Prodi: 'Ius soli normale in tutti i paesi'. Italia unico in Ue a non averlo

Lo "ius soli" è "una norma assolutamente normale di tutti i Paesi. Adesso l'abbiamo mescolato con tutti problemi dell'immigrazione clandestina, il terrore. E questo significa non avere la cultura di distinguere i problemi. Lo 'ius soli' è un fatto naturale perché i figli degli stranieri che vanno a scuola con gli italiani diventano italiani". Lo ha detto l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi intervenuto ieri sera al convegno organizzato a Milano dalla Fondazione Feltrinelli "La verità, vi prego, sull'Europa", moderato da Gad LernerA Reggio Emilia, invece, Prodi (nella foto d'apertura è con l'europarlamentare del Pd Cecile Kyenge, che ha introdotto la riforma sullo "ius soli" quando era ministra per l'Integrazione del governo Letta, il primo di questa legislatura) è tornato sul tema che sta spaccando parlamento e governo, citando un episodio: "I ragazzi non mi parlavano italiano, ma dialetto reggiano - ha detto l'ex premier che è reggiano di nascita - Di nuovo: di che cosa stiamo parlando? Chi fa le scuole qui, lavora qui, è normale che abbia la cittadinanza. E senza 'ius soli' perdiamo i ragazzi più brillanti. Quegli stessi ragazzi mi dicevano che alcuni di loro che non hanno avuto la cittadinanza se ne vanno via all'estero, in Germania, in Inghilterra".

La legge sullo "ius soli" vuole introdurre anche in Italia, come nei principali paesi dell'Unione europea, il principio del diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia che abbiamo completato il primo ciclo di studi. In realtà si tratta, dunque, di "ius culturae", perché lo "ius soli" puro esiste negli Stati Uniti e in molti paesi delle Americhe (sei cittadino perché ci nasci, anche se per sbaglio). La polemica contro la legge è scaturita dalle opposizioni di destra le quali affermano che lo "ius soli" favorirebbe anche in Italia una ancora più eccessiva migrazione dall'Africa e soprattutto la difficoltà a espellere i terroristi islamici con passaporto italiano. Problemi in realtà inesistenti: nel primo caso perché riguarda i figli degli immigrati e non chi giunge in Italia sui barconi per questioni economiche o perché profugo. Nel secondo caso, l'attuale legge dà la cittadinanza comunque a 18 anni e finora non si sono mai registrati casi di terroristi minorenni, nemmeno nei paesi colpiti dagli attacchi. 

Ma vediamo com'è regolata la cittadinanza negli altri principali Paesi europei.

Austria - La naturalizzazione richiede 10 anni di residenza, perché viene considerata come il riconoscimento di un’integrazione riuscita.

Belgio - La cittadinanza è automatica se si è nati sul territorio nazionale, ma quando si compiono 18 anni o 12 se i genitori sono residenti da almeno dieci anni.

Danimarca - Per la naturalizzazione servono nove anni di residenza e bisogna superare esami su lingua, storia, struttura sociale e politica del Paese.

Francia - Ogni bambino nato in Francia da genitori stranieri diventa francese al compimento di 18 anni se ha vissuto stabilmente nel Paese per almeno cinque anni.
 
Germania (nella foto a destra la cancelliera Angela Merker, con alcuni immigrati) - È cittadino tedesco automaticamente chi nasce in Germania, se almeno uno dei genitori risiede regolarmente nel Paese da minimo otto anni.
 
Grecia - I figli di immigrati acquisiscono la cittadinanza se i genitori sono residenti da almeno cinque anni.

Olanda - In base alla legge del 2003, la cittadinanza è prevista non solo per i soggetti nati in Olanda ma anche per quelli che vi risiedono dall’età di quattro anni.

Portogallo  "Ius soli" automatico alla terza generazione di immigrati. La seconda generazione può accedere alla cittadinanza dalla nascita su richiesta.

Regno Unito - Ha la cittadinanza chi nasce da un genitore con un permesso di soggiorno a tempo indeterminato. Percorso facilitato per i figli di stranieri residenti da 10 anni.
 
Spagna - L’acquisizione della cittadinanza per la seconda generazione è piuttosto semplice: se il soggetto nasce in Spagna e i genitori sono nati all’estero è sufficiente un anno di residenza nel Paese. La procedura di naturalizzazione per tutti gli altri soggetti comporta la residenza per un periodo di 10 anni e la rinuncia alla cittadinanza precedente. Il tempo di residenza in Spagna si riduce per alcune categorie: cinque anni per i rifugiati, due anni per i cittadini dell’America latina e le persone originarie di Andorra, Filippine, Guinea equatoriale e Portogallo.

Svezia - La legge si basa sullo "ius sanguinis", ma la riforma del 2006 prevede la cittadinanza svedese per i minori che hanno vissuto per cinque anni in Svezia.


 
 

 

 

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