Venezuela, dialogo governo-opposizione fallito. Arrestati altri italiani

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Il dialogo tra il governo venezuelano e l'opposizione, che ha avuto inizio nel mese di aprile in risposta alle proteste degli studenti e alla crisi politica e socio-economica in cui versa il paese, è sull'orlo del fallimento. Martedì 13 maggio, il Segretario esecutivo dell'opposizione "Mesa de la Unidad democratica" (Mud), Ramon Guillermo Aveledo (nella foto, di spalle, stringe la mano al presidente venezuelano Nicolas Maduro), ha dichiarato "congelato" il processo di dialogo e ha annunciato che la delegazione dell'opposizione non parteciperà alle riunioni in segno di protesta. Ora gli altri protagonisti del processo, i ministri esteri dell’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur), insieme ad Aldo Giordano, nunzio apostolico a Caracas, dovranno decidere il futuro dei colloqui. Sempre ieri - secondo la nota inviata all'agenzia di stampa cattolica Fides - la rappresentante colombiana, María Angela Holguin, da Bogotà, prima di partire per Caracas per l’appuntamento con gli altri cancellieri di Brasile e Ecuador, aveva detto: "Abbiamo chiesto diverse volte al governo del Venezuela gesti concreti per dare prova che questo dialogo vada avanti, perché la popolazione creda nel dialogo". Le proteste degli studenti in Venezuela vanno avanti ormai da quattro mesi e non sembrano placarsi, anzi, hanno acquistato nuova forza dall’8 maggio, quando le forze di sicurezza hanno arrestato centinaia di giovani studenti e sfrattati a Caracas, facendo irruzione in quattro tendopoli dove questi pernottavano. Il movimento studentesco ha indetto una marcia per oggi, 14 maggio, che si concluderà davanti alla sede del Procuratore generale della Repubblica, nel centro di Caracas. Intanto, è di poche ore fa la notizia dell'ennesimo arresto di un oppositore italo-venezuelano: si tratta di Rodrigo Diamanti, presidente della ong "Un mondo senza bavaglio", in lotta per la libertà d'espressione e per dare voce all'opposizione anche all'estero, con la creazione il gruppo "Sos Venezuela" molto seguito su Twitter e Facebook. In carcere rimane il 18enne Javier Alessandro Manguilo Mantovan, arrestato assieme ad altri studenti perché colpevole semplicemente di manifestare. "Non ha ucciso, non ha rubato, non ha truffato, non ha trafficato con droghe e non è neanche un tossicodipendente - scrive Mauro Bafile sul suo quotidiano "La Voce d'Italia" di Caracas - L’unica colpa, se di colpa si può parlare, è stata quella di trovarsi nel luogo sbagliato nel momento meno indicato: a Santa Fe, quartiere dove abita, durante una delle tante proteste contro il Governo. Il suo arresto, e la successiva reclusione è stata la prima conseguenza della risoluzione dell’Alta corte di criminalizzare la protesta attraverso un'interpretazione restrittiva dell’Articolo 68 della Costituzione, quello che stabilisce che tutti i 'cittadini hanno diritto a manifestare pacificamente e senza armi senza altri requisiti se non quelli che stabilisce la Legge'. Il Tribunale superiore di giustizia - rivela il direttore del giornale degli italiani in Venezuela - ha deliberato che la libertà di manifestare non costituisce 'un diritto assoluto' per cui ogni manifestazione di protesta deve essere autorizzata e può essere repressa dalle forze dell’ordine. E’ la prima volta, dagli anni bui della dittatura militare di Marcos Perez Jimenez, che alcuni studenti sono reclusi in un carcere per aver presuntamente partecipato a una protesta. I governi democratici, che si sono susseguiti fino a oggi – compreso quello dell’estinto presidente Hugo Chavez – avevano tollerato la protesta e anche gli eccessi dei quali, a volte, studenti e cittadini si sono resi colpevoli; eccessi considerati appena qualche settimana fa il prezzo che la democrazia  venezuelana, come quella di tanti altri paesi, deve pagare per non vivere nuovamente un passato che brucia nella memoria, un passato fatto di errori e orrori, di carcere e di torture e, purtroppo, anche di 'desaparecidos'".

 

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