Cittadinanza a figli di madre italiana nati prima del 1948, difesa la parità tra sessi

Parere favorevole dalla Commissione Affari esteri del Senato per le modifiche alle norme sulla cittadinanza. E' stata approvata la proposta di un disegno di legge che modifica la normativa del 1992, rispondente all'esigenza di piena parità agli effetti normativi sulla cittadinanza tra uomo e donna, come ha spiegato il senatore Francesco Giacobbe del Pd, autore dell'iniziativa.

"Il tema della cittadinanza è diventato anche in Italia uno dei terreni di confronto culturale e politico più complessi e controversi, soprattutto da quando il nostro Paese, da terra di esodo, è diventato anche un luogo di lavoro e di vita per alcuni milioni di stranieri - afferma Giacobbe (foto), eletto all'estero, nella Circoscrizione della sua Australia, dove risiede - I criteri di organizzazione dell'accoglienza e della permanenza dei migranti in ingresso sono diventati, infatti, un'occasione di teso confronto tra gli schieramenti politici e nella stessa opinione pubblica, che ha coinvolto naturalmente anche il tema della cittadinanza". L'esigenza di apportare alcune modifiche è stata necessaria soprattutto per la disparità di trattamento tra uomini e donne, in contrasto palese con i dettami costituzionali (articolo 3) che garantiscono pari dignità sociale e uguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso. Tale discriminazione giuridica si riscontra, in particolare, nei confronti di quelle donne che, emigrate all'estero nel secolo scorso, sono state private della cittadinanza per se stesse e per i propri figli, per effetto della legge sulla cittadinanza italiana allora vigente. La disparità era insita nel mancato riconoscimento del diritto di cittadinanza al figlio di madre italiana e di padre straniero, considerando così la donna giuridicamente inferiore all'uomo. Il figlio di madre italiana poteva considerarsi italiano solo se il padre era ignoto o apolide oppure se, in base alle leggi vigenti nello Stato di cui il padre era cittadino, non acquistava la cittadinanza di tale Stato. Ciò ha comportato per decenni una profonda disparità di trattamento tra uomo e donna: solo nel 1983 la sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che non riconosce come cittadino italiano per nascita anche il figlio di madre cittadina, sancendo che anche i figli di madre italiana sono italiani, che ha fatto da "apripista" alla successiva legge che consentiva la trasmissione della cittadinanza anche per via materna. Questa sentenza, però, lasciava inalterate alcune situazioni discriminatorie, consentendo in pratica l'attribuzione della cittadinanza italiana "solo ai figli di madre italiana e di padre straniero nati dopo il 1° gennaio 1948". La legge, non avendo effetti retroattivi, lasciava inalterata la situazione, perpetuando il trattamento discriminatorio, per il periodo 1912-1948. Nel 1996, la Corte di cassazione ha ridato fiducia a tanti cittadini figli di donne italiane emigrate nel secolo scorso: su istanza di una discendente egiziana di un'italiana che aveva perduto la cittadinanza per avere sposato uno straniero, ha riconosciuto lo status di cittadino italiano anche ai figli di donne che hanno perduto la cittadinanza a seguito di matrimonio con cittadino straniero, anche se contratto antecedentemente al 1º gennaio 1948. La sentenza ha dato finalmente concreto riscontro al principio di parità già affermato nelle precedenti sentenze della Corte costituzionale. "Ecco perché oggi, con il presente disegno di legge che estende il diritto di cittadinanza anche ai figli di madre italiana nati anteriormente al 1° gennaio 1948, proponiamo un intervento legislativo volto a eliminare una volta per tutte la disparità di trattamento tra cittadini e a superare la remora procedurale persistente nel nostro ordinamento - spiega Giacobbe - I sottoscrittori di questo disegno di legge, inoltre, rimandano a uno specifico testo la tematica dell'acquisto della cittadinanza italiana per gli stranieri nati e residenti in Italia con l'auspicio che l'Italia possa apparire un Paese più moderno sia agli italiani che vivono entro confine, che per un pezzo d'Italia che vive all'estero". Il disegno di legge è stato sottoscritto anche dai senatori: Silvana Amati, Felice Casson, Mauro Del Barba, Rosa Di Giorgi, Camilla Fabbri, Nicoletta Favero, Marco Filippi, Anna Finocchiaro, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Patrizia Manassero, Andrea Marcucci, Mauro Marino, Claudio Micheloni, Giorgio Pagliari, Annamaria Parente e Renato Turano (Pd); Piero Aiello, Mario Dalla Tor e Pippo Pagano (Ncd); Franco Carraro e Antonio Razzi (Fi); Fausto Longo (Psi), Claudio Zin (Maie) e Aldo Di Biagio (Pi).

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