Maie e tassa 300 euro per passaporti italiani all'estero: l'intervento della Nissoli

Con riferimento al nostro articolo "Emigrati, Maie su tassa passaporto da 300 euro: 'Iniqua e discriminatoria'" del 10 giugno scorso, la deputata Fucsia Nissoli ci ha precisato telefonicamente che dal dicembre 2013 fa parte del gruppo parlamentare "Per l'Italia" (che è di maggioranza) e non del Maie (che è di opposizione), in cui è stata appena due giorni ad aprile 2013, prima e dopo il suo gruppo elettivo Scelta civica di Mario Monti (che ha pure abbandonato). Il disguido è nato dall'informazione presa da Wikipedia, in cui si legge: "Alle elezioni politiche italiane del 2013 il partito (il Maie, ndr) elegge tre deputati: Ricardo Antonio Merlo e Mario Borghese sotto il proprio simbolo nella ripartizione America meridionale e Fucsia Nissoli all'interno della lista 'Con Monti per l'Italia' nella ripartizione America settentrionale e centrale". Infatti, il Maie essendo nato e forte in America meridionale (Merlo e Borghese sono italo-argentini), in quel continente ha fatto una lista propria mentre in Centro-Nord America ha sostenuto la lista Scelta civica di Monti (in cui è stata eletta la Nissoli, residente negli Stati Uniti che già pure in Italia raggruppava l'Udc di Pierferdinando Casini e Fli di Gianfranco Fini. Una volta eletti, Scelta civica, che ha subito già di suo scissioni varie a cui facciamo fatica a stare dietro (soprattutto dall'estero), ha pure perso la sua deputata eletta oltreoceano, la Nissoli, appunto che è entrata nel nuovo gruppo "Per l'Italia". Aldilà dei posizionamenti, la Nissoli è, comunque, rimasta in maggioranza di governo mentre è il Maie a essere passato all'opposizione lo scorso marzo quando si sono resi conto, a loro dire, che il governo Renzi non stava facendo nulla per gli italiani all'estero.

Rispetto al Dl 66/2014 che contiene la nuova tassa da 300 euro per i passaporti degli italiani all'estero (anche il bonus fiscale da 80 euro e altro ancora), ricordiamo che la Nissoli vi ha dedicato un suo intervento alla Camera, che sintetizziamo: "Il provvedimento giunge all’esame senza che si sia potuto svolgere quell’esame attento che avrebbe meritato. Ci ritroviamo quindi, ancora una volta, a svolgere una mera attività certificatoria di un decreto che interviene su una molteplicità di materie e settori ognuno con le proprie specifiche e i propri problemi, rinviando quelle modifiche, che pure lo stesso Governo ha ritenuto fondate, ad altre sedi e ad altri provvedimenti. Questo decreto legge - prosegue la deputata italo-americana - s'inserisce nel solco di riforme economiche e istituzionali che il Governo ha avviato in questi mesi e finalizzato a contrastare le difficoltà e il peso della crisi che sta gravando sulle famiglie italiane, e come tale ha riscosso un generale consenso per gli obiettivi che si prefiggeva anche se permangono alcuni dubbi circa la effettiva portata dei medesimi. L’obiettivo del Governo è stato chiaro sin dall’inizio: cercare di sostenere i consumi e una domanda asfittica lasciando un bonus nelle buste paga di una ben individuata platea di percettori, quella, tanto per essere chiari, più direttamente colpita dalla 'crisi della quarta settimana'. Due sono i principali interrogativi: il primo riguarda la platea dei beneficiari, in quanto il provvedimento ha escluso alcune categorie ugualmente meritorie, quali, per esempio, i pensionati, una parte del lavoro autonomo, gli incapienti e quella fascia di famiglie con figli ripescata in extremis e rinviata alle determinazioni della legge di stabilità. L’altro interrogativo, più preoccupante, riguarda l’orizzonte temporale, nel senso che non sappiamo, oggi, se considerare questa misura una tantum o l’avvio di una modifica strutturale della tassazione delle buste paga dei lavoratori italiani". La Nissoli ha colto "con favore il taglio dell’Irap" l'odiosa tassa regionale sulle imprese che disincentiva le assunzioni di personale perché tassa le aziende al loro del costo dei dipendenti. "Anche in questo caso - prosegue - ne apprezziamo l’avvio ma attendiamo interventi ancor più incisivi per rilanciare le nostre attività produttive. Sosteniamo questo provvedimento per dare forza al Governo nell’azione di rilancio del nostro sistema economico e sociale. Tuttavia vorremmo una maggiore concertazione nell’individuare adeguate coperture e la loro effettiva portata. Possiamo condividere, infatti, l’innalzamento dell'aliquota sui redditi alti, e non su quelli bassi, di natura finanziaria e della tassazione della rivalutazione delle quote di Banca d’Italia" e ancora: "Il decreto interviene anche sui debiti commerciali della pubblica amministrazione che, secondo le ultime stime , oscillerebbero tra i 60 e i 75 miliardi, rispetto ai 90 dello scorso anno. E’ una buona notizia anche se bisogna dire che, per quanto riguarda il rispetto dei tempi, siamo ancora nell’ordine dei mesi e non dei giorni e che risulta ancora troppo elevata la massa dei debiti rispetto al Pil se confrontata con quella rilevata negli altri paesi europei". Sul lato delle entrate la deputata italo-americana ha detto di condividere "in via generale la scelta di finanziare questo intervento riducendo strutturalmente la spesa pubblica, attraverso le centrali uniche degli acquisti, per la Consip e per l'entrata a regime dei costi standard", nella speranza che vadano finalmente a regime, dopo anni di esistenza teorica. "Noi condividiamo questo approccio per rendere la nostra pubblica amministrazione più snella, meno invasiva e meno costosa, ma con le accortezze di cui ho accennato prima e con altre considerazioni che riguardano più da vicino la mia area di interesse" ovvero quella degli italiani all'estero e qui si arriva alla tassa da 300 euro: "In un momento in cui la crisi è stata globale e ha colpito sia la famiglie di Roma che quelle di Buenos Aires, piuttosto che di Caracas o di New York, non ci convince la decisione di aumentare la tariffa consolare per il riconoscimento della cittadinanza italiana a 300 euro e per il rilascio del passaporto a 73,5 euro oltre al costo del libretto, sia perché potrebbero essere mal percepiti dai nostri concittadini sia perché sappiamo che tali incassi non ritornano nelle casse consolari portando a un effettivo miglioramento dei servizi offerti. Effettivamente, se andiamo a vedere gli introiti derivanti dal rilascio di visti consolari, troviamo che dei 94milioni di euro incassati, secondo i dati riferiti dall’ambasciatrice Elisabetta Belloni in sede di Cgie, neanche un euro è rimasto nelle casse del Ministerto degli Esteri, per il miglioramento della rete consolare, ma sono andati a finire tutti nel calderone del Ministero dell'Economia e Finanze. Semmai potremmo valutare l’opportunità di prevedere, al pari di quanto avviene, per esempio, per il visto turistico di entrata (14 dollari) o per quello di studio (120-200 dollari) negli Usa, l’esazione di un diritto di entrata per i cittadini provenienti da paesi extra-Ue da destinare al funzionamento della nostra rete consolare. Il nostro auspicio è, infatti, che gli introiti che deriveranno da questo nuovo tariffario siano strumentali a promuovere l’immagine e la cultura del nostro Paese all’estero e a sostenere le nostre comunità" nel mondo. La Nissoli ha poi concluso: "Il nostro Gruppo sosterrà questo decreto-legge, che seppur incompleto e parziale e con le criticità su esposte, ci auguriamo possa rappresentare, soprattutto attraverso lo spostamento del carico fiscale dal lavoro e dall’impresa alla rendita e alla riduzione della spesa pubblica, una opportunità per far ripartire il Paese bloccato e stremato dalla crisi. Anche se ancora una volta il Governo ha trascurato la grande opportunità della rete degli italiani all’estero per aiutare la ripresa e non è certo chiedendo i 300 euro agli italiani che hanno perso la cittadinanza per riacquistarla che si risolvono i problemi della crescita. Tuttavia sono fiduciosa che i cittadini italiani all’estero avranno il giusto ruolo, anche in termini di rete, nei prossimi provvedimenti".

 

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