Tonini: "A chi viaggia passaporto costerà meno". Non a chi sarebbe italiano

Il passaporto costerà di più all’emissione ma costerà molto di meno nel corso dei suoi anni di validità, di norma 10. Non si dovrà, infatti, più comprare e apporre nel libretto l’odiosa tassa annuale, obbligatoria se si viaggia nei paesi extra-Ue. Non s'è fatta attendere la precisazione del senatore Giorgio Tonini (Pd), autore dell’emendamento al Dl 66/2014 (famoso pure per il bonus fiscale degli 80 euro), già approvato dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato. Emendamento oggetto in questi giorni di proteste da parte di alcuni cittadini ed “erroneamente scritto da alcuni organi di stampa”, scrive Tonini, che di mestiere fa il giornalista ed è membro della Commissione Esteri ed Emigrazione di Palazza Madama. Anche “gli errori di stampa”, si sa, oggi girano sui social network alla velocità della luce, complice anche la campagna elettorale che non è ancora finita e non solo per via dei ballottaggi di alcuni sindaci. Noi abbiamo atteso chiarezza prima di occuparci della novità, che sta molto a cuore anche agli italiani che vivono all’estero, i quali viaggiano moltissimo, soprattutto verso l’amata Patria di origine. Anche perché, trattandosi di Decreto è suscettibile di ulteriori modifiche anche alla Camera e deve, infine, diventare legge. Quindi, spiega Tonini (foto) “l'emendamento che ho presentato e che è stato accolto dal governo, non prevede nessun 'nuovo balzello sul passaporto', come è stato scritto”, appunto, “ma è una semplificazione burocratica della tassa in vigore, a vantaggio sia dei cittadini sia degli uffici, in particolare dei consolati, nello spirito della migliore spending-review. Ho proposto di riformare il meccanismo di tassazione del passaporto – prosegue il senatore - unificando tutti i tributi attualmente previsti in un'unica tassa pagata al momento dell'emissione (73,50 euro più il costo del libretto, lasciato invariato a 42,50 euro). Rispetto all'attuale costo di emissione, l'importo è aumentato per compensare il minore introito derivante dalle tasse annuali che non saranno più dovute” che è di 40,29 euro all’anno per i restanti nove anni di validità. Totale fa 362,61 euro risparmiati. “L'emendamento è dunque neutro per le casse dello Stato”, prosegue Tonini che non vuol tenere conto (chissà perché) dei bolli annuali aboliti. “Mi sembra, invece, vantaggioso per i cittadini. Con questo nuovo sistema - prosegue - chi userà il passaporto una volta sola pagherà, è vero, un po' di più. Ma tutti coloro che lo useranno anche solo due volte, in due anni diversi, pagheranno di meno e soprattutto non dovranno preoccuparsi di pagare il 'balzello' annuale, che per gli italiani residenti all'Estero significa dover andare in consolato, spesso in una città diversa da quella di residenza, sobbarcarsi il viaggio, le file e contribuire, loro malgrado, a ingolfare inutilmente uffici”, sottolinea Tonini, come se gli italiani che vivono in patria fanno, invece, tutto telematicamente, senza file. Altra novità dell’emendamento che riguarda i discendenti di italiani all’estero (non gli immigrati in Italia) è la nuova tassa di 300 euro per “diritti consolari” solo per i maggiorenni. I consolati italiani – prevalentemente quelli dei paesi sudamericani - sono, infatti, ingolfati per l’enorme quantità di richieste di cittadinanza italiana da parte dei figli, nipoti e persino pronipoti che aspirano ad avere il passaporto italiano. Più che perché si sentono italiani (quasi tutti non parlano nemmeno la nostra lingua) per poter emigrare liberamente verso l’Europa o gli Stati Uniti, viaggi difficili con i passaporti brasiliani o argentini. Consigliamo a Tonini e al governo di eliminare questa tassa per i soli italiani emigrati che, per motivi di lavoro e civici, hanno dovuto a suo tempo optare per la cittadinanza del paese di emigrazione (oggi non è più cosi, si può avere la doppia cittadinanza). Sono italiani nati in Italia e, soprattutto per coloro che vivono in Sudamerica, 300 euro sono un’enormità. Chi ha fatto fortuna la cittadinanza l’ha già riottenuta ma chi no è perché non ha nemmeno i soldi per venire in Italia a fare (o a far fare) i certificati necessari.

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