esercizio del diritto all’istruzione", si legge nel capitolo due, che dà indicazioni operative alle scuole. Allora perché chiedere un documento che, se non c'è, non importa? "È ormai da anni che nelle scuole non viene più chiesto il permesso di soggiorno ai genitori, non si capisce perché ora sia stata reintrodotta questa prassi", afferma Massimo Conte, dell'agenzia di ricerche sociali Codici, che insieme ad Asgi ha organizzato per domani mercoledì 9 aprile, a Milano, un seminario dal titolo "Il passo del gambero", dedicato agli aspetti controversi di queste linee guida. Il timore è che si torni a un vecchio vizio di alcuni presidi che non vogliono troppi alunni di origine straniera nella propria scuola: chiedere documenti anche inutili, che scoraggiano e inducono a iscriversi in qualche altro istituto meno burocratico. Il permesso di soggiorno si presta molto bene a questa operazione: chi è irregolare vive nel terrore di essere scoperto e si guarda bene dal rivolgersi a un'istituzione che lo richiede. Anche se nel caso delle scuole non ha poi nessuna conseguenza, non è certo nella condizione psicologica per osare tanto. Le nuove linee guida sono un passo del gambero anche su altri aspetti dell'inserimento scolastico degli alunni di origine straniera. Per esempio, quando s'iscrivono per la prima volta in una scuola italiana, i minori stranieri dovrebbero essere messi nella classe corrispondente alla loro età, salvo decisione diversa del Collegio dei docenti che può inserirlo in una classe inferiore, anche fino a tre anni. Su quali basi possa decidere questa cosa, le linee guida non lo dicono. Così, ogni istituto fa quel che pensa sia meglio, col risultato che se una famiglia iscrive il figlio nella scuola X trova un'accoglienza diversa che se lo iscrive alla scuola Y. Nel seminario di domani, che si terrà dalle 17 alle 19 nell'auditorium della scuola Santa Caterina da Siena, in via Monteverdi 6 a Milano, interverranno, oltre a Conte, Claudia Racchetti, dirigente scolastico dell'Istituto Stoppani, Livio Neri di Asgi e Gilberto Bettinelli, collaboratore del Centro Come e dell'Università degli studi Milano Bicocca.

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