Focus Venezuela a Consulta emiliani nel mondo: "Dal populismo al totalitarismo"

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“Ci stiamo dimenticando del Venezuela? Rompiamo il silenzio attorno a uno dei Paesi più italiani nel mondo, che sta attraversando una profonda crisi istituzionale ed economica” è il titolo del focus voluto dalla presidente Silvia Bartolini a margine della riunione della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo conclusasi a Bologna la scorsa settimana.

La presenza dei venezuelani immigrati in Italia era cospicua "Emigrati dall’Italia che accolgono immigrati in Italia, che si confrontano - si legge nella pagina web della Consulta - Accomunati dal fatto di avere entrambi origini italiane". Un dibattito nel dibattito "per squarciare il velo su una situazione di cui, inspiegabilmente, in Italia si parla molto poco", secondo il sito web, con diverse eccezioni tipo il nostro giornale ma non solo. Sono numerosi gli emiliano romagnoli che vivono in Venezuela, prosegue, ricordando pure che sono circa due milioni gli italiani o discendenti di italiani che vivono nel Paese sudamericano, dove sono presenti anche quattro associazioni di emiliano-romagnoli. Da queste associazioni nei mesi scorsi sono arrivati segnali poco rassicuranti sulla condizione del Paese, confermati dalle testimonianze portate in sala da numerosi italo-venezuelani e altri collegati in diretta telefonica, portatori di appelli disperati. Un confronto davvero toccante, da cui sono uscite immagini di omicidi, violenze e soprusi davvero intolleranti. Ha introdotto la seduta, la testimonianza di Margherita Salvioli Marani, italiana cresciuta in Venezuela, segretaria provinciale della Cisl di Reggio Emilia, che ha tracciato la storia degli ultimi cinquant’anni del Venezuela, dalla situazione quasi feudale che ha preceduto l’avvento di Hugo Chavez (foto) quando quasi tutta la ricchezza del Venezuela era nelle mani di sole 12 famiglie, alla “rivoluzione chavista”, la successione di Nicolas Maduro e infine le proteste, iniziate nel febbraio scorso che hanno portato già un numero imprecisato di morti e imprigionamenti. Di grande interesse l’intervento storico e sociale di Loris Zanatta, professore di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna che ha analizzato il fenomeno populista di Chavez, tessendo degli interessanti parallelismi col peronismo argentino e mettendo in relazione i due paesi accomunati dal fenomeno della forte immigrazione, "in un territorio che è un fertile terreno per il populismo – spiega Zanatta – perché è una reazione a una sensazione di disgregazione”. Zanatta spiega che fin dall’inizio il governo di Chavez si è vestito dei colori del populismo e la situazione tragica a cui siamo arrivati oggi era facilmente prevedibile. “Così come - aggiunge il docente - è comprensibile perché in Italia, si parli poco della situazione estremamente difficile in cui si trova il Venezuela. C’è silenzio attorno, soprattutto nell’ambito della sinistra, perché quella di Chavez, viene considerata una dittatura progressista", anche se non si capisce dove sia il progressismo in un Paese che, dal punto di vista economico, è arretrato molto e anche sul piano sociale ha fatto poco. "E’ triste ma è così - prosegue il professore - Non si tratta di un pregiudizio ideologico, ma di scarsa conoscenza”. Zanatta spiega che ancora una volta ci troviamo di fronte al “mito”. La storia, ha spiegato, è costellata di miti, tanto per stare in area geografica possiamo annoverare la rivoluzione cubana, il sandinismo e ora il chavismo. Per Zanatta quello che è successo in Venezuela è da manuale. Un uomo solo, in nome del popolo ha accentrato su di sé tutti i poteri. Il problema infatti, spiega Zanatta, è che il populismo, se non trova ostacoli diventa totalitarismo. Di destra o di sinistra esso sia. Perché poi, come spiega Zanatta, non ha nemmeno più senso parlare di sinistra o di destra. “Il Venezuela, a differenza di altri paesi come il Cile o la vicina Colombia, negli ultimi due anni ha visto aumentare in modo spropositato inflazione e recessione portando il Paese sull’orlo della bancarotta e innescando le proteste che oggi incendiano la nazione”. L'iniziativa di Bologna, così come quelle pugliesi, sono la dimostrazione che la sinistra italiana non ha difficoltà a criticare i malgoverni di sinistra come quello venezuelano. Alle relazioni del focus si sono susseguite le testimonianze, anche di diversi emiliano-romagnoli che in Venezuela sono nati, cresciuti o che vi hanno lavorato. Tutti hanno dato una testimonianza estremamente preoccupante. A questa si è aggiunto l’intervento di Giovanni Mariella, vicepresidente del Consiglio generale dei pugliesi del mondo che si è già attivato a favore del popolo venezuelano, denunciato le violenze e chiesto un intervento da parte delle istituzioni italiane. Tutti hanno ringraziato la Consulta e la Bartolini dell’iniziativa, una delle pochissime del genere in Italia, che ha permesso di far conoscere la grave situazione in cui versa il popolo venezuelano e i tanti italiani o discendenti di italiani che là vivono. La Bartolini ha ribadito la volontà di tenere viva l’attenzione sulla tragica situazione in cui versa il Venezuela e ha raccolto l’appello venuto da più persone di cercare una via per far giungere nel Paese sudamericano medicinali e presidi sanitari necessari e ora, a detta delle testimonianze, introvabili. La Consulta degli abruzzesi nel mondo (Cram, che partecipato all'incontro bolognese), per esempio, ha attivato per i propri corregionali in difficoltà in Venezuela, 80 polizze assicurative sanitarie richieste dalla Fondazione Abruzzo solidale guidata da Amedeo Di Lodovico, imprenditore ed editore del quotidiano "La Voce d'Italia" a Caracas.

Qui è possibile rivedere la registrazione del focus Venezuela organizzato dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.

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