Australia autorizza deportazione in isole anche dei migranti bambini

L'alta Corte australiana ha respinto il ricorso presentato da una migrante bangladese contro il suo rinvio nell'isola (Stato indipendente) di Nauru, dove l'Australia confina i migranti indesiderati (sono oltre mille) con un accordo conveniente per la piccola isola molto povera. La decisione della Corte spiana la strada al respingimento di centinaia di altri richiedenti asilo, fra i quali anche decine di neonati e bambini piccoli. L'Australia conduce una politica anti-migratoria molto aspra, condannata dalle organizzazioni non governative (ong) per i diritti umani. Le imbarcazioni di migranti provenienti dai paesi più poveri del Sud-est asiatico vengono semplicemente respinte in alto mare e coloro che invece riescono a sbarcare vengono deportati in tre isole sperdute, quella di Manus, in Papua-Nuova Guinea, quella di Nauru, nel Pacifico, e sull'isola Christmas (della repubblica del Kiribati), nell'Oceano Indiano, dove regna una situazione di violenza, abusi e anarchia. Anche una commissione del Senato australiana ha definito le condizioni di vita sull'isola di Nauru "pericolose" per i bambini.
La donna bangladese, arrivata illegalmente in Australia, era stata mandata a Nauru. Ma in seguito a complicazioni durante la gravidanza, è stata portata in Australia per ricevere cure mediche urgenti. La donna, con il ricorso all'Alta corte, sosteneva che il rinvio a Nauru fosse illegale. Il Centro legale per i diritti umani che l'assiste ha spiegato che la donna, il marito e il neonato sono terrorizzati all'idea di tornare a Nauru. "La procedura giudiziaria è complessa, ma la morale è semplice: sarebbe un errore fondamentale condannare queste famiglie a una vita disastrosa a Nauru".
Anche per l'Unicef è pericoloso rinviare dei minori a Nauru, poiché comporta difficoltà logistiche insormontabili per questo minuscolo Stato, mette in pericolo la vita dei bambini.

Il premier liberale australiano Tony Abbott (nella foto a destra) commentò come "molto triste" l'immagine del bambino Aylan Kurdi siriano trovato morto sulla spiaggia turca di Bodrum lo scorso settembre ma aggiunse anche che “per fermare morti e annegamenti bisogna fermare i barconi. Per fortuna in Australia abbiamo fermato tutto questo bloccando gli sbarchi illegali”. I risultati australiani parlano chiaro rispetto a quelli disastrosi europei: nel 2013, quando Abbott s'insediò, i profughi "non autorizzati" furono oltre 20mila; nel 2014 sono scesi a 160 e l'anno dopo ancora meno. Ma quelli realizzati nelle isole che ospitano a pagamento i clandestini sono veri e propri campi di concentramento perché gli immigrati non sono liberi di andare dove vogliono.

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