Non basta iscrizione ad Aire per escludere dichiarazione redditi anche in Italia

“Non basta essere iscritti all’Aire. Per escludere totalmente la residenza fiscale in Italia, è necessario che i connazionali residenti all'estero non abbiano nemmeno il domicilio né la dimora nel nostro Paese. Il chiarimento viene direttamente dalla Corte di Cassazione che, con una sentenza del 21 marzo 2018 (13114, ndr) ha stabilito che la residenza anagrafica non coincide con la residenza fiscale se il contribuente ha il domicilio o la dimora abituale in Italia". E' il commento all'importante notizia dei parlamentari del Partito Democratico eletti in Europa, la senatrice Laura Garavini (già deputata nella scorsa legislatura) e la deputata Angela Schirò ("tedesche") e l'onorevole "britannico" Massimo Ungaro (primo da sinistra nella foto, insieme alle colleghe e a Luigi Vignali, direttore degli Italiani all'estero alla Farnesina). Secondo i tre parlamentari del Pd "Questo vuol dire che i connazionali iscritti Aire sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi anche in Italia, qualora detengano nel nostro Paese delle proprietà o delle attività fiscalmente rilevanti. Naturalmente, tra le prossime iniziative parlamentari del Pd non mancherà un impegno per modificare l’attuale normativa, che consente la doppia imposizione fiscale dei cittadini italiani non iscritti Aire ma che vivono e producono reddito all’estero e vivono all’estero”.

 

La Cassazione si è pronunciata per una controversia fra lo stilista ferrarese Walter Steiger (nella foto a destra) e la Guardia di Finanza ha ritenuto fiscalmente residente in Italia, nonostante la cittadinanza svizzera e la residenza anagrafica a Ginevra, perché dai controlli sono emersi indizi tali da ritenere che il fulcro della sua attività lavorativa fossero in Italia, come è successo in passato anche per altri imprenditori e vip. Da qui la contestazione del reato di omessa presentazione della dichiarazione e il successivo sequestro pari all’Irpef evasa. L’imputato in questione aveva fatto ricorso per Cassazione, deducendo la violazione dell’articolo 4 della Convenzione Italia-Svizzera contro le doppie imposizioni secondo cui il paese titolare della pretesa impositiva deve ritenersi quello in cui il soggetto ha la sua residenza anagrafica.

La residenza delle persone fisiche ai fini delle imposte dirette è disciplinata in Italia dall’articolo 2 del Dpr 917/1986: è ritenuto fiscalmente residente in Italia, alternativamente: a) il soggetto che per la maggior parte del periodo d’imposta è iscritto all’anagrafe della popolazione residente; b) il soggetto che, sebbene iscritto all’Aire per la maggior parte del periodo d’imposta, ha mantenuto in Italia: il domicilio, inteso come centro principale degli affari e degli interessi, oppure la residenza, intesa come dimora principale. La disciplina della residenza fiscale delle persone fisiche prevede, accanto al criterio formale dell’iscrizione anagrafica, due criteri di natura fattuale costituiti dal domicilio e dalla residenza nel territorio dello Stato. Lo stilista è stato “attratto” fiscalmente in Italia perché ha uno studio professionale in Italia; è titolare di numerosi conti correnti intestati direttamente o per il tramite di società ad egli riconducibili; frequente utilizzo nel territorio italiano di carte di credito; riscontri con i pedaggi autostradali.

Naturalmente questa sentenza ribadisce un'interpretazione che vale per i ricchi che risiedono all'estero per pagare meno tasse. Chi si trasferisce all'estero per guadagnarsi uno stipendio non ha nulla da temere dal Fisco italiano, a meno che non lavori all'estero ma continui a risiedere in Italia: in questo caso rischia la doppia imposizione, anche se si vive in un paese dell'Unione europea.

 

 

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