Caso Muntari, tutti contro Figc. Sindaco Pescara: "Unica razza, quella umana"

Ha fatto il giro del mondo il caso di Sulley Muntari, il calciatore del Pescara - ghanese e di razza nera - che domenica scorsa ha subito corsi razzisti prima e squalifica per un turno poi per aver abbandonato il campo indignato dall'inerzia dell'arbitro Daniele Minelli. Per l'Alto commissario Onu da squalifica sarebbe invece il Regolamento del calcio che stabilisce che una decina di tifosi razzisti, l'1% del settore incriminato, è troppo poco per interrompere una partita come pure prevede il Regolamento, e squalificare la squadra dei tifosi razzisti. "E' un esempio nella lotta al razzismo - ha detto da Ginevra (Svizzera) l'Alto Commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, il giordano Zeid Ra'ad al-Hussein (nella foto sotto a destra). Un esempio di quel che bisogna fare, e non basta mai, "di fronte alle espressioni di razzismo a livello nazionale o internazionale sui campi di calcio, un problema persistente e che richiede una più grande attenzione da parte della Fifa"

Persino il segretario della Lega Nord Matteo Salvini - mai tenero con gli immigrati - ha difeso Muntari e attaccato la FederCalcio nazionale: "Se ci sono cori razzisti la partita si sospende. Lo dice il regolamento - ha detto Salvini - Se è successo quello che ha detto Muntari ha sbagliato l'arbitro. Questo dice il regolamento. Non è Salvini che cambia le regole.Se ci sono cori razzisti, la partita si sospende. Poi, attenzione, c'è qualcuno che non è un grande calciatore cerca di confondere il razzismo con la contestazione che c'è perché è scarso. Non è il caso di Muntari, che ha giocato nel Milan e contro cui non potrei mai dire niente", ha concluso il leader leghista ricordando anche la sua fede milanista e sostenendo di pensare che gli italiani siano "il popolo più accogliente, generoso, buono e tollerante di tutto il mondo".

La squalifica a Muntari non è andata giù nemmeno al presidente del Coni, Giovanni Malagò. Un caso che, secondo il numero uno dello sport italiano, dovrà fare giurisprudenza. "E' un classico caso all'italiana. Un caso da studiare all'università per quanto è assurdo. Le regole dicono che se un giocatore lascia il campo va squalificato, poi c'è un'interpretazione del giudice. Forse quelle regole andrebbero cambiate: se un giocatore ritiene che l'arbitro non stia facendo il suo dovere nel fermare la partita, ci manca solo la beffa oltre al danno. Io posso forzare la mano facendo 'moral suasion' e chiedere buonsenso".

Solidarietà e sdegno per quanto è accaduto sono giunti anche dal sindaco di Pescara, l'avvocato Marco Alessandrini (nella foto a sinistra d'archivio con Malagò): ieri su Facebook ha postato: "Esiste un’unica razza, quella umana. Pescara è con Sulley Muntari". Oggi ha inviato una nota ufficiale: “Ci lascia senza parole ciò che è accaduto a Muntari. In verità ci lascia senza parole anche ciò che è accaduto dopo la legittima reazione del nostro giocatore, ovvero la sua squalifica da parte del giudice sportivo. Fatti che ci portano a manifestare piena solidarietà e sostegno nei confronti a Muntari e della sua lotta. Lo sport ha valori alti di competizione sana, da sempre il fair play e il rispetto sui campi e in pista sono stati la priorità rispetto alla competizione. E questo ha dato vita, in alcuni casi, anche a gesti umani di solidarietà fra atleti, giocatori, grandi esempi per il pubblico e la società tutta. Il fatto che il colore della pelle rappresenti per qualcuno il pretesto per portare sul campo ciò che allo sport non appartiene e di certo non appartiene nemmeno alla maggior parte degli italiani, è un fatto che non può passare inosservato. Bene ha fatto Muntari a sottolinearlo con l’affermazione di diritti che dovrebbero essere riconosciuti sempre e dovunque. Non ci è sembrato, invece, un bell’esempio di civiltà e rispetto non censurare i cori consentendo alla partita di continuare malgrado la presa di posizione di Muntari: le regole vanno rispettate e a Cagliari le regole di convivenza civile sono state violate. In un Paese che si vuole definire davvero civile non può succedere che a pagare sia chi ha subito l’offesa, perché questo equivale a perdere due volte: la prima volta si è persa l’occasione di sospendere la partita e quindi di applicare le regole che consentono di dare ai cori razzisti la giusta condanna; la seconda occasione perduta è stata quella di restituire dignità a Muntari, che invece dal giudice sportivo ha ottenuto una squalifica, decisione che ancora una volta lo ha punito per aver fatto la cosa più civile che poteva, affermare i suoi diritti”.  

 

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