Francia, dimessa ministra nera Taubira per revoca cittadinanza a terroristi

La ministra nera della Giustizia di Francia, Christiane Taubira, eletta per il Partito radicale di sinistra nel collegio della colonia Guyana francese (America latina), s'è dimessa dall'incarico in disaccordo con la riforma costituzionale voluta dal presidente François Hollande che inserisce nella Costituzione lo stato di emergenza e la revoca della nazionalità per gli autori di crimini terroristi che hanno doppia nazionalità. La Taubira è la "Cecile Kyenge" transalpina sia per via del fatto di aver subito la stessa offesa ("scimmia") da parte di un'esponente del partito di estrema destra Fronte National così come è successo alla nostra ex ministra per l'Integrazione (nella foto sotto con Matteo Renzi) da parte del senatore leghista Roberto Calderoli, sia perché la francese difende la cittadinanza acquisita ai discendenti di immigrati così come vorrebbe la Kyenge in Italia, oggi eurodeputata. Una riforma, alla luce degli attacchi terroristici a Parigi da parte di giovani terroristi di origine nordafricana ma cittadini francesi, che l'Italia ha messo in stand-by (per permettere sempre le espulsioni) mentre la Francia, che ha una storia coloniale diversa, vuol, appunto, rimettere in discussione. Le tante espulsioni, anche di semplici simpatizzanti e promotori del terrorismo, che si stanno verificando in questi mesi in Italia sono possibili proprio perché questi stranieri sono extracomunitari con permesso di soggiorno revocabile. In Francia, invece, l'integrazione è una realtà dai tempi delle indipendenze delle ex colonie francesi Algeria, Marocco o Tunisia e oggi questi giovani musulmani sono figli e nipoti di immigrati, ma nati in Francia e cittadini francesi.  

"Talvolta resistere significa rimanere, talvolta andarsene. Per fedeltà a se stessi. Per l'ultima parola all'etica e al diritto" ha scritto su Twitter la Taubira, 63 anni, poco dopo le sue dimissioni, accolte con gioia dalla leader del Fn Marine Le Pen che ha commentato: "Una buona notizia per la Francia".

L'ormai ex ministra - che ieri è andata via dal suo palazzo in bicicletta (foto d'apertura), come al solito, circondata dalla scorta con gli stessi mezzi - non aveva nascosto in questi mesi la sua opposizione all'estensione della revoca della nazionalità ai francesi con doppio passaporto e al suo inserimento nella Costituzione. Una misura soprattutto simbolica, annunciata da Hollande all'indomani delle stragi di novembre davanti al Parlamento, chiesta a gran voce dall'opposizione di destra, che ha finito per spaccare la sinistra. La Taubira è stata molto applaudita dai deputati di sinistra all'Assemblea nazionale. A renderle omaggio anche il socialista Philippe Martin in un intervento. Un gesto che chiarisce quanto certe questioni legate alla sicurezza e alla immigrazione spacchino la sinistra francese. "Vorrei ricordare la perfetta collaborazione per quattro anni fra la Taubira e il gruppo socialista - ha detto Martin - e ringraziarla per tutte le nostre battaglie, dal matrimonio per tutti, alla lotta al terrorismo e alla riforma della giustizia".

Il progetto di riforma appare, infatti, poco più che simbolico perché prevede, appunto che la cittadinanza francese possa essere revocata solo a chi ne ha anche un'altra e se condannati in via definitiva per attività terroristica. La perdita della nazionalità significa che la persona in questione diventa a tutti gli effetti uno straniero, con l`obbligo di un visto e la perdita dei diritti politici, nel momento in cui ritorna in libertà. Ma chi decide di fare attentati terroristici è pronto anche al martirio (quindi andrà all'inferno pensando al paradiso islamico ma non certo non in carcere o nei tribunali) e, come spesso accade in Francia per chi vi ci nasce, ha solo la cittadinanza francese. Un terrorista morto il 13 novembre, di origine marocchina, era peraltro cittadino belga e gli ultimi attentati a Parigi sono stati compiuti da un gruppo partito dal Belgio dotati di cellulari belgi.

La riforma, che prevede anche di poter decretare lo "Stato di emergenza nazionale", oggi in Commissione, sarà dibattuta in Assemblea nazionale a partire dal 3 febbraio. L'approvazione di queste modifiche costituzionali necessita della maggioranza dei due terzi dei deputati e senatori.

 

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