Argentina, italiani scrivono a Mattarella per statua di 'Colon' al suo posto

E` una raccomandata con timbro del 2 ottobre scorso l`ultima lettera inviata al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella dal Comitato "Colon en su Lugar" (Colombo al suo posto) che dal giugno 2013 s'è costituito e si batte affinché la statua di Cristoforo Colombo (donata dagli immigrati italiani e installata nel parco omonimo a Buenos Aires nel 1921) torni al suo posto (nella foto il giorno dell'elliminazione). Battaglia sacrosanta, come quella del far chiamare il navigatore genovese dalla nascita alla morte col suo nome italiano e non spagnolo "Cristobal Colon" come si sente dire e soprattutto leggere in America latina, anche in tante "avenidas" (corsi o grandi vie) delle città. E' come se negli Usa il tenente Colombo interpretato dall'attore Peter Flak fosse stato ribattezzato tenente "Pigeon".

Non è la prima segnalazione che gli italiani d`Argentina rivolgono al Capo dello Stato. Negli ultimi mesi sono stati numerosi i tentativi di trovare al Quirinale appoggio e sostegno in difesa di uno dei più riconosciuti simboli di italianità. Prima ancora degli attacchi (culturali e anche materiali) verificatisi in molte città degli Stati Uniti, il navigatore genovese (scopritore dell`America esattamente 525 anni fa) è stato "vittima" di una scuola di pensiero che ha preso piede in America latina secondo cui sarebbe da imputare a lui la responsabilità storica dei massacri di popolazioni indigene che si sono susseguite nei secoli. Di qui, la decisione dell`allora presidente Cristina Fernandez de Kirchner di sostituire il simbolo italiano, ed europeo, rappresentato da Colombo con uno "indigeno" incarnato dalla statua della guerrigliera boliviana Juana Azurduy (finanziata dal governo boliviano del presidente indio Evo Morales per un costo di 770mila euro). In realtà, a influenzare la ex "presidenta" argentina è stato l'ex presidente defunto del Venezuela, Hugo Chavez (nella foto a destra fra la Fernandez e Morales) che già aveva fatto altrettanto nel suo Paese.
Aldilà degli inascoltati appelli rivolti al Consolato e all`Ambasciata italiana a Buenos Aires, i "porteños" (capitolini) di origine italiana hanno provato in ogni modo a coinvolgere le autorità del nostro Paese. Il Comitato (cui aderiscono cento associazioni) ha combattuto la sua battaglia su due fronti: quello giuridico e quello politico. Intenta una causa, "recurso de amparo", in cui si chiede che il Monumento non sia spostato in base alla legge nazionale 5105 del 1907. Ma, a dispetto di una sentenza favorevole della giudice Liliana Heiland (dicembre 2013) che decreta di non toccarlo né spostarlo, il grande complesso marmoreo viene smembrato e poco alla volta portato via. Al momento la causa è all`attenzione della "Corte suprema de Justicia de la Nacion" che dovrà decidere sul destino del monumento di cui è accertato il valore archeologico. Sul fronte politico il Comitato "Colon" ha provato a interessare della vicenda l`ex premier Matteo Renzi e l`allora ministro degli esteri Federica Mogherini. Nel luglio 2014 è stata inviata una richiesta ufficiale al papa italo-argentino Jorge Mario Bergoglio (i cui avi sono anche liguri come Coombo). Nessuno ha mai detto una sola parola in merito.
Neanche l`avvento alla presidenza della Repubblica dell`ex sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri, di origini calabresi (nella foto, riceve Renzi alla Casa Rosada), ha segnato una svolta positiva. L`unico risultato raggiunto è stato quello di evitare lo spostamento del monumento fuori della città di Buenos Aires. Le 15 statue del complesso monumentale sono state trasportate e giacciono in attesa di essere rimontate alla periferia della capitale argentina (otto km da "Parque Colon" che, appunto si chiama "Colon" e non Colombo) sulla Costanera, vicino all`aeroporto e alla mercé delle intemperie del Rio de la Plata. Qui, come ha certificato uno studio dell`architetto Marcelo Magadan, specialista in conservazione e restauro dei monumenti, si combinano un`umidità fortissima e gli spruzzi d`acqua contaminata del fiume che forma una nebbia quando il vento spira da sud-est. A ciò si aggiungono gli effetti dei gas di combustione degli aerei e della vicina centrale elettrica. I risultati dell`insieme di questi fattori saranno quelli di una lenta corrosione del monumento che - insistono dal Comitato - sarà provato della sua funzione intrinseca, quella di essere ammirato, perché lo si potrà fare solo percorrendo il fiume.

La speranza, che ancora alberga nei cuori di tanti italo-argentini, è che Mattarella possa, nel modo che ritiene più opportuno, interessarsi della vicenda. L'agenzia di stampa Askanews ha ricostruito i tentativi degli ultimi mesi che sono stati compiuti per informare il Capo dello Stato e i vertici diplomatici e governativi. Un primo approccio s'è tentato a maggio scorso quando Mattarella è stato a Buenos Aires dove ha incontrato Macri (nella foto sotto a sinistra) in visita ufficiale. Ma non si è riusciti a consegnare alcuno scritto. Ad aprile una persona di Palermo s'è impegnata a consegnarne copia a Mattarella. Il 20 giugno la stessa lettera (con copia di quella già inoltrata a Macri) è stata consegnata personalmente "in un settore riservato del Quirinale" riferiscono fonti argentine esibendo una copia della ricevuta. Più di una volta sono state mandate mail all`indirizzo ufficiale della segreteria del Quirinale (servizi.quirinale.it/webmail).

Il 14 settembre scorso Mario Chiesa ha scritto una lettera all`ambasciatrice italiana a Buenos Aires, Teresa Castaldo, inviandone copia alle massime cariche dello Stato: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Ministero dei Beni Culturali. Sei giorni dopo la stessa lettera è stata inviata direttamente al Quirinale richiamando la mozione del Senato in difesa delle statue di Colombo vandalizzate negli Stati Uniti. Il 2 ottobre una copia cartacea della stessa è stata spedita in plico a Mattarella da un ufficio postale di Roma. Il 12 ottobre, a rivolgere un appello al Capo dello Stato è Marcelo Pacifico, presidente dell`Associazione nazionale italiana fondata il 25 marzo 1861.
"Arrivati al punto in cui perderemo il nostro Monumento a Cristoforo Colombo, donato dagli emigrati, simbolo dell`italianità in Argentina - scrivono a Mattarella - chiediamo la Sua intervenzione ufficiale per evitare questo danno alla Memoria dei milioni di emigrati che portarono i nostri valori, sentimenti e lotte da questa parte dell`Oceano! Adesso lo si vuole ricostruire sul fiume del Plata, accanto l`Aeroporto metropolitano, ove si deteriorerá in modo irreversibile, dovuto all`ambiente altamente aggressivo per il marmo di Carrara. I monumenti delle altre collettività straniere sono rimasti al loro posto, chiediamo lo stesso per la nostra memoria. Chiediamo rispettosamente il Suo intervento, in modo che il nostro Monumento non sia riassemblato sul fiume, così lontano dal centro storico, e sia riportato al suo sito originale: il Memoriale degli emigrati italiani e dei loro discendenti alla Nazione argentina in piazza Colombo (questa volta scritto come si deve, ndr)".

Per gli italiani di Baires è ancora più paradossale il fatto che la statua della Azurduy sia stata spostata e si trovi ora nel Centro cultural Kirchner. Mentre lì, dove una volta si elevava il monumento donato dai nostri connazionali, si sta procedendo a smembrare anche la cripta in vista di una ristrutturazione dell`intero parco. Il Comitato "Colon en su lugar" ha un suo sito internet, è presente su Facebook (@colonensulugar), Instagram e Youtube. Ha lanciato una petizione su Change.org che ha superato le 10mila firme. Una delle segnalazioni più recenti svela un dettaglio da pochi conosciuto. E` una foto del "Faro del Gianicolo", dono degli immigrati italiani in Argentina alla città di Roma. Esattamente come il Monumento a Colombo è stato donato dagli immigrati e dai loro figli alla città di Buenos Aires. "Entrambi i monumenti sono contemporanei - ricorda la citazione - entrambi regalati da immigrati, entrambi si ergono in luoghi di privilegio nella città". O, meglio, entrambi erano in luoghi di privilegio. Il faro del Gianicolo è al suo posto. A quasi 15mila chilometri di distanza, nella capitale argentina, il complesso monumentale dedicato a Colombo è abbandonato vicino al Rio de la Plata mentre tutti i monumenti dono di immigrati spagnoli e tedeschi sono al loro posto. La questione è comunque all'attenzione degli uffici del Quirinale.

 

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