Giornate dell'emigrazione a Napoli, Martin Scorsese ricorda le sue origini

"I miei nonni, arrivati in America dalla Sicilia all'inizio del 900, erano italiani. I miei genitori, nati qui, erano italo-americani. Io ero, e ancora sono, americano-italiano. Anche se so che non dimenticheranno mai le loro origini, le mie figlie sono americane". Con queste parole, Martin Scorsese (foto) introdurrà "Trovare l'America", un libro ideato e curato dal modenese Paolo Battaglia e da Linda Barrett OsborneLa presentazione del volume avverrà nel corso dell'evento “Le Giornate dell’emigrazione", organizzato stamane a Napoli dall'Associazione Mezzogiorno e futuro (Asmef), a Palazzo Armieri. E' dal 2006 che Asmef organizza la rassegna, con incontri, mostre d’arte, pubblicazioni, in Italia e all'estero, tutto avente a tema la storia dell’emigrazione italiana. L’iniziativa è patrocinata dalla Regione Campania, rappresentata dall'assessore regionale Severino Nappi, dal Ministero degli Esteri, dal Senato e altri. Una giornata durante la quale, dunque, si parlerà della storia di tantissime famiglie che dall'Italia varcarono l’Oceano in cerca di fortuna negli Stati Uniti. Successi, esperienze di ogni tipo, ma anche difficoltà d’integrazione, sacrifici, ritorni in Patria. L'intervento di Scorsese continua con queste parole: "Con immagini e parole, questo magnifico libro delinea la nostra trasformazione attraverso le generazioni, quella della mia famiglia e di tante altre famiglie, sbarcate su queste rive a centinaia di migliaia per lasciare la loro impronta in questo luogo che chiamiamo America. Quando quelle prime ondate di immigrati arrivarono dall’Italia – continua il regista – ricostruirono il mondo che conoscevano. Crearono un luogo che venne chiamato 'Little Italy', che possedeva tutta la bellezza e il calore, tutto il dolore e le tensioni interne, del paese che avevano abbandonato. Le feste, i rituali, il cibo, le merci, i valori, tutto arrivava dal Sud Italia. Prima che io nascessi, le persone arrivate dallo stesso paese vivevano in un unico edificio e i matrimoni tra uomini e donne di edifici diversi erano una faccenda delicata. La famiglia di mia madre arrivava da Cimmina, la famiglia di mio padre da Polizzi Generosa (entrambe nel Palermitano, ndr) e si sposarono solo dopo che gli anziani delle due famiglie si riunirono e diedero il loro assenso. Per me e per i miei amici, il confine a nord era delimitato da Houston street. Oltre, si trovava il nuovo mondo. Alcuni italo-americani che avevano valicato quel confine erano già diventati famosi e avevano lasciato il segno nella cultura. Ciononostante, incuteva ancora timore quando decisi di lasciarmi quel mondo alle spalle. Fu una scelta molto dolorosa, ma sapevo di doverla fare, non avevo altre possibilità, non c’erano altre decisioni possibili - continua ancora Scorsese - Sapevo di voler mostrare il mondo da cui venivo in quei film. Avevo, però, la necessità di osservarlo dal mio punto di vista, mettendo un po’ di distanza tra noi. Per me, Little Italy sarà sempre casa, quanto Polizzi e Cimmina erano casa per i miei nonni. Non il luogo in sé, ma la sua memoria. Questo libro mi restituisce molto: il modo in cui vivevamo, i valori che condividevamo e la trama della nostra vita, dalle aule delle scuole parrocchiali alla processioni religiose fino ai carrettini che vendevano alimentari. Infine, mi permette di cogliere il senso di una più generale trasformazione storica, offrendo un bellissimo punto di vista per commemorare un modo di vivere che ormai è scomparso". A moderare gli interventi Alfonso Ruffo, direttore del giornale "Il Denaro". Il dibattito si sposterà inevitabilmente anche su realtà più strettamente collegate a oggi, in un periodo in cui si parla tanto di globalizzazione e scambi internazionali.

 

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