Mancini premiato in Molise per sua opera pro memoria strage Monongah

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Geremia Mancini, presidente dell'Associazione "Ambasciatori della fame" ed ex segretario nazionale dell'Ugl, ha ricevuto a Campobasso un riconoscimento in occasione della commemorazione molisana delle vittime della tragedia mineraria di Monongah (Stati Uniti) - la "Marcinelle americana" - avvenuta il 6 dicembre del 1907. L’evento è stato promosso a Liceo scientifico del capoluogo molisano dall’Associazione culturale Monongah guidata dal presidente Gianni Meffe (nella foto d'apertura è il primo a destra, seguito da Mancini e Maria Domenica D’Alessandro). Dinanzi a una numerosa platea di studenti, attenti e interessati, è intervenuto, fra gli altri, il consigliere regionale del Molise Nico Ioffredi. Questa la motivazione del premio: “Per l’impegno e la passione con cui, sfogliando tra le pagine dimenticate della nostra memoria, ci regala storie sconosciute che tanto lustro danno al nostro Molise e ai figli di questa terra, emigrati in ogni angolo del mondo”. Mancini ha detto che "ricevere un riconoscimento nel nome di Monongah rappresenta per me e la mia associazione un grande onore. Emozionante riceverlo dinanzi a una sala ricolma di una meravigliosa ed emozionata gioventù molisana”.

Mancini (anche nel video a destra) è abruzzese e il Cram Regione Abruzzo a guida Donato Di Matteo (allora come oggi) in temi in cui della strage americana si sapeva ancora poco, finanziò nel 2007, a 100 anni dalla strage, la pubblicazione di un libro, "Monongah: dal fatto al simbolo" (Premio “Saturo D’Argento 2008), scritto da Claudio Palma e Dina Cianci e pubblicato dalla Edizioni Tracce di Pescara per conto dell'´Associazione Tholos. Monongah è il nome della cittadina del West Virginia dove nelle prime ore del 6 dicembre 1907 ebbe luogo la più grande tragedia mineraria della storia moderna. Vi persero la vita quasi mille minatori, moltissimi dei quali minorenni, emigrati in America dalle regioni del Sud per cercare fortuna e un lavoro. Il volume di Palma e Cianci, attraverso il reperimento di dati statistici, testimonianze, foto d´epoca, fornisce una documentata e puntigliosa ricostruzione della storia della "Marcinelle americana" e del contesto sociale ed economico dell´emigrazione italiana all´inizio del secolo scorso. I motivi per i quali una tragedia di grandi proporzioni come quella di Monongah sia rimasta sepolta per tanti anni, non è possibile conoscerli. Quel che è certo è che quel giorno, nelle gallerie sotterranee della miniera di carbone dove lavoravano in condizioni disumane migliaia di emigrati, sono morti in uno spaventoso incendio più di 900 persone, fra cui tanti nostri connazionali.

“Il libro - disse Di Matteo durante la presentazione del volume a Pescara (foto a sinistra) disse che  – racconta con semplicità un evento tragico che ha sconvolto il mondo dell’emigrazione abruzzese”. Palma aggiunse che il suo libro (presentato dal Cram anche negli Usa, in collaborazione con l'Associazione abruzzesi di Boston) è stato un "contributo alla conoscenza del fatto di cui per quasi un secolo non si è saputo nulla. C'ha sorpreso anche scoprire, nel nostro viaggio di ricerca nel West Virginia, che ad appena pochi chilometri di distanza nessuno sapeva darci indicazioni del luogo che, a mio parere, dovrebbe invece essere considerato un vero e proprio sacrario”. Difficile sapere ancora oggi il numero esatto degli italiani e degli abruzzesi scomparsi: “Sui 360 ufficiali – rivelò Palma – un centinaio erano molisani, 40-50 calabresi e una ventina gli abruzzesi”. Ecco perché anche il Molise ricorda Monongah.

(Nella foto qui sopra, da sinistra: Daniela D'Alimonte, Nicoletta Di Gregorio, Claudio Palma, Donato Di Matteo, il critico letterario Ugo Perolino e il nostro direttore Pierluigi Spiezia, all'epoca responsabile della comunicazione del Cram).

 

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