Italiano arrestato negli Emirati arabi uniti: 'Torturato, sto morendo'

Massimo Sacco è un italiano residente da anni negli Emirati arabi uniti. Da mesi è recluso in un carcere di Abu Dhabi. La sua compagna, Monia Moscatelli, ha contattato i conduttori del format "I Lunatici" su Rai Radio2 per parlare del suo caso e ha consegnato loro la registrazione di una drammatica telefonata che Sacco ha fatto dalla prigione. L'uomo (nella foto d'apertura, in un momento felice, prima della disavventura) è recluso con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti, nega ogni addebito e denuncia: "Sottoposto a torture di ogni tipo, mi hanno estorto la confessione tra botte e ricatti. Mi hanno portato in ospedale, sei la luce mia, ascoltami bene, gira questo messaggio all'avvocato, mi hanno preso a botte fino ad ora per fare questa telefonata", spiega l'uomo, all'inizio della sua conversazione con la compagna. Quindi, le detta un messaggio da far arrivare all'avvocato: "Il mio stato di salute è giunto ormai al collasso, ho perso 13 chili in 15 giorni, sono stato sottoposto a un esame del sangue che dimostra la presenza di una devastante microcitemia. Il direttore del carcere gioca da tre mesi con la mia vita, sono stato sottoposto ad una ecografia alla milza che sta assumendo delle dimensioni spropositate", prosegue Sacco nella telefonata, di cui si riferisce in una nota. 

"Rischio che a breve la mia malattia si trasformi in una leucemia. La situazione è diventata drammatica e solo adesso stanno cercando di metterci una toppa. Vorrebbero curarmi dandomi del ferro, ma questo equivarrebbe a condannarmi a morte - sottolinea ancora il nostro connazionale - I dottori degli Emirati Arabi non sanno neanche cosa sia la microcitemia, che pur essendo una grave forma di anemia non va in nessun modo curata col ferro.

"Non ho più parole - prosegue Sacco - Dopo aver rifiutato di prendere farmaci che mi avrebbero fatto morire sono stato sottoposto a torture atroci da parte delle guardie carcerarie, riportando contusioni in tutto in corpo, incrinazione di tre costole, scosse elettriche ai genitali. A seguito delle scosse elettriche ricevute ai genitali il testicolo sinistro ha assunto le dimensioni di un'arancia, mi procura un dolore atroce e mi impedisce di camminare. Io spero di poter tornare quanto prima in Italia, sempre che non muoia in carcere. Sono in carcere da 12 mesi, senza nessuna sentenza, senza alcun diritto umanitario. Ho subito botte, soprusi, angherie".

Dettando alla compagna il messaggio da recapitare all'avvocato, Sacco ricorda anche che al momento dell'arresto era titolare unico di una società di ristrutturazione negli Emirati "con appalti milionari. Dopo il mio arresto, con accusa di traffico internazionale di stupefacenti, per 10 grammi di cocaina, senza nessuna prova oggettiva, hanno fatto di tutto per farmi confessare. Ho subito ricatti e botte atroci", aggiunge, prima di lanciare un ultimo disperato appello alla compagna: "Chiama in radio, cerca di smuovere qualcosa. Io sto morendo. Io ci muoio qui. Ho i giorni contati, ho i giorni contati. Aiutami".

 

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