Emigrati, Maie su tassa passaporto da 300 euro: "Iniqua e discriminatoria"

Non si placano le polemiche per i presunti aumenti delle nuove tasse per l'emissione del passaporto, soprattutto dall'estero dove è prevista una nuova tassa di ben 300 euro per il rilascio del documento per gli italiani maggiorenni residenti all'estero. Ad attaccare l'emendamento del senatore Giorgio Tonini (Pd) è il Maie (Movimenti associativo italiani all'estero) che, in una nota "promettono battaglia per fare abrogare una norma da loro ritenuta 'iniqua e discriminatoria'". Il Maie in Parlamento è rappresentato dai deputati (foto) Ricardo Merlo e Mario Borghese, eletti con il proprio simbolo nella ripartizione America meridionale, e Fucsia Nissoli all'interno della lista "Con Monti per l'Italia" nella ripartizione America Centro-Settentrionale. L'unico senatore è, invece, Claudio Zin (eletto in America meridionale). "Il Governo Renzi è già stato molto criticato dal Maie per la sua indifferenza alle questioni che riguardano gli italiani all’estero - lamenta il Movimento politico che tutela gli italiani all'estero - Delusi da politiche che parlano solo di tagli, come quella di chiudere molte sedi diplomatiche e culturali, siamo addirittura allibiti dalla leggerezza con la quale il partito di governo sta affrontando la questione del riconoscimento della cittadinanza italiana: in pratica subordinandone la domanda al pagamento di una tassa - e che tassa! - di 300 euro, secondo l’emendamento di Tonini approvato in Commissione Bilancio al Senato. Questo emendamento, sostenuto da tutte le forze politiche che sostengono il Governo Renzi prevede, infatti, l’introduzione di una tassa di 300 euro da riscuotere per il trattamento della domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana di persona maggiorenne. In alcuni casi, poi, vedi in Venezuela o in Argentina, sarebbe per tanti impossibile accedere al sacrosanto riconoscimento di questo diritto, perché in questi paesi i cambi di valuta sono penalizzanti e determinano e accentuano la discriminazione anche tra i connazionali residenti in diversi paesi. Noi del Maie denunciamo questa situazione che fa sì che il riconoscimento della cittadinanza italiana diventi un privilegio, e riteniamo questa tassa assurda iniqua e discriminatoria ”. Nel nostro articolo abbiamo consigliato a Tonini e al governo di eliminare questa tassa limitatamente ai soli italiani emigrati che, per motivi di lavoro e civici, hanno dovuto a suo tempo optare per la cittadinanza del paese di emigrazione (oggi non è più cosi, si può avere la doppia cittadinanza). Sono, infatti, italiani nati in Italia e, soprattutto per coloro che vivono in Sudamerica, 300 euro sono un’enormità, a prescindere dai problemi di cambio indicati dal Maie. Chi ha fatto "fortuna" la cittadinanza l’ha già riottenuta ma chi no è perché non ha nemmeno i soldi per venire in Italia a fare (o a far fare) i certificati necessari. Tonini ci ha ringraziati "per l'attenzione" dedicata "al mio emendamento sulla tassazione dei passaporti. Nelle ore immediatamente successive alla discussione di esso in Commissione sono state scritte molte inesattezze - scrive nella nota a commento del nostro articolo - mentre il vostro testo è inappuntabile. Mi permetto solo di farvi osservare che per gli italiani in Italia la tassa annuale si pagava acquistando una marca da bollo in tabaccheria, mentre per gli italiani all'Estero si trattava di andare ai consolati, con il conseguente disagio per loro e ingolfamento per gli uffici. Quanto all'introduzione della percezione consolare di 300 euro per le pratiche di riconoscimento della cittadinanza, la proposta è venuta proprio da molte nostre comunità all'estero, che ci hanno chiesto di far pagare questa prestazione a fronte di un abbattimento dei tempi di attesa, che oggi, in alcune situazioni, soprattutto in America latina, sono di molti anni. I 300 euro dovranno, appunto, servire ad assumere in loco personale a contratto per smaltire un pesante arretrato". Ribadiamo che è una tassa giusta per i discendenti che vogliono diventare italiani ma - a nostro avviso - per disincentivare le istanze da parte di persone che dell'Italia non conoscono nemmeno la lingua e poi, magari, usano il passaporto per andare negli Stati Uniti o persino in Spagna, invece che rientrare nella Patria dei nonni e bisnonni. Anni fa un ex console generale italiano a Barcellona (Spagna) rivelò a chi scrive che il territorio di competenza di quel consolato si era riempito di "cittadini italiani" provenienti dall'America latina che, una volta ottenuto il passaporto si sono trasferiti in Spagna per via della stessa lingua parlata nel loro paese d'origine, ingolfando un consolato nato a misura di italiani veri, reali, e non di sudamericani. Altri due ex consoli, a San Paolo (Brasile) e Buenos Aires (Argentina) rivelarono altresì allo scrivente che, nel 2008, le domande di cittadinanza da smaltire erano diverse centinaia di migliaia e che un aspirante italiano, in quel continente, doveva aspettare diversi anni, fino a 10, per ottenere la cittadinanza, quando in Italia si aspettano al massimo due anni. Tonini parla di fondi utili per assumere altro personale a contratto per "smaltire le pratiche" ma ci sembra che gli stipendi e soprattutto le indennità di missione per il nostro personale all'estero (e non solo diplomatico) siano già fuori luogo in tempi di crisi e spending-review, come abbiamo pure denunciato, restando in attesa che la ministra Federica Mogherini dia seguito a quanto annunciato due mesi fa.

 

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