America Latina in Italia: quella peruviana è la comunità più numerosa

Alla domanda qual è la comunità latinoamericana in Italia più numerosa tutti pensano a quella brasiliana o, magari, dominicana o anche cubana, perché sono quelle più "visibili", di giorno in strada come la sera nei locali da ballo. Invece, viene dal Perù la maggiora immigrazione dal continente Centro-sudamericano.

I peruviani con regolare permesso di soggiorno sono, infatti, oltre 109mila, seguiti da un'altra comunità "a sorpresa": quella ecuadoriana, circa 90mila. I brasiliani sono solo terzi, oltre 48mila. I peruviani nel nostro Paese sono in maggioranza donne, uno su tre ha più di 40 anni. Sono impiegati nei servizi e vivono quasi tutti al Nord e nel Centro-Italia. Il Centro studi e ricerche Idos/Immigrazione, che pubblica ogni anno il suo "Dossier" statistico, come pure quello Migrantes-Caritas, ha presentato un 'focus' sui peruviani in occasione dell’incontro con la comunità a Roma, organizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Il dossier traccia un bilancio sull’immigrazione peruviana che ha assunto un rilievo consistente tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90, in concomitanza con la grave crisi economica del Perù e l’inizio della guerriglia da parte dei gruppi rivoluzionari “Sendero luminoso” e Tupac Amaru, dal nome dell'ultimo sovrano Inca. Un flusso che negli ultimi anni ha avuto una battuta d’arresto, come mostrano i dati. Al 1° gennaio 2013, i cittadini peruviani titolari di un permesso di soggiorno erano 109.374, quasi il 3% di tutti i non comunitari registrati negli archivi del Viminale. Tuttavia i recenti aggiornamenti Istat sulle iscrizioni anagrafiche hanno registrato, nel 2012, una diminuzione annua tra i peruviani del 35,4% (da 8.686 nuovi iscritti nel 2011 a 5.614 nel 2012), contro una media del 9,3%. Tra i residenti in Italia, emerge con forza la componente femminile che supera il 60%. Un dato che “mostra come la collettività peruviana continui a distinguersi per una componente femminile – spiega il dossier - decisamente più rappresentata rispetto a quanto si rileva, in generale, tra tutti gli stranieri soggiornanti in Italia (tra i quali esse incidono, invece, per il 49,3%)”. Altro dato interessante riguarda l’età degli immigrati peruviani. “La collettività peruviana si distingue per una popolazione tendenzialmente matura – spiega il dossier - con sensibili concentrazioni nella fascia di età tra i 40 e i 54 anni (29,5% a fronte del 24,2 tra tutti gli stranieri) e in quella degli ultrasessantenni (5,8% tra i peruviani e 4,9 tra tutti gli stranieri). Al contrario, se i minori stranieri in Italia rappresentano il 24,1% di tutti i soggiornanti, la loro quota scenda al 19,9% tra i peruviani”. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, l’area di maggiore concentrazione è il Nord-Ovest, che da solo ospita oltre il 60% dei soggiornanti in Italia, una quota decisamente superiore a quella rilevata nella stessa area per la totalità dei non comunitari (36,9%). A determinare una così forte concentrazione sono la Lombardia (46.528) e il Piemonte (14.336), che assorbono rispettivamente il 42,5% e il 13,1% dei peruviani che vivono nel Paese. Al secondo posto il Centro Italia (31% a fronte del 23,1 tra tutti gli stranieri), in questo caso per via del peso esercitato dal Lazio (Roma soprattutto) che da solo ne ospita 33.895, il 16,9% del totale nazionale (a fronte del 9,8% di tutti i non comunitari soggiornanti nel Paese), collocandosi al secondo posto per numero di peruviani dopo la Lombardia e immediatamente prima del Piemonte. Tra le province, invece, il primato spetta a Milano (che da sola raccoglie il 34% dei peruviani in Italia, soprattutto nel Capoluogo), seguita da Roma, Torino e Firenze. A partire sono soprattutto le donne che affrontano la migrazione da sole, solitamente per sostenere economicamente i parenti rimasti in patria. “I dati relativi allo stato civile, seppure disponibili per i soli lungo-soggiornanti - spiega il Dossier - mostrano come tra i peruviani sia più forte la migrazione di persone celibi e nubili, che tra di essi incidono 10 punti percentuali in più che tra tutti gli stranieri: 62,8% a fronte del 52,6%”. Dai permessi di soggiorno rilasciati nel corso del 2012, inoltre, emerge come motivo dell’arrivo in Italia quello di famiglia con il 66% dei permessi di durata da 6 a 12 mesi e 63,6% tra quelli superiori a un anno. Seguono i motivi di lavoro. Dati che confermano “l’importanza che, per questa collettività, rivestono le dinamiche familiari, anche transnazionali”.

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=