Consulta boccia ricorso contro voto all'estero. I commenti di Pd e Di Biagio

La Corte costituzionale ha dichiarato "inammissibile" la questione di legittimità costituzionale di varie disposizioni della legge "Tremaglia" del 2001 sul voto all`estero per corrispondenza, sollevata dal Tribunale di Venezia in occasione del referendum costituzionale del 2016. Inammissibile per contrasto con l`articolo 1, secondo comma, della Costituzione (principio della sovranità popolare) e con l`articolo 48, secondo, terzo e quarto comma, della Costituzione (personalità, libertà e segretezza del voto ed effettività del voto all`estero). La Corte non è entrata nel merito della costituzionalità delle norme sul voto all'estero, considerando l'esame precluso da questo "errore di percorso". Secondo la Corte, infatti, "nel contesto di una procedura referendaria è inammissibile chiedere in via preventiva al Tribunale di sollevare la questione di costituzionalità di leggi elettorali". In questo caso, infatti, non esiste una "zona franca" che giustifichi un tale accesso preventivo e diretto. Difatti, la legge sul referendum, e il successivo regolamento di attuazione, prevedono espressamente che contro le operazioni di voto si possa proporre reclamo davanti all`Ufficio centrale per la circoscrizione estero e che, successivamente, possa intervenire anche l`Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione, organo legittimato a sollevare l`incidente di costituzionalità.

"Il voto per corrispondenza, voluto da un ampio schieramento di forze parlamentari, è stato individuato come il sistema che meglio traduce il dettato della Costituzione di garantire l’'effettività' dell’esercizio di voto degli italiani all’estero - scrivono i deputati uscenti del Partito Democratico eletti all'estero (nella foto d'apertura col capogruppo Ettore Rosato - terzo da sinistra - estensore della legge elettorale Rosatellum in vigore) - Il fatto che sia stato tutelato da questo ennesimo attacco, sia pure con motivazioni di ordine procedurale, ci lascia naturalmente soddisfatti, ma non tranquilli. Sono molte le forze che anche di recente hanno espresso riserve e contrarietà verso questo tipo di esercizio democratico. Alcune di questi soggetti, per altro, si candidano a diventare anche forze di governo nella consultazione del 4 marzo. È in gioco un fondamentale diritto di cittadini di pieno diritto che non cessano di essere tali solo per il fatto che risiedono all’estero. Essi, cresciuti costantemente di numero, hanno un modo fondamentale di rispondere a questi attacchi e a queste ingiuste riserve: usare le loro prerogative democratiche e votare nel maggior numero possibile. In secondo luogo, votare con responsabilità e trasparenza, rispondendo con i fatti ai mestatori di allarme e ai propagatori di infamia. Le nostre autorità diplomatiche e consolari, a loro volta, sapranno fare fino in fondo il loro dovere per prevenire e circoscrivere eventuali rischi di brogli. C’è infine una prevenzione che uno strumento democratico come il voto consente: scegliere le forze che con i fatti nel corso di questi anni hanno dimostrato di essere dalla parte degli italiani all’estero, dei loro diritti e dei loro interessi", concludono (nell'ordine della foto da sinistraAlessio Tacconi, Marco Fedi, Laura GaraviniGianni Farina, Fabio PortaFrancesca La Marca.

Più critico il senatore eletto e ricandidato all'estero Aldo Di Biagio (nella foto a destra) della lista Civica e Popolare: "La decisione della Corte Costituzionale, pur chiarendo la legittimità delle operazioni di voto in corso, lascia insoluta una questione che è necessario affrontare nella prossima legislatura. Come opportunamente chiesto dal Cgie per mezzo del segretario generale Michele Schiavone, è necessario rivedere il meccanismo elettorale degli italiani all'estero con l'introduzione di quei correttivi che garantiscano al meglio i principi di uguaglianza, libertà e segretezza sanciti dalla nostra Costituzione. Si tratta di una battaglia già portata avanti dal collega Claudio Micheloni in questa legislatura, e che sarà mio impegno se eletto continuare al fine di scongiurare certe deformazioni che pregiudicano la trasparenza del voto che si stanno anche evidenziando in questa campagna elettorale".

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