Papa: "Denaro e potere possono rendere l'uomo egocentrico ed egoista"

"Ci sono tante povertà ma la povertà economica è quella che viene guardata con maggior orrore. Chi non possiede denaro viene considerato nella misura in cui può servire ad altri scopi". E' un passaggio di papa Francesco nella prefazione al libro dell'arcivescovo Gerhard Muller (foto) "Povera per i poveri. La missione della Chiesa".

Nel testo Bergoglio chiede: "Chi di noi non si sente a disagio nell'affrontare anche la sola parola povertà? Il mondo occidentale identifica la povertà anzitutto con l'assenza di potere economico ed enfatizza negativamente questo status. Il suo governo, infatti, si fonda essenzialmente sull'enorme potere che il denaro ha acquisito oggi, un potere apparentemente superiore a ogni altro. Perciò, un'assenza di potere economico significa irrilevanza a livello politico, sociale e persino umanitario". Per Francesco, "il denaro e il potere economico possono essere un mezzo che allontana l'uomo dall'uomo confinandolo in un orizzonte egocentrico ed egoistico. Quando invece l'uomo è educato a riconoscere la fondamentale solidarietà che lo lega a tutti gli altri uomini, allora sa bene che non può tenere per sé i beni di cui dispone. Quando vive abitualmente nella solidarietà, l'uomo sa che ciò che nega ad altri e trattiene per sé prima o poi si ritorcerà contro di lui". E ancora: "Vi è un originale legame fra profitto e solidarietà, una circolarità feconda fra guadagno e dono che il peccato tende a spezzare e offuscare. Compito dei cristiani è riscoprire, vivere e annunciare a tutti questa preziosa e originaria unità fra profitto e solidarietà. Quanto il mondo contemporaneo ha bisogno di riscoprire questa verità! Quanto più accetterà di fare i conti con questo tanto più diminuiranno anche le povertà economiche che tanto ci affliggono. Non possiamo però dimenticare che non esistono solo le povertà legate all'economia - ammonisce il Papa - non ci siamo fatti da noi stessi e da soli non possiamo darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Il leale riconoscimento di questa verità ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarietà come una virtù indispensabile allo stesso vivere. Solo quando l'uomo si concepisce non come un mondo a sé stante ma come uno che per sua natura è legato a tutti gli altri, originariamente sentiti come fratelli, è possibile una prassi sociale in cui il bene comune non rimane parola vuota e astratta!". Francesco sottolinea allora che "quando l'uomo si concepisce così e si educa a vivere così, l'originale povertà creaturale non è più sentita come un handicap bensì come una risorsa nella quale ciò che arricchisce ciascuno è un vantaggio di tutti. Questa è la luce positiva con cui anche il Vangelo ci invita a guardare alla povertà".

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