Venezuela, Di Martino (Comites Caracas): 'Governo italiano ci stia vicino'

Ugo Di Martino, presidente del Comites (Comitato italiani all'estero) di Caracas, in Venezuela, è stato intervistato telefonicamente dall'agenzia di stampa Askanews. La situazione nel Paese sudamericano dove vivono molti italiani, racconta Di Martino, "è molto difficile" ed è molto complicata la situazione della collettività italiana. "Il governo italiano ci stia vicino - sollecita Di Martino (nella foto d'apertura, è a sinistra col sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo) - la comunità italo-venezuelana ha dato molto all'Italia ora abbiamo bisogno che il governo ci sia vicino, e che si sia tutti attenti e presenti".
La situazione sul campo, spiega il presidente del Comites "è quella che avete vista, ormai il problema è internazionale. Ci sono due posizioni molto definite, quella di Nicolas Maduro, quella di Juan Guaidò, con i militari a favore di Maduro ma che per ora non forzano le cose. Attualmente siamo quindi in una situazione di stallo e di silenzio. È un momento molto delicato, molto imprevedibile".
Una situazione difficile per il Paese in generale e per la collettività italiana in particolare. "Noi, tutti noi italiani in Venezuela o italo-venezuelani, siamo in un momento complicato e molto di quel che abbiamo fatto e conquistato sinora è come se non valesse più niente. Ci siamo tutti impoveriti. La verità è che per quanto riguarda la nostra collettività molti sono andati via. Il problema più serio è per i professionisti che non trovano più lavoro. Questo il nostro governo lo deve sapere. È in atto una nuova emigrazione di italiani dal Venezuela. I più vanno in Spagna, favoriti anche dalla lingua. Alcuni negli Stati Uniti, altri nei paesi dell'America latina. Ma voglio dire, alcuni provano anche a tornare in Italia, però non è facile. I comuni italiani non sono disposti ad accettare questi connazionali. È vero alcuni sono italo-venezuelani, cioè non hanno tecnicamente la cittadinanza italiana ma sono italiani o figli di italiani per sangue, e questo va considerato. Bisogna favorirli. Altri restano, invece,per esempio i pensionati, sono circa cinque-seimila. Loro vanno avanti con quei 180 euro di pensione che bene o male gli consentono di sopravvivere. E poi ci siamo tutti noi che siamo restati, e proviamo a resistere, a farcela. Ma stiamo soffrendo, ci siamo impoveriti". 

Un problema a parte è la burocrazia. Di Martino sottolinea che per fortuna dei medicinali sono arrivati dall'Italia "ma i consolati non sono ancora pronti a distribuirli in modo efficace. La burocrazia pesa moltissimo e nei consolati, devo dirlo, c'è troppa burocrazia. Sottolineo anche come il sistema appuntamenti dei consolati non funziona e il mio appello è: bisogna aprirle le porte dei consolati, snellire le procedure". Per fortuna ci sono i canali paralleli per far arrivare le medicine in Venezuela, usati dalle onlus ed enti cone la Regione Abruzzo (nella foto a destra).
Di Martino quindi si rivolge a governo italiano. L'Italia deve essere vicina al Venezuela e agli italiani in Venezuela. "Non solo perché nel paese ci sono l'Eni, altre multinazionali nostre, eccetera ma perché la comunità italo-venezuelana ha dato molto e può ancora dare molto all'Italia e ora abbiamo bisogno che il nostro Paese d'origine ci sia vicino. Lo ripeto è una situazione delicatissima, bisogna essere tutti attenti e presenti".

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