Settanta anni di sacerdozio per don Palmerino Di Sciascio: 'Grato a Dio e Famiglia'

Correva l’anno 1949 e dopo aver terminato il percorso di studi, il giovane diacono Palmerino Di Sciascio si apprestava a ricevere l’ordinazione sacerdotale. Il rituale si svolse a Pescara il 29 giugno 1949 nella cattedrale di San Cetteo, alla presenza del vescovo di Chieti–Vasto, Giovanni Battista Bosio. Nel dicembre dello stesso anno la Santa Sede riordinò la diocesi Penne–Atri e il suo vescovo Benedetto Falcucci si trasferì a Pescara e unificò il territorio con la denominazione di Arcidiocesi Penne–Pescara, mentre la zona atriana fu unita a Teramo.  Falcucci (1959), divenuto ipovedente, si dimise e la sua funzione di vescovo fu conferita ad Antonio Jannucci. Altri due pastori hanno incrociato Palmerino (in seguito per tutti "don Palmerino"): Francesco Cuccarese e l’attuale, Tommaso Valentinetti. “Ognuno di loro - ama ripetere don Palmerino - mi ha dato tanto, trasmettendomi fede, umiltà, entusiasmo, gioia di andare avanti, e la bellezza della scelta cristiana”.

Palmerino - il nome che gli imposero i genitori, Filomena Colasante e Luigi Di Sciascio - probabilmente per un atto di riguardo verso Palmerino Liberatoscioli, il medico che il 18 luglio 1926 all’ospedale di Guardiagrele (Chieti) assistette al parto, o chissà - anelando per lui una carriera religiosa - cosa c’era meglio di “portatore di palma”?  A 11 anni la vocazione che lo indusse a emigrare a Chieti per frequentare il Seminario diocesano. Nel 1943 la formazione fu inevitabilmente interrotta per l’imminente evento bellico. Posto fine al conflitto, riprese gli studi completandoli dopo quattro anni. Dopo l’ordinazione, come sede per il lavoro pastorale fu assegnato a Pescara, incaricato di insegnare religione nelle scuole medie e nel Liceo classico. Nel frattempo conseguiva la laurea in Diritto canonico e Diritto civile. A seguire, l’esame superato a pieni voti per l’avvocatura rotale. Don Palmerino, che le migliaia di cittadini e fedeli della comunità di piazza Duca degli Abruzzi, e non solo impararono a conoscere, affezionandosi, e legandosi profondamente a lui, si rivelò in un incontro con il vescovo Falcucci, quando il prelato gli confidò il proposito di edificare nella periferia nord di Pescara una nuova parrocchia da dedicare alla “Beata Vergine Maria del Rosario”.  Progetto immediatamente fatto proprio da don Palmerino e, come primo atto, fu decisa l’apertura di una cappella provvisoria (abitazione privata).  Le funzioni religiose ebbero inizio il 7 dicembre 1951, e si ricordano anche le numerose volte che gli spazi, angusti e disagevoli, obbligava don Palmerino a tenere le funzioni in piazza, tempo permettendo. La posa della prima pietra l’8 maggio 1956, alla presenza dell’arcivescovo di Bologna, il cardinale Giacomo Lercaro.  Per le occorrenti autorizzazioni, permessi, visti sui piani di lavoro, si avvalse dell’ininterrotta cooperazione dell’allora sindaco comunista Vincenzo Chiola. Il 22 dicembre 1957 venne aperto e benedetto l’imponente complesso architettonico intorno al quale - grazie alla tenacia e all’impegno del suo parroco - è cresciuto un intero quartiere. Crescita intesa non solo delle strutture ma specialmente della vita cristiana della popolazione, delle iniziative di culto, di solidarietà, di carità.  E La zona - non si può non citare - era famosa soprattutto per essere sede delle tribune della mitica “Coppa Acerbo”. Il Comune di Pescara gli ha assegnato un’onorificenza quale “sincero atto di ringraziamento da parte della Città per una persona che si è distinta per un’azione di grande valore e di profondo interesse per la comunità e per l’opera pastorale svolta in questi decenni a Pescara”. Dopo 56 anni spesi per la “sua” Chiesa, don Palmerino ha lasciato la guida passando il testimone al suo successore, Rodolfo Soccio ma restando sempre vicino ai suoi parrocchiani che da sempre e per sempre identificheranno in lui la loro chiesa. 

Sabato 29 giugno don Palmerino taglierà il traguardo del 70mo anniversario dell’ordinazione sacerdotale. Nel tardo pomeriggio la celebrazione di una messa consentirà di salutarlo nella “sua” chiesa a quanti l’hanno conosciuto e apprezzato. A pochi giorni da questa straordinaria ricorrenza ritiene unicamente di esprimere  "sentimenti di gratitudine al buon Dio, ai miei genitori e alla mia famiglia che l’hanno accompagnato fino a novantatré anni”.

A don Palmerino Di Sciascio, cugino del nostro collega Sergio, i complimenti della redazione de IlMondo.tv.

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