Australia, misure per spostare immigrati nelle aree rurali. Idea per Italia

L'Australia - isola alle prese con l'immigrazione clandestina dall'Asia ma con trattamenti più "risolutivi" per gli intercettati - potrebbe davvero essere un esempio per l'Italia come s'è augurato il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini: ma anche in maniera integrativa. Canberra sta studiando, infatti, misure per obbligare i nuovi immigrati a vivere almeno per qualche anno dopo il loro arrivo in aree rurali e remote del Paese, in modo da alleviare la congestione nei grandi centri urbani. L'Australia è in gran parte scarsamente popolata, ma il tasso di crescita annuale della sua popolazione di 25 milioni è dell'1,6%, uno dei più alti dell'Ocse. Sydney, Melbourne e il Sud-Est del Queensland sono tra le aree urbane in più rapida crescita al mondo, alimentate da una forte immigrazione, ha dichiarato Alan Tudge (nella foto qui sotto a destra), ministro delle Infrastrutture urbane e della Demografia. La pressione sulle infrastrutture nelle città dell'Australia orientale è costata 15 miliardi di dollari australiani (9,2 miliardi di euro) l'anno scorso. Una cifra che salirà a 40 miliardi di dollari australiani entro il 2030 se non si farà nulla, ha spiegato il ministro al Menzies research centre, centro studi conservatore di Melbourne.
"Questa congestione rappresenta una seria sfida per le famiglie e una seria sfida economica per la nazione - ha affermato il ministro - Stiamo lavorando a misure che consentano ai nuovi arrivati di andare negli Stati, e nelle regioni, più piccoli e di rimanerci almeno per alcuni anni". La popolazione di Stati come l'Australia meridionale "è a malapena cresciuta", ha ricordato ancora il ministro, che non ha fornito dettagli sul modo in cui i migranti potrebbero essere obbligati a vivere in queste aree.

Il ripopolamento delle aree rurali e dei borghi è anche l'idea lanciata da alcuni personaggi per l'Italia come la scrittrice Dacia Maraini. I piccoli comuni, infatti, sono spopolati e fanno fatica a reggersi in piedi tantevvero che devono "fondersi" fra loro o condividere servizi e spese per non dichiarare default. E', per intenderci,  il "modello Riace", il comune in provincia di Reggio Calabria famoso anche per i Bronzi, dove Lucano ha creato un grande Sprar per ottenere fondi con i quali, oltre che integrare ha anche ristrutturato case. Comune sorto in questi giorni alle cronache giudiziarie e politiche per via dell'inchiesta che coinvolge il suo sindaco Domenico Lucano, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

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