Italiani in Venezuela al governo di Roma: 'Riconoscete Guaidò, temiamo ritorsioni'

La comunità italiana in Venezuela chiede al governo italiano di riconoscere Juan Guaidó, autoproclamato presidente dallo scorso 23 gennaio, e temono che i tentennamenti di Roma possano provocare problemi e ritorsioni nei loro confronti. Il quotidiano "La Repubblica ha raccontato "un'enorme dose di malcontento e delusione che la comunità italiana" ha "accumulato" per la "scelta di Roma di non esporsi con chiarezza a favore di Guaidó. Come invece hanno fatto altri paesi europei".

Alfredo D`Ambrosio presidente della Camera di commercio italo-venezuelana (Cavenit, nella foto d'apertura è a destra con l'ambasciatore Silvio Mignano) spiega che "in questi giorni noi italiani siamo vittime di una sorta di persecuzione, via Twitter ma anche nella vita reale, da parte dei nostri concittadini venezuelani. Ci accusano di ambiguità. Ci dicono che per colpa del nostro Paese il processo di ricambio al potere in Venezuela è stato rallentato, che abbiamo indebolito la posizione europea".
In particolare gli italiani in Venezuela temono ritorsioni: "Tu parli con la stampa, poi il giorno dopo arrivano a casa tua con una macchina nera, senza targa. E sparisci per qualche mese", raccontano. 

La preoccupazione degli italiani in Venezuela è anche economica, perché "temono di non poter passare all`incasso e di trovarsi superati nel gradimento del nuovo potere da paesi, come la Spagna, la cui linea, oggi a favore di Guaidó, negli anni è stata più ambigua. Se la manovra dell`opposizione dovesse andare in porto, uno dei primi passi formali del nuovo governo potrebbe essere la rivisitazione dell`assetto contrattuale relativo allo sfruttamento delle enormi risorse minerarie. Tra le altre compagnie presenti in Venezuela c`è l`Eni (nella foto a destra del 2010, l'allora ad Paolo Scaroni con l'ex presidente Hugo Chavez) che gestisce tre giacimenti (Perla, nel Golfo di Venezuela, Junin 5, nella Faja dell`Orinoco e Corocoro, nel Golfo di Paria) e che, soprattutto, punta allo sfruttamento futuro di alcune riserve non sviluppate sempre di Perla, scoperte nel 2009 con la spagnola Repsol. Che adesso rischierebbe di trovarsi avvantaggiata. Lo stesso discorso vale a maggior ragione per le piccole imprese degli italiani presenti in Venezuela: 160mila, secondo l`anagrafe consolare, il 65% dei quali con il doppio passaporto. Sono quasi tutti imprenditori che in questi anni hanno sofferto moltissimo la crisi dell`intero sistema. E che adesso si sentono traditi dalle incertezze di Roma".

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