A Pescara un sabato di lutto ma anche di rinascita per gli italo-venezuelani

Domani, sabato 17 marzo, sarà una giornata di lutto solenne, ma anche di "rinascita", per la comunità italo-venezuelana. Due eventi si susseguono nel pomeriggio: alle 15,30 ci sarà nella chiesa San Camillo De Lellis, a Villa Raspa di Spoltore (Pescara), il funerale di Alessandro Neri, il 28enne ucciso 10 giorni fa a Pescara, figlio dell'italo-venezuelana Laura Lamaletto (nella foto sotto a destra, col figlio scomparso). Dalle 19 in poi Giovanni "Johnny" Margiotta, 42 anni, presidente del Comites di Maracaibo fino allo scorso ottobre e consigliere Cram Regione Abruzzo per il Venezuela, inaugura la sua nuova attività in franchising "La Romagnola - originale piadineria", in via Guglielmo Pepe 79/81 a Pescara (di fronte allo stadio). Johnny apre il locale in società con i fratelli: Armando, 51 anni, che sta pure rientrando dal Venezuela, dove ormai non si può vivere più, ed Hector, 48 anni, già rientrato (nella foto d'apertura è a destra con Johnny). I fratelli Margiotta - figli di Giovanni Margiotta senior, presidente della Federazione delle associazioni abruzzesi in Venezuela (scomparso alcuni anni fa) e dell'Associazione di Maracaibo - sono rimpatriati come tantissimi italo-venezuelani, per scappare dalla spaventosa crisi economica che sta colpendo il Paese di adozione dei genitori e nonni. E' di ieri la notizia che l'Onu ha riconosciuto ai venezuelani lo status di "rifugiati".

Due storie, quella di Neri e di Margiotta che s'incrociano a Pescara: due famiglie che non si conoscono personalmente ma che l'una sa dell'altra perché entrambe importanti in Venezuela. "Personalmente non ho avuto rapporti specifici con la famiglia di Alessandro - afferma Johnny Margiotta all'Ansa - però ho diversi amici che conoscono queste persone e che le considerano persone perbene, che hanno fatto tanto in Venezuela e tanto anche in Italia, perché in qualche modo riportiamo sempre in Italia una parte del lavoro fatto in Venezuela. Siamo molto scossi e sentire queste notizie ci fa rabbrividire, perché psicologicamente siamo già molto provati - rivela Johnny - Sono rientrato in Italia ad agosto per ritrovare un po' di pace, per stare più a contatto con la semplicità della vita in Abruzzo, dove tutto è tranquillo e genuino. Non so cosa raccontare a mia moglie, venezuelana, alla quale nel luglio scorso dissi di prendere le valigie e andare via, perché in Abruzzo certe cose non le avremmo più vissute, e invece una volta arrivati qui ci siamo trovati a dovere fare i conti con certe notizie".

Sempre L'Ansa ha intervistato pure Maria Claudia Lopez, coordinatrice in Abruzzo di VenEuropa e componente dell'Osservatorio per l'Emigrazione in Regione Abruzzo: "Saremo presenti al funerale di Alessandro, con la bandiera del Venezuela, per rendere omaggio al rapporto che la famiglia Lamaletto ha con la nostra patria d'origine - ha detto la Lopez, amica di amica di famiglia dei genitori di Alessandro -

Come italo-venezuelani che vivono in Abruzzo stiamo anche pensando di dare vita a una fiaccolata, ma vogliamo farla in accordo con la società civile pescarese e nel rispetto dei tempi della famiglia". La comunità italo-venezuelana è è scossa ma anche sotto pressione dai media locali e nazionali: "Questo è il momento di tacere - prosegue la Lopez - ogni sentimento o impressione personale che non aggiunga nulla alle indagini e che si risolva nel pettegolezzo. In questo momento intendiamo esprimere solo cordoglio e sostegno morale a una famiglia alla quale siamo legati da sentimenti di amicizia e dalle origini comuni e naturalmente auspichiamo, in nome dei principi di civiltà e umanità, che la verità possa emergere al più presto".

Nella foto qui sopra a sinistra, la Lopez, seconda da destra, mentre parla a una manifestazione a Pescara per il Venezuela, con, a sinistra, il sindaco Marco Alessandrini e i politici Ricardo Chiavaroli e Carlo Masci, figli di emigrati nel paese sudamericano.

 

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