Emigrazione e crisi, a Roma convegno Associazioni italiani nel mondo

Altro che sola fuga di cervelli. C'è un nuovo ciclo di emigrazione italiana in corso, in larga misura frutto della crisi economica, che porta all'estero italiani di diverse provenienze e aspirazioni, dal laureato con master e il manager, al giovane in cerca di qualsiasi occupazione, purché sia lavoro, a intere famiglie che si mettono in viaggio sperando di trovare un modo degno di sbarcare il lunario. Un flusso composito, caratterizzato da crescente precariato, che toglie risorse umane e competenze all'Italia e sottrae diritti e tutele ai nuovi emigrati italiani. E che quindi va gestito con nuovi strumenti e nuove capacità istituzionali nel mondo dell'associazionismo. Questo il quadro descritto e discusso nel week-end scorso Roma al convegno "Emigrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più diritti, più tutele" promosso dal Forum delle associazioni italiane nel mondo (Faim), che raccoglie le maggiori federazioni italiane ed estere in rappresentanza di oltre 1500 associazioni nel mondo. Il Faim prende atto del fatto che l'esodo in corso è un fenomeno complesso - una "nebulosa", è l'immagine usata da Enrico Pugliese (nella foto d'apertura, mentre interviene, ascolta dal senatore Claudio Micheloni), coordinatore del comitato scientifico Faim - che difficilmente sarà fermato dal relativo miglioramento delle dinamiche economiche italiane.

In base ai dati dell'Anagrafe italiani residenti all'estero (Aire) i connazionali che vivono all'estero nel 2006 erano poco più di tre milioni e oggi sono cinque milioni circa. Ma i dati reali sono molto più alti, hanno spiegato gli intervenuti al convegno Faim, perché "non tutti si registrano all'Aire", ha evidenziato Giuseppe Tabbì del Consiglio direttivo Faim, dirigente dell'Acli di Baden-Wuttenberg in Germania Nel Paese tedesco, per esempio, a fronte dei 17299 italiani emigrati recensiti dall'Istat nel 2015, l'istituto equivalente tedesco ne stimava 57171. Una dinamica riscontrata in tutti i Paesi che sono le principali mete della nuova emigrazione. 

Sono "una nebulosa" che contiene di tutto: giovani altamente scolarizzati, ma anche - e sempre di più - persone senza titoli o particolari competenze, intere famiglie che cercano nuove prospettive lavorative, oppure anziani attratti da costi o condizioni di vita più gestibili. Pugliese ha portato come esempio "il paradosso della Lombardia", che oggi è la principale regione di emigrazione italiana. "Da questa regione partono al contempo giovani altamente qualificati, spesso destinati ad occupazioni qualificate, ma accanto a loro sono partiti, così come avvenuto anche in Veneto, giovani e meno giovani operai che hanno perso il loro lavoro in settori industriali negli anni della crisi", ha spiegato. Insomma c'è il giovane che ha fatto l`Erasmus e vuole continuare a vedere come va all`estero, c`è chi varca la frontiera in cerca di un nuovo stile di vita, magari con in tasca una laurea dell'Università "Bocconi", ma c`è anche chi parte per disperazione.

I Paesi principali mete del nuovo flusso di emigranti italiani sono la Germania, ma anche la Gran Bretagna, la Francia, la Svizzera e in parte la Spagna e pure il Belgio. In pratica "in grande misura i Paesi delle grandi migrazioni intra-europee del dopo guerra - ha sottolineato Pugliese - Si tratta di un fenomeno interno all`Unione europea, accelerato dalle politiche di apertura nei confronti degli altri europei, realtà messa in discussione dalla Brexit. E poi c`è l`Australia".
Le associazioni sono sempre meno frequentate dagli "italiani nel mondo", da una parte perché si tratta di una emigrazione sempre più "individuale", è stato rilevato, e poi perché, in particolare i giovani, si associano in modo decisamente diverso da quanto accadeva in passato, preferendo i social network, che offrono legami e frequentazioni più effimeri, ma più immediati.
Per questo, ha evidenziato Matteo Bracciali (nella foto a destra), responsabile internazionale Acli, "la rete associativa che abbiamo oggi andrà in esaurimento" e "vanno trovate alcune forme, anche organizzative, che permettano di stare dentro le nuove realtà".
Addio circolo dove si gioca a carte. I nuovi emigranti arrivano agli sportelli delle associazioni all'estero per chiedere contatti con gli istituti esteri, i giovani si danno appuntamento su Facebook, le famiglie arrivano con indirizzi di amici di loro amici. Quindi, ha suggerito Bracciali, "la questione oggi è anche come costruire una emigrazione solidale, cosa persa con le grandi migrazioni del passato".

Le associazioni, saldamente controllate e orientate dagli emigrati, non sono frequentate nemmeno dei discendenti. La crisi che le colpisce, unita ai pochi fondi che le regioni stanziano per la loro attività e sopravvivenza (in America latina molti club, anche storici, sono scomparsi), va risolta in modo istituzione: noi suggeriamo rappresentanze regionali di tipo istituzionale ed elettive, anche per stimolare quei sodalizi che si fa fatica ad attivare o riattivare, anche nei nuovi paesi di emigrazione. 

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