Rinvio della Croazia in area Schengen. Colpa della crisi dei profughi

La corsa della Croazia verso l'ingresso nell'area Schengen - la zona europea di libera circolazione delle persone, senza controlli di frontiera dei documenti (dal nome della città lussemburghese dove si firmò nel 1985 il trattato - dovrà aspettare. Almeno fino alla prima valutazione sul campo, "prevista per la primavera del 2016". La Croazia - Paese membro dell'Unione europea dal luglio 2013 - nonostante i problemi legati all'ondata di rifugiati che ha portato quasi al collasso le sue strutture e il sistema di accoglienza europeo, è "convinta che soddisferà tutti gli obblighi legati a Schengen nel tempo previsto", ha dichiarato il Ministero degli Esteri di Zagabria. La Croazia ha presentato richiesta alla Commissione "l'1 luglio 2015. Questa dichiarazione rappresenta il primo passo formale del processo di valutazione per Schengen condotto dalla Commissione nella seconda metà del 2015 - ha spiegato il Ministero - la Croazia ha risposto al Questionario di valutazione Schengen e le prime missioni di verifica sul campo sono attese per la primavera del 2016".
La Croazia ha già ricevuto i 120 milioni di euro dello Strumento temporaneo di Schengen per l`implementazione degli standard dell`"area senza confini" e dovrà spenderli entro la fine di luglio. "Siamo convinti che la Croazia rispetterà tutti gli obblighi legati a Schengen entro i tempi previsti e questo porterà a un esito positivo della valutazione della Commissione.
In seguito - ha aggiunto il dicastero - e successivamente alla procedura di consultazione con il Parlamento europeo, il Consiglio Ue dovrà adottare la decisione per l'applicazione integrale dell'aquis di Schengen in Croazia".

Le autorità croate meno di sei mesi fa, in occasione della presentazione della richiesta di adesione, avevano mostrato un volto ottimista valutando di poter chiudere le procedure entro sei mesi e entrare in Schengen già nei primi mesi del 2016. La crisi di Schengen, però, ha messo a dura prova i confini esterni dell'Ue e l'ulteriore allargamento della zona di libera circolazione è stata messa più volte in dubbio dai partner europei. La Croazia, infatti, entrando nell'area Schengen diventerebbe il nuovo confine esterno dell'Unione. Un problema non da poco sia per la posizione sulla rotta dei rifugiati che tentano di entrare in Europa, sia per il confine condiviso con la Bosnia Erzegovina, più di mille chilometri, che è già stato definito dall'ex ministro degli Interni Rajko Ostoji il più "difficile" da gestire dell`Europa intera. La Bosnia, infatti, è un Paese musulmano dove sono stati individuati campi di addestramento di estremisti islamici. Salvo ulteriori rinvii, la prossima estate sarà, dunque, la prima in cui anche noi italiani non saremo più costretti a esibire la carta d'identità o il passaporto per andare in vacanza nelle stupende coste (un esempio, nella foto a destra) del nostro Paese dirimpettaio adriatico. 

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