Morte Ziccardi, ultimo superstite Marcinelle, Renzi: i migranti eravamo noi

E' morto in Belgio sabato scorso il molisano Mario Ziccardi, 83 anni, l’ultimo sopravvissuto del disastro minerario di Marcinelle, che costò la vita a 262 delle 275 persone, in gran parte italiane (132), quasi la metà abruzzesi (60) e sette molisani, che all'epoca erano corregionali di una sola regione (Abruzzi e Molise). Ziccardi - rimasto a vivere a Marcinelle, l'anno scorso incontrò a Bruxelles l'ex  segretario del Pd ed ex premier Matteo Renzi, a cui regalò (foto d'apertura) la lampada del minatore. Nacque una bella amicizia ed è stato proprio Renzi, con un post su Facebook a commentare la notizia giunta dal Belgio e a ricordarlo così: "C'è stato un tempo in cui gli immigrati eravamo noi italiani, anche se sembra impossibile ricordarlo nel miope dibattito politico di oggi. Eppure non è una fiction, è la generazione dei nostri nonni. Non sono favole, sono storie che abbiamo ascoltato, toccato con mano, persone che abbiamo incrociato nel nostro cammino. Mario ci ha lasciato oggi. Porterò con me il suo abbraccio (nella foto sotto a sinistra, pubblicata sulla sua pagina, ndr), il suo affetto, la sua emozione. L`Italia può essere orgogliosa di persone umili e forti come lui".

Ziccardi, in un'intervista al quotidiano "La Repubblica", raccontò in occasione della commemorazione dell'anno scorso perché si salvò quell'8 agosto 1956: "Il matrimonio mi ha salvato la vita. La mia, quella di mio padre e quella di mio fratello. Ma lì sotto sono rimasti sepolti tutti i miei amici, quelli con cui andavo al bar dopo il lavoro, con cui uscivo la domenica. Eravamo come i migranti di oggi, in fuga da un Paese che non ci poteva garantire nessun futuro. Sono passati 61 anni, ma ogni volta che ci penso mi viene da piangere".

L'8 agosto del 1956, per sua fortuna, al Bois du Cazier non c'era: "Stavo a Ferrazzano (paese di origine anche dell'attore Robert De Niro, ndr), il mio paese in provincia di Campobasso. Dovevo rientrare al lavoro quattro giorni prima e sarei sicuramente morto anche io. Mi presentai in chiesa e dissi al prete: non voglio più aspettare, mi sposo prima di rientrare in Belgio. Al lavoro mi diedero qualche giorno di permesso, giusto il tempo di fare la cerimonia. E così mi sposai (con la sua amata Michelina, nella foto a destra, ndr) e tre giorni dopo seppi della tragedia... Andai subito in Belgio con mio padre e mio fratello, volevamo partecipare alle ricerche dei nostri compagni. Quando arrivammo sul posto, però, capimmo che non c'era più nulla da fare..

"Anche noi, come i migranti di oggi, eravamo mal visti dalla gente - ricorda Ziccardi, con riferimento alle discussioni attuali in Italia e nel mondo - Ci dicevano che eravamo andati in Belgio a rubare il lavoro, ci trattavano come esseri inferiori. Però una cosa vorrei dirla: noi lavoravamo dalla mattina alla sera, io ogni giorno mi facevo sette chilometri a piedi per andare in miniera e poi scendevo a 1100 metri sotto terra. Guadagnavo 120 franchi al giorno, una miseria, ma bastava per mettere qualcosa dentro la pentola. E non c'era perdono per chi commetteva qualche reato: espulsione immediata. Ecco, va bene accogliere i migranti, ma chi sbaglia deve pagare. Da questo punto di vista l'Italia dovrebbe essere più severa... Chi entra in Europa deve rispettare le leggi del posto in cui va e rigare dritto. Come abbiamo fatto noi subito dopo la guerra quando siamo andati via perché in Italia non c'era alcuna speranza". I nostri minatori merce di scambio, oggetto di accordo Italia-Belgio per il carbone. Ziccardi concluse l'intervista affermando: "Chi vive sotto le bombe o non ha niente da mangiare, un modo per fuggire lo trova sempre. Non basta un muro, lo so per esperienza diretta".

 

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