Balotelli torna su Ius soli: 'Io italiano solo a 18 anni. La legge va cambiata'

Il vecchio parlamento non è riuscito ad approvare la legge sullo "ius soli", una riforma della cittadinanza ai figli degli immigrati. Una riforma contrastata dalle destre, Lega in testa, da pochi giorni al governo insieme al Movimento 5 Stelle  Nelle stesse ore in cui si formava faticosamente il governo, il neo ct della Nazionale di calcio, Roberto Mancini, richiamava in azzurro Mario Balotelli, il calciatore 28enne da sempre in prima linea nella battaglie antirazziste. Due mesi fa aveva attaccato  il neo senatore Tony Iwobi, militante storico della Lega (nella foto qui sotto a destra, col leader Matteo Salvini, neo ministro dell'Interno) nonostante nero e africano come Balotelli (originario del Ghana). 

 

 

"Io sono nato in Italia, ho vissuto in Italia e non sono mai stato purtroppo in Africa, avevo studiato in Italia e il fatto di non esser considerato italiano fino a 18 anni ha rappresentato la parte peggiore della mia vita - ha detto Balotelli - E in questo senso la legge italiana dovrebbe fare qualcosa". L'attaccante della Nazionale italiana e del Nizza (Francia) è intervenuto alla presentazione a Torino del libro "Demoni", di Alessandro Alciato (con Balotelli nella foto d'apertura) di cui è protagonista in un capitolo in cui racconta la sua esperienza con il razzismo. "Da piccolo vivevo in modo differente il problema - aggiunge il calciatore nato a Palermo da una coppia ghanese e dato in adozione nel 1993 a una coppia italiana di Brescia dopo un periodo di affido a cui sono stati costretti i genitori naturali  - era più pesante ma io pensavo solo a giocare; i miei genitori capivano ma io no. Ora le capisco, cerco di aiutare a cambiare queste poche persone che fanno discriminazione. Nella mia vita ci sono stati tanti razzisti ma anche tanta ignoranza e paura della diversità. Io però sono un po` strano... Pensavo: se tutti sono contro di me allora davvero ho qualcosa di buono. La prendevo come forza, mi sentivo importante".

Poi aggiunge: "Il momento che mi ha fatto più male senza la maglia azzurra è stato quando ero più giovane e non ho potuto giocare nelle Nazionali giovanili, visto che ho avuto la cittadinanza italiana solo a 18 anni". Un messaggio anche per Mancini (con lui nella foto a fianco): "E' un tecnico a cui tengo tanto, ho un rapporto speciale con lui. Sono stato convocato perché penso di meritarlo come tutti gli altri; non per la mia maturazione, ma per meriti sportivi. Questa Nazionale mi piace tanto". Sul suo futuro conclude: "Dove andrò a giocare? Chiedetelo all`avvocato Vittorio Rigo (collaboratore del suo procuratore Mino Raiola, presente in sala ndr). A lui ho detto: "Salvini (il leader della Lega, tifoso del Milan, ndr) lo sa dove io vado a giocare". Poi conclude: "Davvero non so dove andrò a giocare, se in Italia o all`estero. Se Torino mi piace? Sì, è una bella città".

Sui ricordi di bambino, il campione azzurro rivela: "A scuola capitava che sparisse qualche merendina dai banchi. Pensavano subito fossi stato io, senza indagare... Ma c`è un episodio che non dimenticherò mai: le lacrime non smettevano più di scendere. Avevo fatto tutti i compiti a casa... Sapevo che la mamma mi avrebbe poi permesso di uscire per andare a giocare a calcio... 'Ciao ragazzi, giochiamo?'. 'No, Mario: tu no'. 'Ma ho fatto i compiti...'. 'No, Mario: sei nero'. Ero nero, quindi ai loro occhi diverso... Credevo non mi volessero perché già allora ero esuberante. Poi purtroppo con il passare degli anni ho scoperto la verità".

E ancora: "Durante Juventus-Inter me ne hanno dette di tutti i colori: 'Scimmia'. 'Negro'. 'Torna in Africa'. I buu... Il presidente Massimo Moratti dichiarò che per la rabbia avrebbe ritirato la squadra dal campionato. Poi a giugno: esterno di un bar di Roma, zona Ponte Milvio, a un tavolino l`Under 21 quasi al completo. Mentre stavamo chiacchierando, da lontano spunta una moto e uno dei due urla forte: 'Negro!'. 'Negro schifoso!'.'Negro di merda!'. Poi si avvicinano, rallentano e mi lanciano un casco di banane. Come se fossi una scimmia. Hanno anche sbagliato mira, colpendo la cameriera del bar al posto mio". E infine un giorno a Coverciano: dalla strada gli urlarono 'Non esistono negri italiani!'" Mentre si allenava con i compagni.

 

 

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