Venezuela, vescovi dal Papa: aiuti possibili se governo riconoscere crisi umanitaria

I vertici della Conferenza episcopale del Venezuela, da sempre critici col presidente Nicolas Maduro, sono stati ricevuti ieri da Papa Francesco in un'udienza convocata all'ultimo per parlare della crisi politica del Paese sudamericano. I vescovi hanno consegnato al Pontefice italo-argentino un dossier sui "morti durante le proteste" di piazza contro il Governo. E' quanto emerge de alcune immagini dell'incontro. E' necessario "riconoscere la volontà del popolo che chiede alimenti, medicine, libertà e elezioni libere" e, prima delle elezioni, una consultazione popolare sull'Assemblea costituente, ha detto al Papa monsignor Diego Padron, vescovo di Cumanà e presidente della Conferenza episcopale venezuelana. I prelati venezuelani hanno incontrato anche il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin - che alcuni giorni fa ha ricevuto in Vaticano anche due esponenti dell'opposizione politica - e poi gli ufficiali di Caritas internazionale. La delegazione venezuelana ricevuta dal pontefice (nella foto d'apertura) era completata da Jorge Urosa, arcivescovo di Caracas, Baltazar Porras, arcivescovo di Merida, José Azuaje, vescovo di Barinas, Mario Del Valle Moronta, vescovo di San Cristobal e Víctor Hugo Basabe, vescovo di San Felipe e segretario generale.

Jorge Mario Bergoglio e Parolin "capiscono che dialogo in Venezuela significa avere un momento di riconoscimento della volontà popolare. Elezioni (che la Chiesa ha chiesto formalmente, ndr) e prima delle elezioni, un'inchiesta del popolo sulla Assemblea costituente che avverrà alla fine di luglio".

"I vescovi venezuelani - rende noto via Twitter la stessa Conferenza episcopale - hanno fornito al Papa informazioni sui morti durante le proteste e le cifre della crisi umanitaria".
Intanto cresce il numero dei morti negli scontri violenti fra manifestanti e forze di polizia: ieri è morto un secondo adolescente, ucciso dalle forze di sicurezza nel quartiere Chacao della capitale Caracas. Sale così a 66 (secondo il governo) il numero delle vittime dagli inizi di aprile a oggi. 
Gli oppositori al governo chavista (che invece sostengono che i morti finora sono 86) avevano cercato di raggiungere la sede delle autorità elettorali nel centro della capitale, ma sono stati respinti con gas lacrimogeni e cariche della polizia. Riconoscendo per la prima volta gli abusi commessi dai militari, il ministro della difesa Vladimir Padrino Lopez ha lanciato un appello mettendo in guardia sulle violenze, da lui autorizzate. "Non voglio vedere una guardia nazionale che commette atrocità nelle strade", ha detto Lopez, che ha anche messo in guardia chiunque non si comporti in modo professionale in quanto dovrà poi assumersi le proprie responsabilità. Ma la lotta fra governo e opposizione in strada non è ad armi pari, perché i manifestanti (i guarimberos) lottano con pietre, maschere antigas contro le forze dell'ordine che sono armate fino ai denti.

In un'intervista all'agenzia di stampa Zenit, Urosa ha detto al Papa che “è necessario risolvere il problema della fame" in Venezuela, colpita da una crisi senza precedenti, in cui scarseggiano tutti i beni di prima necessità, pane compreso. Gli accordi della Chiesa fatti col governo "non sono stati attuati e questa è la ragione per cui la gente protesta e si ribella". Per il capo dei vescovi venezuelani la situazione "è peggiorata da quando il governo ha tolto i poteri costituzionali all’Assemblea nazionale, eletta nel mese di dicembre 2015, per instaurare un regime che ha scatenato la rivolta popolare".  Oltre ai morti per strada "oggi c’è chi muore per la mancanza di medicine ed è necessario risolvere il problema della fame. Con la più alta inflazione del mondo, i salari non soddisfanno le necessità delle persone, non c’è cibo (come dice il cartello della foto a destra, ndr). Negli ultimi mesi abbiamo avviato un programma di mense popolari, che sollevano un po’ la gente dalla fame e dall’angoscia. Il governo non facilita gli aiuti per risolvere la carenza di cibo e di medicine che soffre il Venezuela".

In sostanza, se il Governo chavista riconoscesse la crisi umanitaria (cosa che, per esempio, ha fatto Cuba con l'avvio del "periodo especial" all'inizio degli anni 90 con la fine degli aiuti sovietici e il permanere dell'embargo Usa), lascerebbe entrare in Venezuela senza problemi medicine e beni di prima necessità per i poveri che dice di voler tutelare.

 

 

 

 

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