Emigrazione, Cgie vara proposte di riforma. Urge riforma Regioni

L'assemblea plenaria del Consiglio generale degli Italiani all'estero (Cgie), riunito nel fine settimana al Ministero degli Esteri a Roma (nella foto d'apertura), ha varato le sue proposte di riforma dei Comites (Comitati italiani all'estero) e dello stesso Cgie, mirate a rafforzare la dignità istituzionale dei primi due livelli di rappresentanza dei connazionali oltreconfine. Si tratta di due testi di legge distinti, uno per il Cgie e uno per i Comites, che rispondono alle nuove esigenze dei quasi cinque milioni fra emigrarti e discendenti, legate al sorgere della nuove emigrazione e alla presenza diffusa in molti Paesi di discendenti di seconda e terza generazione degli italiani emigrati, molti dei quali hanno perso o non hanno mai avuto la cittadinanza.

Il testo è pensato anche alla luce della nuova legge elettorale, che consente la candidatura per la Circoscrizione estero di Camera e Senato anche a residenti in Italia, e prevede la creazione di un tavolo permanente tra i parlamentari eletti all'estero e il Cgie. Il nuovo testo vuole tener conto delle profonde differenze nella composizione delle comunità e nell'effettivo esercizio della cittadinanza e nella discendenza nel diversi paesi di residenza. Se la maggior parte degli italiani iscritti all'Anagrafe dei residenti all'estero (Aire) risiede in Europa, vanno tutelate le esigenze degli italiani in altri continenti, dove, per esempio negli Stati Uniti e in America latina, è alta la presenza di italodiscendenti, esistono condizioni socioeconomiche critiche, come in Venezuela e in alcuni paesi africani, la vita dei connazionali va protetta, come in Medio Oriente, oppure ancora è alto il numero dei nuovi emigrati, che vanno integrati nel tessuto socio-economico e spesso si fermano all'estero per periodi ridotti. Riconoscendo che i Comites così come sono costituiti non sono più rappresentativi, la riforma proposta dal Cgie (nella foto qui sotto a destra, il suo preseidente Michele Schiavone, al centro, fra il commissario europeo agli Esteri Federica Mogherini e il senatore del Pd Claudio Micheloni) prevede che i Comitati mantengano la loro natura di organismo di rappresentanza degli italiani all'estero e nei rapporti con le autorità diplomatico-consolari italiane e con la autorità locali, con due funzioni principali: ombudsman, cioè difensore civico della comunità nei confronti delle autorità italiane e, in collaborazione con il consolato, nei confronti di quelle locali; antenna del sistema Paese, al fine di coinvolgere le forze produttive e associative nella comunità nelle proiezione estera dell'Italia. 

In particolare ciascun Comitato contribuisce e partecipa all'elaborazione del "Piano paese" annuale con proiezioni triennali, individuando anche attraverso studi e ricerche, le esigenze della comunità di riferimento, in particolare in materia di promozione del sistema Paese e dell'insegnamento di lingua e cultura italiane, nonché di integrazione nella realtà locale e tutela dei diritti degli esponenti di nuova emigrazione. Il Cgie invece, secondo la proposta varata dai delegati, deve essere organismo di rappresentanza di tutte le comunità italiane all'estero, organo ausiliario della Stato, consulente del Parlamento de del Governo per la proiezione all'estero del sistema italia. E' anche organo di consulenza delle Regioni degli enti locali, con una presenza nella conferenza Stato-Regione. Deve fare inoltre da raccordo alle richieste dei Comites ed essere organo di consulenza specifica dei parlamentari eletti all'estero e interlocutore di Governo e parlamento in tema di emigrazione.

L'elezione dei 43 consiglieri del Cgie in rappresentanza delle comunità all'estero all'estero andrà fatta non solo in base alle iscrizioni all'Aire, ma anche alla consistenza della comunità di italo-discendenti e alla dimensioni territoriali. I 20 consiglieri di nomina governativa verranno designati dalle associazioni nazionali per l'emigrazione, ma anche dai tre principali partiti politici regioni, province autonome e Anci, dai sindacati, da Fnsi e Federazione della stampa all'estero e dall'organizzazione più rappresentativa di frontalieri.

Il parlamento dovrebbe legiferare anche per una riforma utile a una proficua rappresentanza delle comunità regionali nel rapporto con le Regioni, alle quali è pure delegato il collegamento con gli emigrati e discendenti. Le associazioni sono in crisi d'identità (e non solo), a causa del mancato ricambio generazionale. Sarebbe utile anche una sorta di Comites regionali eletti istituzionalmente e non delegati alla democrazia associativa, sempre più in crisi, con tanti doppioni in alcuni paesi e assente in altri, soprattutto nei nuovi paesi di emigrazione. 

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=