Emigrazione, Narducci: 'Trolley a posto valigia cartone, ma come passato'

"La valigia di cartone sarà pure stata sostituita dal trolley e i treni della disperazione dai voli low-cost, ma pur con differenze, le situazioni dei nuovi immigrati non sono poi così radicalmente diverse da quelle del passato". Questa la riflessione proposta di Franco Narducci (deputato molisano del Pd eletto all'estero nella scorsa legislatura), al convegno organizzato lo scorso week-end a Roma dal forum Faim delle associazioni italiane nel Mondo sul tema "Migrare in tempo di crisi, necessità e opportunità: più tutele, più diritti". Narducci (nella foto qui sotto a destra), che è stato vicepresidente della Commissione Esteri della Camera e oggi siede nel Comitato di coordinamento del Faim, ha illustrato le cause principali che spingono molti italiani a emigrare di nuovo, le mete, la tipologia di chi parte. Oggi come allora, è la sintesi, "le cause principali sono la disoccupazione, la sotto-occupazione, le disuguaglianze crescenti e l`impoverimento diffuso, anche tra coloro che un lavoro ce l`hanno". Quanto alle mete, anche qui c'è poco di diverso dal passato: Nord Europa (Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia, ma anche la Spagna) le Americhe (Canada, Stati Uniti, Argentina e Brasile), più l`Australia. A emigrare sono i giovani quanto i meno giovani, "proprio come accadeva alcuni decenni fa", ha sottolineato Narducci.

Oggi la nuova frontiera della mobilità "si differenzia per linguaggio: non si emigra, ci si sposta all`estero" e l`analisi dei nuovi flussi mega migratori verso la Germania oppure la Svizzera, due delle principali mete, evidenzia un altro aspetto, allarmante, che riporta a immagini del passato: "spesso si parte senza un progetto, si finisce con lo svolgere attività precarie e poco qualificate con retribuzioni sotto il minimo esistenziale, magari aspettando di apprendere la lingua o di mantenersi per seguire corsi corsi post-universitari".
Proprio la crescente quota di "proletariato" è uno degli aspetti su cui sono tornati più spesso gli intervenuti al convegno sulla nuova emigrazione. "Emergono una dopo l`altra storie di clandestini italiani a New York, di camerieri e pizzaioli laureati a Londra, Berlino, Hannover o altrove", ha detto Narducci. Gli ha fatto eco Giuseppe Tabbì del Consiglio direttivo Faim, arrivato da Stoccarda (Svezia). "Stiamo diventando una nazione che esporta camerieri, lavapiatti, addetti alle pulizie. Ci sono sempre più situazioni di lavoro marginale, spesso in nero, con una commistione pericolosa tra legale e illegale, in particolare nella ristorazione", ha spiegato Tabì, situazioni spesso frutto del "mito delle persone che arrivano e credono di trovare lavoro subito e invece non conoscono la lingua", con tutto ciò che ne consegue. 
Così in Svizzera. Dove se da un lato troviamo "i nuovi 'Italianer' di Zurigo" impegnati a fare carriera, che viaggiano e parlano l`inglese, dall`altro ci sono dall`altro esiste una neo-immigrazione operaia soprattutto dalla sud Italia, che trova lavori nell`edilizia, nella respirazione, nel settore delle pulizie. "Va annoverata la presenza di catene migratorie a carattere familiare oppure di giovani senza legami con la Svizzera e disposti a fare qualsiasi lavoro", ha detto Narducci che in Svizzera risiede da lungo tempo, "in quest`ultimo caso processi di dequalificazione sembrano riproporsi in Svizzera come altrove nell`Europa post allargamento a Est e della crisi economica".

Recenti ricerche rivelano un dato che certamente caratterizza la nuova ondata migratoria: se ne vanno dall`Italia persone con alte qualifiche oppure senza titoli di studio o particolari competenze. Non c`è, o c`è sempre meno, un segmento medio secondo Narducci "l`Italia ha urgente bisogno di frenare la ripresa dell`emigrazione, soprattutto giovanile, che impoverisce il Paese e minaccia le prospettive di sviluppo futuro. Diciamocelo senza infingimenti, la mobilità professionale è una risorsa dell`Europa, non è una palla al piede, ma occorre equilibrio la circolarità non può essere a simmetrica, deve coinvolgere tutti gli stati membri. Formare un ingegnere aerospaziale un biologo costa molto in termini di spesa pubblica e privata e moltissimo se ne fugge via e va a contribuire alla creazione di ricchezza e leadership scientifica in altri paesi. Occorre dare finalmente spazio al merito e lo dobbiamo fare prima che la nuova rivoluzione industriale 4.0 ci sfugga di mano".

 

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