Parlamento Ue affronta solo da un lato il problema "turismo del welfare"

 

Il Parlamento europeo ha chiesto ai governi dei paesi membri di rispettare le disposizioni del Trattato sulla libera circolazione, diritto garantito a tutti i cittadini. E' una risposta diretta a diversi leader nazionali e in particolare al britannico David Cameron mai come in queste ultime settimane impegnato in una campagna contro il cosiddetto "turismo del welfare" per limitare l'arrivo dei lavoratori Ue dopo la scadenza delle restrizioni temporanee alla libera circolazione dei lavori provenienti da Bulgaria e Romania.

Il parlamento osserva che "con l'avvicinarsi delle elezioni europee, la libera circolazione dei cittadini comunitari s'è trasformata in una questione di campagna elettorale per alcuni partiti politici e sussiste il rischio che questo dibattito possa portare all'aumento di razzismo e xenofobia". Anche se solo il 2,8% di tutti i cittadini europei vive in un paese della Ue diverso dal proprio, "essi sono comunque un elemento chiave per il successo del mercato interno e per il rafforzamento dell'economia europea".

Al principio dell'anno, anche in Germania era scoppiata una protesta politica per lo stop al turismo del welfare da parte di bulgari e rumeniOltre che ad ammonire i governi dei paesi "ricchi" dell'Ue, il Parlamento europeo dovrebbe pure, però, tirare le orecchie ai governi dei paesi "poveri" che, per esempio, ancora oggi, a sette anni dall'entrata di questi nell'Ue hanno ancora il braccio corto nell'emissione delle tessere sanitarie europee ai propri cittadini. In quanto ad assistenza sanitaria in Italia, la popolosa comunità rumena, per esempio, rimpiange quasi il passato, quando da clandestini potevano rivolgersi in maniera anonima agli sportelli immigrati dei consultori Asl per visite mediche e richieste farmaci che sono prescritte sul ricettario rosso o bianco a seconda della prestazione se a carico o meno del Ssn. Anche in Italia, infatti, nel rispetto della convenzione universale dei diritti dell’uomo (che rispettano solo i paesi sviluppati) l’assistenza sanitaria deve essere garantita a tutti gli esseri umani. Quindi, i clandestini che vivono non solo nel nostro Paese hanno diritto gratis a visite, medicine, e ricoveri, anche se le terapie sono costosissime tipo quelle oncologiche o infettive. Al clandestino viene emessa la tessera Stp. Per i comunitari viene, infatti, rilasciata la Eni e qua sorge l'anomalia, per i cittadini dei nuovi paesi Ue, Romania, Polonia, Ungheria e Bulgaria, che non emettono, come da noi, a tutti i cittadini la tessera sanitaria Ue (quelle azzurra col chip e codice fiscale) e tantomeno pagano i conti alle Asl quando i propri cittadini vengono ricoverati. L’Abruzzo, per esempio, i comunitari Eni li fa passare solo per il Pronto soccorso (aumentando il caos già regnante con i soli residenti), contrariamente ad altre regioni che invece dirottano gli Eni ai distretti. Quindi, in ospedale sono tenuti a trattare come urgente pure un’unghia incarnita. Una pezza a Pescara ce la mette l’ambulatorio della onlus "Domenico Allegrino" (nella foto a destra, la sede di Pescara) a cui lo sportello immigrati dirotta molti europei dell’est che vivono qua ma non lavorano (o in nero) né sono residenti e non sanno né di Stp né di Eni e nemmeno delle tessere sanitarie Ue che i propri paesi dovrebbero emettere automaticamente a tutti alla nascita ma che non fanno perché sono a tutti gli effetti delle vere e proprie carte di credito con saldo a carico degli emittenti.

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