Filef, emigrazione italiana in america latina sempre più distante e abbandonata

Al termine di una missione in Argentina e Uruguay, Rodolfo Ricci, coordinatore nazionale della Federazione italiana lavoratori emigranti e famiglie (Filef), ha pubblicato un'attenta analisi della situazione della nostra comunità italiana nel continente, anche quella nuova, e del suo rapporto con l'Italia. I giovani hanno ripreso a emigrare all'estero, anche in America latina, e la crescita dei nuovi flussi di immigrazione di giovani italiani anche in questi paesi ha imposto alla Filef un rilancio e una riorganizzazione della sua attività. Anche a seguito della drastica diminuzione delle risorse di Governo e Regioni verso gli italiani all'estero, della riduzione di capacità a erogare servizi da parte della rete consolare, dell’estremo ritardo nel rinnovo dei Comites e la questione del voto europeo fuori dei confini dell'Ue. "Dagli incontri è emerso che va crescendo sensibilmente il distacco delle collettività con l’Italia - fa sapere Ricci (foto) - conseguenza di una diffusa delusione per quanto in questi ultimi anni è avvenuto: in netto contrasto con quanto viene affermato in occasioni istituzionali, tutto lascia trasparire che la scarsa attenzione verso gli italiani all’estero, già sensibilmente affievolitasi in questi ultimi di crisi, sia destinata a crescere ulteriormente, se non intervengono immediate novità; la riduzione della rete consolare e la sempre maggiore difficoltà di accedere in tempi decenti ai servizi consolari, (rinnovo passaporti, riconoscimento di cittadinanza, ecc.) creano malessere e sfiducia; analogamente, la consistente mole di attività cresciuta nell’ambito dei corsi di lingua e cultura e di formazione professionale è ormai ridottissima e molte competenze e risorse umane impegnate in questi ambiti si vanno perdendo". La Filef è impegnata anche sulla questione del pagamento delle pensioni in valuta locale in Argentina, che ha costituito un ulteriore elemento di scontento soprattutto per le persone più anziane. "Pur essendo stata modificata la norma che obbligava gli istituti di credito a pagare in pesos - prosegue - a oggi non si assiste a modificazioni, pur possibili, che consentano ai nostri pensionati di riscuotere la propria pensione nella valuta d'origine, cioè in euro. A tal proposito, è emerso con forza nei diversi incontri, il richiamo al Ministero degli Esteri e all’Ambasciata, di procedere a una verifica con le autorità argentine, per consentire il ristabilimento della situazione precedente". Altra questione molto problematica è costituita dal mancato rinnovo dei Comites (e del Cgie), che si trascina ormai da anni: "Ci si trova di fronte al rischio di un calo consistente d'interesse intorno al rinnovo di questi organismi - aggiunge la Filef - Tutto lascia prevedere una forte riduzione di partecipazione alle prossime elezioni, di cui, peraltro, non si conosce ancora la data, né le reali condizioni di praticabilità, vista la riduzione dello stanziamento che consentiva il voto per corrispondenza e che ora prevedrebbe un combinato disposto, al momento abbastanza misterioso, tra voto nei seggi consolari e voto elettronico anche da postazioni remote, che tecnicamente non sembra di semplice soluzione, soprattutto per questi paesi ove le distanze dai rispettivi consolati sono molto grandi: il voto in remoto, implicherebbe infatti l’acquisizione di un pin o password che l’elettore sembra dover comunque acquisire recandosi personalmente nei consolati stessi spesso con notevole dispendio di tempo e di mezzi economici. Ciò lascia ipotizzare che ci si trova di fronte a uno spostamento degli oneri finanziari della pratica democratica del voto, dallo Stato al cittadino. Questo non è in alcun caso accettabile. Anche perché si ritorna in un certo senso, a un voto determinato o dal censo o dalla casuale residenza nelle vicinanze del consolato di riferimento. In questa situazione - prosegue - arriviamo al paradosso che sarebbe quasi più democratica l’estrazione a sorte dei membri dei nuovi Comites". La comunità all'estero, soprattutto quella sudamericana, che è la più numerosa, rimane in attesa di capire come e se sarà coinvolta nell'attuazione di quanto previsti nel decreto “Destinazione Italia”Nel complesso, questo stato di cose rende sempre meno attrattivo il rapporto con la Madrepatria, in particolare per le nuove generazioni che comunque manifestano un rinnovato interesse allo sviluppo di relazioni sociali e culturali. "Ciò ha causato (e causa) un distacco e un danno rilevante sia alle collettività, sia all’Italia, in molti ambiti. Il grande potenziale della più grande collettività emigrata, non viene affatto valorizzato - prosegue la relazione - Quanto ai nuovi flussi di giovani che scelgono l’Argentina o l’Uruguay come meta nella loro ricerca di lavoro, essi necessiterebbero di particolare assistenza e orientamento, cosa che ricade solo sulla autonoma disponibilità delle singole associazioni, come rinnovata cultura delle antiche pratiche di mutuo soccorso tra migranti. Anche in questo caso, la miopia delle nostre istituzioni è grande: si rischia cioè di rendere definitivi i singoli progetti migratori e allo stesso tempo di tagliare definitivamente i ponti con una parte significativa della più importante risorsa di cui il paese dispone, quella umana". Rispetto alle questioni discusse, nel denunciare gli aspetti negativi che si hanno di fronte, le organizzazioni della Filef ritengono necessario richiamare le diverse istanze istituzionali, sociali e politiche a una rinnovata attenzione alle collettività e ai nuovi flussi di emigrazione; è indispensabile rilanciare rapidamente le politiche verso gli italiani all’estero "prima che il vincolo che li lega all’Italia si deteriori definitivamente e che con esso si perda una grande opportunità storica - prosegue - In questo senso, è auspicabile che il dinamismo del nuovo Governo Renzi possa manifestarsi anche in questo settore, dopo anni d'ignavia e di successiva disarticolazione delle già modeste politiche a favore dei nostri connazionali. Lasciare disperdersi la risorsa internazionale e interculturale degli italiani all’estero sarebbe un peccato capitale". Un’ultima questione, di rilievo, emersa durante gli incontri è quella del voto europeo, "anche alla luce delle recenti prese di posizione e lettere di autorevoli membri del Cgie e di esponenti delle collettività in Europa inviate al Governo e ai partiti" in cui "la domanda è: i cittadini italiani residenti fuori della Ue, sono o non sono anche cittadini europei? Se sì, hanno o non hanno il diritto di avere le stesse condizioni per esprimere il proprio voto, analogamente ad altri connazionali, come per esempio, quelli residenti in Svizzera? La questione non sembra, almeno fino a oggi, essere stata sollevata in alcun significativo ambito di rappresentanza, neanche nel Cgie. A fronte dell'opportunità dei cittadini emigrati nei paesi Ue, di poter optare per candidati delle liste locali ed esprimere dunque il proprio voto a prescindere dalla istituzione di seggi italiani nei consolati, non vi è la stessa possibilità per i connazionali oltreoceano - conclude - A fronte dei richiami a evitare l’istituzione di seggi 'italiani' in paesi Ue, anche per operare dei risparmi significativi (cosa peraltro discutibile anche perché centinaia di migliaia di connazionali sono di recentissima emigrazione e non hanno ancora deciso se stabilirsi o meno nei rispettivi paesi), vi è comunque da garantire la possibilità di votare per coloro che vivono fuori dai paesi Ue, almeno istituendo seggi nei singoli consolati. Se la democrazia non è divisibile e se non siamo già arrivati al punto che le questioni di bilancio vengono prima della democrazia, ci sembra che queste considerazioni siano da accogliere pienamente. Anche su questo punto, l’attivismo del nuovo governo è chiamato ad un significativo cambio di rotta. E’ dunque urgente, visti i tempi ridotti che ci separano dal voto di fine maggio, un’espressione chiara sia da parte del Cgie che dei partiti e dei comitati per gli italiani all’estero di Camera e Senato. Una questione da porre anche in sede comunitaria, poiché il problema riguarda i nostri connazionali, come quelli di altri paesi europei che hanno consistenti comunità residenti fuori dei confini dell’Unione".

 

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