A Tagliacozzo la cerimonia di premiazione degli 'Ambasciatori d'Abruzzo'

Il teatro Talia di Tagliacozzo (L'Aquila) ha ospitato venerdì scorso la cerimonia annuale di conferimento del titolo di "Ambasciatori d'Abruzzo nel mondo". L'evento, organizzato dalla Presidenza del Consiglio regionale d'Abruzzo, conferisce annualmente l'onorificenza a quelle persone di origine abruzzese che, per meriti accademici, culturali, politici, sociali, professionali, si siano positivamente distinte nei paesi stranieri, o nelle regioni italiane diverse dall'Abruzzo, in cui sono emigrate in passato o dove attualmente vivono stabilmente. La cerimonia 2018 s'è aperta con i saluti del sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio (primo a destra nella foto d'apertura), seguita dall'intervento del presidente dell'assise regionale Giuseppe Di Pangrazio. Presenti anche i consiglieri regionali Alessio Monaco e Mauro Febbo e l'assessore Lorenzo Berardinetti (terza da sinistra nella foto d'aperturache hanno partecipato al'evento premiando gli ambasciatori designati. Tra le personalità intervenute, anche il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm), Giovanni Legnini, che ha premiato il comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi (nella foto qui a fianco con Legnini e Di Pangrazio).

Questi gli altri tre premiati dell'edizione 2018: Laura Benedetti, scrittrice, docente universitaria, di origine aquilane, ha insegnato negli Stati Uniti, prima alla Harvard university e dal 2002 alla Georgetown university, dove attualmente è professore. Roni Pedro Colanzi (nella foto qui sotto a sinistra, premiato da Beradinetti), medico patologo, docente universitario, presidente dell'Associazione abruzzesi della Bolivia. E' stato sindaco di Santa Cruz, in Bolivia, è riceverà l'8 agosto anche il Premio "Dean Martin" a Montesilvano (Pescara). Filippo Giorgi (secondo da sinistra nella foto d'apertura), scienziato, direttore della sezione Clima e Fisica meteorologica nel Centro Internazionale di Fisica teorica di Trieste. 

Nel 2007, insieme ad Al Gore, già vicepresidente degli Stati Uniti, gli è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace, unico scienziato italiano del Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici. Ha ricevuto numerose decorazioni e onorificenze, tra le quali la speciale attestazione Fbi degli Usa per il suo impegno contro il finanziamento del terrorismo internazionale. Come ogni anno, anche in questa edizione, Di Pangrazio ha voluto concedere un riconoscimento speciale che è stato assegnato a Michele Sirimarco, generale di Brigata, comandante della Legione dei Carabinieri Abruzzo-Molise. Nel corso della cerimonia ha ricevuto una medaglia anche lo storico e giornalista aquilano Goffredo Palmerini (nella foto qui sotto a sinistra, è al centro premiato da Monaco) per il suo impegno a favore dell'abruzzesità nel mondo (è coordinatore dell'Osservatorio dell'Emigrazione della Regione Abruzzo).

"Esiste un'altra Italia dispersa nel mondo, basti pensare che a 150 anni dall'Unità, circa 30 milioni di cittadini italiani hanno lasciato il nostro Paese, un esodo di grandi dimensioni - ha detto di Di Pangrazio - Ma se pensiamo ai grandi flussi migratori che hanno colpito il nostro Paese non possiamo dimenticarci i nomi e i volti dei 60 abruzzesi coinvolti inesorabilmente nella miniera di Bois Du Cazier ", nome tristemente noto per ricordare la tragedia di Marcinelle (Belgio) dell'8 agosto 1956. Arrivando ai flussi del ventunesimo secolo "Dobbiamo riflettere sull'esodo messo in moto da giovani con istruzione superiore che si riversano nei Paesi del nord-europa cercando opportunità di lavoro corrispondenti alle proprie capacità professionali. Tra quei giovani, voglio ricordare la figura dolce e gioviale di Fabrizia Di Lorenzo, vittima due anni fa a Berlino (Germania) del terrorismo. Tutti siamo consapevoli che le emigrazioni sono originate da una serie di fattori come l'assenza di condizioni esistenziale minime, la mancanza o la precarietà di un lavoro. A tutto ciò si sono aggiunte persecuzioni politiche e religiose, conflitti armati, esclusioni sociali, violazioni dei diritti umani. Ma sono profondamente convinto che tutti noi possiamo trarre profondi insegnamenti dalle situazioni di precarietà e marginalità vissute dagli emigranti italiani e abruzzesi del passato, per leggere bene cosa accade nel nostro tempo. Imparando a correggere il linguaggio aggressivo, violento e volgare, presente in questo e in altri campi della vita politica e sociale e rifuggendo la logica dell' intolleranza e del rifiuto che sta penetrando silenziosamente nelle nostre Città, nelle nostre case, nella nostra cultura. Per operare queste riflessioni - ha concluso Di Pangrazio - è necessario ripartire dalle esperienze di vita di chi ha lasciato il nostro Paese ottenendo successo e prestigio personale. Per questo gli Ambasciatori d'Abruzzo sono personaggi 'speciali', dei veri modelli di riferimento che hanno già mostrato di possedere le qualità e di saper raggiungere traguardi personali di eccezione, portando in alto il nome dell'Italia e dell'Abruzzo nel mondo".

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