Avvenire: è come rispedire a nazisti ebrei scampati. Salvini: Ue mandi aereo

Rifiutare di accogliere i migranti sulla nave Diciotti è "come se gli inglesi o gli americani avessero brigato di rispedire in Germania o nei paesi occupati o alleati del Terzo Reich i profughi ebrei scampati alle retate dei nazisti...": il parallelo è di Marco Tarquinio, direttore del quotidiano "Avvenire" della Conferenza episcopale italiana (Cei), Con il titolo "Sulla pelle degli ostaggi", il giornale cattolico apre sulla vicenda della nave della Guardia Costiera attraccata a Catania senza poter sbarcare i 148 profughi, malati di scabbia e in gran parte provenienti da paesi in guerra o che violano i diritti umani e politici. Tarquinio riepiloga la vicenda in un lungo editoriale di prima pagina intitolato "Per coscienza e per legalità". Sottolinea che "la gran parte delle 190 persone salvate in mare, a poche miglia da Lampedusa, dalla Diciotti è di origine eritrea. 'Eritreo' per le regole internazionali che sono legge anche in Italia è, purtroppo, diventato sinonimo di 'meritevole di protezione umanitaria rafforzata'", eritrei che "personaggi politici che dovrebbero parlare con più responsabilità e cognizione di causa hanno osato presentare all`opinione pubblica come 'palestrati' a zonzo per il Nordafrica e il Mediterraneo".

Il direttore di "Avvenire" (nella foto a destra) ricorda poi che "i profughi della Diciotti sono sorelle e fratelli di coloro che arrivano con i 'corridoi'. E sono fratelli e sorelle, lo ricordino i presunti appassionati della nostra patria e della sua storia, degli uomini inquadrati nei reparti militari coloniali degli 'Ascari' (dall`arabo askar, soldato) che si sono battuti al fianco dei nostri genitori, nonni e bisnonni per decenni e decenni tra la fine dell`800 e la prima metà del 900, con particolare sacrificio e speciale fedeltà. Per questo il termine 'ascaro' viene usato nella nostra lingua, a volte in modo polemico soprattutto in ambito politico e parlamentare, per indicare chi dimostra una fedeltà senza esitazioni. Come quella che pretendono certi leader, da compagni di partito e magari anche dai mezzi di informazione". Inoltre, "i 150 salvati restano invece ancora confinati su un pezzo di territorio italiano (questo è una nave che batte la nostra bandiera) controllato da militari italiani, eppure trasformato in una sorta di limbo mentre da Roma si conduce un faticoso braccio di ferro con gli altri Stati dell`Unione europea per stabilire dove e come accogliere persone che sono arrivate irregolarmente via mare, ma che - è necessario sottolinearlo - hanno diritto di veder valutata la loro richiesta di aiuto e, nella quasi totalità, hanno la prospettiva di ricevere l`asilo che sollecitano. Il quadro è questo. Ed è triste e vergognoso, al limite della sopportazione. Nessun essere umano può essere lasciato o rigettato nel pericolo, che si tratti del mare o di 'lager' altrui - scrive Tarquinio - A nessun essere umano può venire negato il diritto di essere guardato in faccia e di essere riconosciuto - bambino, donna, uomo - nella sua condizione reale e nella verità del suo bisogno. Le persone di cui parliamo stanno subendo l`ultima ingiustizia di una catena già troppo lunga, e la subiscono proprio nel nostro Paese e di nuovo per una deliberata azione della nostra politica (e la minuscola, qui, non basta a dirne la pochezza). Con un ministro e capopartito che li rifiuta e li irride, minacciando una crisi di governo, giocando sulla loro pelle in nome della retorica arcigna dei 'porti chiusi' (mentre in realtà approdi avventurosi continuano in altri punti delle nostre coste) e arrivando a progettare di riprecipitarli tutti nell`inferno libico: come se gli inglesi o gli americani avessero brigato di rispedire in Germania o nei paesi occupati o alleati del Terzo Reich i profughi ebrei scampati alle retate dei nazisti...".

Il quotidiano della Cei ribadisce che "è legittimo e del tutto condivisibile l`obiettivo del Governo Conte di responsabilizzare l`Europa concordando una nuova e più efficace regola di accoglienza comunitaria nella Ue di richiedenti asilo ed emigranti. Una regola alla quale tutti si attengano, grandi e piccoli dell`Unione, mediterranei e nordici, non esclusi in alcun modo, ovviamente, i paesi dell`Est ex-comunista e neo-sovranista riuniti nel Patto di Visegrad. Ma è illegittimo ed è vergognoso perseguire tale obiettivo, e forse anche altri, più spregiudicati, 'usando' persone inermi prese 'in ostaggio' dopo il sacrosanto intervento umanitario che le ha sottratte a un rischio acuto e imminente. Il 12 luglio, coi 67 raccolti ancora dalla Diciotti e portati a Trapani, fu un intervento del presidente Sergio Mattarella e del premier Giuseppe Conte a evitare che si innescasse una crisi umanitaria, morale e di legalità simile a quella che stiamo vivendo. Questa volta il ministro Matteo Salvini, sbagliando con ostinazione il mezzo (la messa in discussione di un`operazione condotta da nostri militari), in modo più grave il bersaglio (i profughi eritrei) e forse centrando dal suo punto vista solo i tempi (la vigilia di una manovra economica e di un autunno roventi) lavora perché la crisi esploda. Libero lui di farlo. Liberi tutti di giudicare".

Ma Salvini non arretra (per ora) di un millimetro, pur essendo all'angolo e si rivolge di nuovo a Bruxelles che deve rispettare gli impegni presi, come se in passato, quando lui stava all'opposizione e attaccava i governi Pd sul tema tutti i giorni (vincendoci le elezioni, nella foto qui sopra a sinistra, in uno dei tanti comizi elettorali), L'Ue faceva il proprio dovere. Salvini, intervistato dal "Corriere della Sera", ha detto che il problema senza precedenti si risolve "facile": se ne esce "con un bell`aereo che arriva da una delle capitali europee all`aeroporto di Catania. Gli europei dimostreranno il loro cuore grande caricando tutti gli aspiranti profughi. Noi la nostra parte l`abbiamo fatta con i giovani. L`Europa deve sapere che il governo italiano è irritato. Basta con parole tante e risultati pochi. L`Ue s'era impegnata a prendere 35mila immigrati: si sono fermati a 12mila. Se la serietà è questa, non ci si può stupire che noi abbiamo deciso un punto fermo. Con le ong ci siamo riusciti, ora dobbiamo costringere l`Ue a farsi carico di ciò che le spetta".

Questa irritazione può avere conseguenze anche sulla cruciale trattativa sul bilancio europeo, ha minacciato Salvini ricordando che l'Italia versa all'Ue sei miliardi di euro all'anno. "Stiamo entrando nella discussione sul bilancio, in cui le decisioni richiedono unanimità. Per noi, l`unanimità Bruxelles non la vedrà neanche col binocolo. E non siamo gli unici", ha affermato Salvini, che nei prossimi giorni intende vedere il capofila dei paesi di Visegrad (nella foto qui sopra a destra, i quattro premier con quello austriaco, secondo da sinistra) che si oppongono duramente alle ricollocazioni, il premier ungherese Viktor Orban, populista di destra ed euroscettico come Salvini ma geograficamente più fortunato rispetto all'Africa che esporta migranti. 

"Alla faccia del Pd, non siamo certo soli. La maggior parte dei Paesi pretende lo stop all`immigrazione - ricorda Salvini che, invece, dimentica, che i paesi Ue se ne fregano, tanto i migranti sbarcano sulle coste dei paesi Ue mediterranei mica in Ungheria o Polonia - A metà settembre ci sarà la riunione dei ministri dell`Interno europei, e lì lo si vedrà. Io, nei prossimi giorni, incontrerò Orban a Milano", ha annunciato. In tutti questi appuntamenti, ci sarà "parecchio di cui parlare", a partire dall'ipotesi di modificare trattati e convenzioni internazionali, che vietano di riportare i migranti indietro.

Sulla minaccia dello stop dei fondi italiani all'Ue è intervenuto Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia (nella foto qui a fianco, è a sinistra con Salvini), che si augura "sia una battuta. Non può esserci una rincorsa al consenso tra Luigi Di Maio e Salvini sulla pelle della credibilità italiana. Bloccare i fondi per il bilancio vuol dire bloccare anche i fondi strutturali per il Sud, per l'agricoltura o i prestiti alle imprese". Per Tajani si tratta di un atteggiamento "autolesionistico", mentre "piuttosto nei negoziati in corso sul budget della Commissione bisogna essere duri coi Paesi di Visegrad che non vogliono profughi. Le minacce servono ad avere qualche titolo sui giornali, non risultati concreti. E poi non sono Salvini e Di Maio a trattare nel Consiglio europeo, ma il premier Conte".

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=